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L’AVVOCATO DEL MARTEDI’_ SINISTRI STRADALI: RISARCIMENTO DEL DANNO PER INCIDENTE MORTALE.

Avvocato Francesca Paola Quartararo

Le nostre strade non sono più sicure, sfortunatamente molte persone perdono la vita in incidenti stradali.  In tali casi è possibile un risarcimento dei danni per la perdita di una vita umana?

Le tipologie di danni per il risarcimento da incidente stradale mortale in favore degli eredi (congiunti, conviventi ed altri soggetti) sono molteplici e comprendono:

  • Danno Morale: è quel danno destinato a tutti coloro che sono legittimati per la reale sofferenza e perturbamento conseguente alla morte del parente;
  • Danno patrimoniale: sono quei danni che ricomprendono il danno emergente (spese funerarie ed altre tipologie di spese sostenute e sostenende) e lucro cessante e/o il mancato apporto economico del defunto al bilancio familiare.
  • Danno da morte: (iure hereditas) è quel danno che consiste nel risarcimento per il danno biologico e morale subito dal defunto e trasmissibile agli eredi, per la durata del periodo intercorso tra il sinistro ed il decesso, nel caso in cui la morte non sia sopravvenuta immediatamente al fatto ma solo in seguito, tale danno ricomprende anche le conseguenti spese mediche, ospedaliere, di trasporto, di esami specifici ecc… che i familiari hanno dovuto sostenere tra l’occorso e la morte del parente. 

Chi sono i soggetti che possono vantare il diritto alla morte?

Generalmente sono i “prossimi congiunti” che hanno diritto al risarcimento del danno in caso di sinistro mortale. I prossimi congiunti si distinguono in due categorie:

  • La prima categoria sono i componenti della famiglia nucleare per i quali il diritto si presume (indipendentemente dalla convivenza con la vittima) e non v’è bisogno, di fornire prove del danno morale subito dunque, il coniuge, i figli, i fratelli e le sorelle hanno diritto al risarcimento del danno.
  • La seconda categoria, riguarda tutti gli altri parenti quali i nonni, zii, cugini ed affini nuore, generi, cognati e suoceri, che affinché possa essere riconosciuto il diritto al risarcimento dovranno dimostrare, attraverso prove, di aver perso con la morte del familiare, un valido sostegno morale ed affettivo, oltre che, eventualmente, anche economico. 

Quando non si ha diritto al risarcimento del danno “Iure Hereditatis?

Nel momento in cui siamo di fronte ad un sinistro stradale di natura mortale affinché sia possibile avere un risarcimento del danno è necessario distinguere due ipotesi:

  1. A) Quando il decesso si verifichi immediatamente si esclude la risarcibilità “iure haereditatis” del danno da morte; poiché dall’assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risacitorio;
  2. B) Nel caso di decesso si verifichi dopo un brevissimo tempo della lesione, in tal caso il danno morale catastrofale da sofferenza nell’attesa consapevole del decesso è risarcibile.

In tali casi, si fa presente non risulta stabilito in linea generale  quale durata debba vere la sopravvivenza perché possa essere ritenuta apprezzabile ai fini del risarcimento del danno biologico, ma si evidenzia che non può escludersi in via di principio che sia apprezzabile una sopravvivenza che si protrae per tre giorni, così come stabilito dalla Corte di Cassazione con sentenza n.870/2008 .

Difatti, il danno tanatologico è quel danno che consegue alla sofferenza patita del defunto prima di morire a causa delle lesioni fisiche derivanti da un’azione illecita compiuta da terzi. Detta voce di danno, definita “perdita della vita” costituisce la lesione di un bene giuridicamente protetto e di rango primario, la cui tutela è azionabile a prescindere dalla materiale durata dell’infermità dell’individuo. La giurisprudenza sul punto ha chiarito: “E’ da escludere la configurabilità del danno tanatologico qualora la morte coincida sostanzialmente con il momento della lesione personale” (Cass, n. 20292/2012).

E’ la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione a precludere la possibilità di risarcimento del predetto danno agli eredi, avendo ritenuto le Sezioni Unite che: “nel caso di morte immedita o che segua entro brevissimo lasso di tempo alle lesioni non può essere invocata un diritto al risarcimento del danno iure hareditatis. Se, infatti, è alla lesione che si rapportano i danni questi entrano e possono logicamente entrare nel patrimonio del lesionato solo in quanto  e fin quanto il medesimo sia in vita. Questo spentosi, cessa anche la capacità di acquistare che presuppone necessariamente l’esistenza di un soggetto di diritto” (Cass. n. 15350/2015).

Sul danno da morte molto si è scritto ed altrettante pronunce sono state rese dalla giurisprudenza di legittimità che di merito. In ordine al risarcimento di detta voce di danno, non compiutamente definito ancora nella sua natura accentuandosi nell’elaborazione giurisprudenziale la dicotomia tra la necessaria consapevolezza dell’approssimarsi al fine vita quale presupposto essenziale ai fini della quantificazione e risarcibilità e posizioni in senso contrario.

Sicuramente ogni posizione deve essere valutata singolarmente al fine di poter valutare la possibilità di poter pretendere da parte dei famigliari un risarcimento per la vita di un parente caro.

Per qualsiasi parere e/o informazione sulla questione trattata scriveteci via email, tramite il sito www.avvocatoquartararo.eu

La rubrica settimanaleDell’avvocato del Martedì – a cura dell’avvocato Francesca Paola Quartararo

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