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L’Avvocato del Martedì_ LA RINUNCIA ALL’EREDITA’ TUTELA L’EREDE?

 

         L’Avvocato Francesca Paola Quaratraro

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

La rinuncia all’eredità è una dichiarazione formale fatta personalmente dagli eredi, con la quale si esprime la volontà di voler rinunciare all’asse ereditario patrimoniale lasciato dal de cuius nonché dei diritti derivanti dall’eredità. Difatti, con tale atto l’erede rinuncia all’intero asse patrimoniale, poiché la legge prevede la nullità della rinuncia parziale, condizionata o a termine. Pertanto, il chiamato all’eredità viene considerato come se non fosse mai stato chiamato alla successione.

Solamente con la rinuncia all’eredità si impedisce che i creditori del defunto possano pignorare i beni del chiamato all’eredità; nello stesso tempo quest’ultimo non può vantare alcun diritto sul patrimonio del defunto e, quindi non riceverà alcunché.

L’atto di rinuncia può essere effettuato dinanzi al notaio o nella cancelleria del Tribunale del circondario in cui ha l’ultima residenza e/o domicilio il de cuius. La dichiarazione di rinuncia viene poi inserita nel registro delle successioni.

Ai fini della rinuncia necessitano i seguenti documenti:

  • Carta di identità e codice fiscale;
  • certificato di morte in carta semplice o dichiarazione sostitutiva;
  • copia conforme dell’eventuale testamento;
  • documento del defunto;
  • copia conforme del provvedimento di autorizzazione del Giudice Tutelare, se vi sono minori.

Ragion per cui, l’effetto principale della rinuncia all’eredità è quello di non diventare erede e quindi di conseguenza, di non subire aggressioni da parte dei creditori del defunto. L’erede rinunciante non può essere chiamato a rispondere dei debiti contratti con il defunto.

C’è un termine per rinunciare all’eredità?

L’erede può rinunciare all’eredità fino ad un termine dilatorio di dieci anni dalla morte del defunto. I creditori o gli eredi possono però intimagli, tramite il Tribunale, di prendere una decisione “entro un termine ristretto” per decidere se accettare o rinunciare all’eredità.

Esistono termini più ristretti?

Assolutamente SI, l’erede che già si trova nel possesso dei beni del defunto, quest’ultimo deve rinunciare all’eredità entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione. Se non dovesse rispettare questi termini egli diventa erede puro e semplice.

Che effetto ha la rinuncia all’eredità sulla pensione di reversibilità o meglio, nel caso in cui un marito e/o una moglie rinunciasse all’eredità del coniuge defunto, perderebbe la pensione di reversibilità?

Nel momento in cui il vedovo di turno dovesse rinunciare all’eredità del de cuius, quest’ultima non pregiudica il diritto al percepimento della pensione di reversibilità (Corte Costituzionale sent. n. 268/1987).

La rinuncia all’eredità impedisce soltanto il pagamento delle rate di pensione non riscosse dal deceduto al momento della morte nonché, degli eventuali ratei di tredicesima maturati dallo stesso dalla data dell’evento. La rinuncia all’eredità non influisce in alcun modo né sul diritto alla pensione di reversibilità, né sugli arretrati che l’INPS riconosce nei limiti della prescrizione di 10 anni. Pertanto, se il coniuge rinuncia all’eredità continua a percepire la pensione ma non risponde dei debiti del pensionato deceduto.

E’ possibile rinunciare all’eredità delle persone ancora in vita?

La normativa in materia di successione stabilisce che non è possibile la rinuncia all’eredità, solamente al momento della morte si potrà rinunciare all’eredità.

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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