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L’Avvocato del Martedì_ DIRITTO DI FAMIGLIA: IL MANTENIMENTO AI FIGLI MAGGIORENNI E’ DOVUTO?

Avvocato Francesca Paola Quartararo - L'avvocato del Martedì
      Avvocato Francesca Paola Quartararo – L’avvocato del Martedì

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

L’art. 30 della Costituzione e l’art. 147 e ss c.c. stabilisce il “dovere al mantenimento dei figli maggiorenni” per ambedue i genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, non prevedendo alcuna cessazione ipso facto per via del raggiungimento della maggiore età.

Altresì, l’obbligo del mantenimento dei figli maggiorenni è stato rafforzato dalla legge n. 54/206 ai sensi dell’art. 155 quinquies che stabilisce: “il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico”.

Quali sono i limiti dell’indipendenza economica?

L’art. 155 c.c. statuisce: “in caso di separazione o divorzio, per la determinazione dell’assegno di mantenimento occorre fare riferimento al tenore di vita goduto dai figli in costanza di convivenza con entrambi i genitori, ai tempo di permanenza presso ciascun genitore, alle risorse economiche di entrambi e alle esigenze attuali del figlio”; al proposito la giurisprudenza si è espressa nel modo seguente:

  • Cassazione con sentenza n. 8927/2012 ha stabilito: “le stesse mutuano in ragione del semplice trascorre del tempo e giustificano un adeguamento automatico dell’assegno senza bisogno di specifica dimostrazione”;
  • Cassazione con sentenza n. 22255/2007 ha stabilito: “l’assegno va adeguato, oltre che alla differenza di reddito dei due coniugi separati o divorziati, anche al reddito percepito dai figli come corrispettivo dell’attività lavorativa svolta, aumentando o diminuendo in base al grado di autonomia dai medesimi conseguito”.
  • n. 18076/2014; Cass. SS:UU n. 20448/2014 ha stabilito: “il figlio maggiorenne, anche se non indipendente, raggiunge comunque una sua dimensione di vita autonoma che lo rende, semmai, meritevole dei diritti ex art. 433 c.c. ma non può più essere trattato come ‘figlio’, bensì come adulto“. Ciò viene motivato sulla base del dovere di autoresponsabilitàdel figlio maggiorenne che non può pretendere la protrazione dell’obbligo al mantenimento oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, perché “l’obbligo dei genitori si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione“. Tale obbligo, secondo la pronuncia del Tribunale di Milano è, “in linea con le statistiche ufficiali, nazionali ed europee” non può protrarsi dunque “oltre la soglia dei 34 anni“, età a partire dalla quale “lo stato di non occupazione del figlio maggiorenne non – può – più essere considerato quale elemento ai fini del mantenimento, dovendosi ritenere che, da quel momento in poi, il figlio stesso possa, semmai, avanzare le pretese riconosciute all’adulto”.
  • Tribunale Savona 27 gennaio 2016 ha stabilito: “la giurisprudenza di merito ha avuto modo di specificare che l’obbligo del genitore – separato e/o divorziato – di concorrere al mantenimento del figlio maggiorenne può ritenersi estinto solo esclusivamente a seguito del comprovato raggiungimento da parte del figlio medesimo di un’effettiva e stabile indipendenza economica ovvero della sua dimostrata colposa inerzia nell’attuazione o prosecuzione di un valido percorso di formazione e/o studio. In particolare, il Tribunale di Savona ha osservato che la percezione da parte del figlio di somme di denaro di modesta entità a seguito dell’espletamento di attività lavorative saltuarie e/o “a chiamata” non può integrare il presupposto dell’indipendenza economica, atteso che gli emolumenti sono rimessi di fatto alla determinazione unilaterale del datore di lavoro” .

La giurisprudenza ha evidenziato cosa s’ intende per “limiti di indipendenza del figlio maggiorenne” affermando che non qualsiasi impegno o reddito (ad esempio lavoro precario) fa venir meno l’obbligo del mantenimento (Cass. n. 18/2011).

E’ pacifico che, affinché venga meno l’obbligo del mantenimento, lo status di indipendenza economica del figlio può considerarsi raggiunto in presenza di un impegno tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e un’ appropriata collocazione nel contesto economico – sociale di riferimento, adeguata alle sue attitudini ed aspirazioni (Cass. n. 1773/2012).

Quando si ha l’esonero al mantenimento?

Per giurisprudenza costante e unanime, l’obbligo del mantenimento perdura sino a quando il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica non sia causato da negligenza o non dipende da fatto imputabile al figlio. Ragion per cui si l’esonero della corresponsione dell’assegno si ha quando:

  • posto in concreto nelle condizioni di raggiungere l’autonomia economica dai genitori, il figlio maggiorenne abbia opposto rifiuto ingiustificato alle opportunità di lavoro offerte;
  • abbia dimostrato colpevole inerzia prorogando il percorso di studi senza alcun rendimento.

Dunque, spetta al genitore che chiede di essere esonerato dall’obbligazione ex lege, il quale deve, fornire “la prova che il figlio è divenuto autosufficiente” ovvero che “il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile”.

Chi è il soggetto legittimato ad agire?

L’art. 155 quinques c.c. dispone che: “ il versamento dell’assegno all’avente diritto” .

La Cassazione con sentenza n. 18844/2007 conf. Sent. n. 23590/2010 afferma che sussiste la legittimazione del coniuge convivente (concorrente o straordinaria) ad agire  nei confronti dell’altro genitore, in assenza di un’autonoma richiesta da parte del figlio per richiedere il versamento dell’assegno.

Lo stato di disoccupazione del genitore lo esonera dall’obbligo di mantenimento?

La Cassazione con sentenza n. 24424/2013 disponeche lo stato di disoccupazione del genitore obbligato al pagamento del mantenimento dei figli (nella specie maggiorenni) non è di per sé elemento sufficiente per ottenere l’esonero dal citato obbligo”. Il genitore, anche se disoccupato, è ugualmente tenuto a contribuire al mantenimento dei propri figli in considerazione dell’entità modesta del contributo e soprattutto in considerazione della sussistenza della propria capacità lavorativa e, dunque, della possibilità di reperire un’attività lavorativa anche se saltuaria.

Dunque, è condivisibile il principio secondo il quale lo stato di disoccupazione di per sé non sia idoneo ad esonerare lì obbligato al mantenimento, qualora lì obbligato medesimo possa contare sua altre fonti di reddito.

Se non sussistono altre fonti reddito, il mantenimento al figlio maggiorenne è obbligatorio?

Nel caso in cui, non dovessero sussistere altre fonti di reddito, il genitore disoccupato debba continuare a contribuire al mantenimento dei figli in virtù della “mera capacità lavorativa” ossia della potenzialità a lavorare.

Se il genitore si rifiuta di adempiere all’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni, quali sono le conseguenze?

Il mancato rispetto da parte del genitore di adempiere all’obbligo del mantenimento può dar luogo a procedimento penale per il reato di “violazione degli obbligli di assistenza familiare ex art. 570 c.p.” rispetto al quale l’obbligato potrà difendersi dimostrando l’impossibilità materiale a  pagare.

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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Francesca Paola Quartararo

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