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Le ‘Fimmine ribelli’ di Lirio Abbate

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Sono tante le donne che vivono con famiglie mafiose, che decidono di denunciare alle forze dell’ordine i tanti crimini commessi dai loro parenti. E queste sono le protagoniste dell’ultimo libro del giornalista Lirio Abbate, ‘Fimmine Ribelli.  Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta’ , edito Rizzoli.

Abbate vive da 6 anni con la scorta in seguito alla pubblicazione de ‘I complici’, scritto con Peter Gomez nel 2007, un libro-denuncia sulla mafia e su Bernardo Provenzano. Il giornalista de L’Espresso fa parlare le donne di Rosarno, «una terra lacerata da una guerra impietosa alimentata dall’odio e dalla sete di denaro e potere», dove esiste ancora il delitto d’onore.

Le donne di Rosarno hanno il destino scritto sin da piccole: abbandonano la scuola prestissimo, convolano a nozze da ragazzine (probabilmente sono matrimoni combinati dai genitori per ‘arricchirsi’ e ottenere maggiore protezione), mettono al mondo figli giovanissime e si ritrovano in una condizione di profonda solitudine.

Lirio Abbate scrive come alcune di loro riescano a «modellarsi sul codice, a coincidere con la parte assegnate», altre subiscono «a testa china e labbra strette, perché è così che è stato loro insegnato e perché ormai hanno perso la forza anche solo di sognare un futuro diverso». Allo stesso modo altre donne «decidono di stracciare il copione e provare a costruirsi una vita che sia davvero la loro». E queste sono le donne che la ‘ndrangheta teme di più: per ciò che possono rivelare, ma anche per «la forza imitativa di una scelta di rottura manifesta».

Ed è qua che comincia una fase terribile: chi ha tradito il marito rischia di essere uccisa, chi invece rischia l’omicidio del nuovo compagno, chi arriva a suicidarsi per «l’esasperazione e il senso di impotenza». Sono loro i veri esempi di ribellione alla mafia, a cominciare dalla famiglia, rischiando e andando incontro alla morte, pur di essere libere.

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