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Le parole di Orlando a Ballarò: un deja vu?

Il sindaco Orlando

Comizi, interviste, dichiarazioni, conferenze stampa, presentazioni delle candidature, partecipazioni alle trasmissioni. Sono innumerevoli i discorsi che giornalmente un politico deve fare in pubblico. Ma si tratta sempre di farina del proprio sacco o di un ponderato esito di lavoro di regia?

Probabilmente nessun cittadino rimarrebbe sconvolto alla notizia che nella maggioranza dei casi i discorsi vengono preparati e redatti da segreterie politiche e addetti stampa.

Tuttavia, appare abbastanza comprensibile la pretesa di voler ascoltare non un leggio vivente, ma un soggetto pensante. Soprattutto mentre i sondaggi danno vincente l’astensionismo e l’indecisione, comizi e talk show dovrebbero farsi carico dell’onere più grande: stimolare una scelta tra gli elettori.

Eppure basta seguire poche tappe elettorali di un noto politico per ridimensionare notevolmente tali aspettative. Abbiamo seguito alcuni discorsi del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e vorremmo soffermarci a fare alcune riflessioni.

Ospite ieri sera alla trasmissione Ballarò, Orlando ha fatto alcuni interventi che, condivisibili o meno nei contenuti, sono sembrati a volte avulsi dal contesto del dibattito.

E pare che non siamo stati gli unici a notarlo. Basta dare un’occhiata a twitter per trovare commenti del tipo “Non riesco a seguire il discorso di #Orlando a #ballarò. Al confronto i tweet di @demagistris sono chiarissimi” @gmariniello82 o ancora #Orlando a #Ballarò sembra un po’ il #Gabibbo … @DanieleMinutoli

Gli interventi del sindaco di Palermo sono sembrati una serie di frasi precostituite e adattate a inappropriate risposte alle domande del conduttore Floris.

Ma è sufficiente un piccolo passo indietro per contestualizzare tutto: le ultime conferenze stampa di Orlando ripetono esattamente le stesse parole.

Il Dio ricchezza, il povero ‘colpevole’ anziché ‘sfortunato’, la cultura dell’appartenenza anche al nord: questi i temi cardine del primo cittadino di Palermo che si inseriscono nei dibattiti in modo quasi indipendente dall’argomento trattato.

Pur apprezzando l’evidente coerenza di pensiero, ci permettiamo di consigliare al sindaco, o a chi per lui rediga i discorsi, di proporre qualcosa di innovativo e magari attingere alla sua consolidata esperienza, piuttosto che a frasi preconfezionate, per controbattere gli avversari.

Valentina D’Anna

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