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L’Avvocato del Martedì_ DIRITTO DEL LAVORO: QUANDO SI HA DIRITTO ALLA DISOCCUPAZIONE.

     Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

 Il lavoratore quando perde il posto di lavoro, spesso per cause estranee alla volontà dello stesso, quest’ultimo ha diritto alla disoccupazione erogata dall’Istituto Nazionale Previdenza Sociale (INPS).

Quando spetta la disoccupazione?

La disoccupazione spetta, ogniqualvolta in cui c’è stato un licenziamento o quando ci sia un accordo di transazione in sede sindacale, cioè quando la cessazione del rapporto di lavoro avviene su iniziativa concorde del datore di lavoro e del dipendente.

Il diritto alla disoccupazione si ha quando:

  • Il lavoratore è stato licenziato per “giusta causa” oggettiva sia soggettiva;
  • Il lavoratore è licenziato per motivi disciplinari;
  • Il lavoratore è licenziato in tronco;
  • Il lavoratore è licenziato perché l’azienda fallisce o quando chiude un ramo di impresa o, ancora, effettua licenziamenti collettivi per la riduzione del personale;
  • Il lavoratore abbandona il posto di lavoro;
  • Il lavoratore che non giustifica le assenze;
  • Altresì si ha diritto alla disoccupazione nel caso in cui il lavoratore assunto con contratto a termine, quando alla scadenza dello stesso,l’azienda non l’abbia rinnovato;
  • Infine per dimissioni per giustificato motivo (attenzione in questo ultimo caso, poiché di norma con le dimissioni pure e semplici non si ha diritto alla disoccupazione, in casi eccezionali, però se il lavoratore dimostra il giustificato motivo delle dimissioni, ad esempio perché si “licenzia” per mancato pagamento dello stipendio, per un atteggiamento prevaricatore e oppressivo del datore di lavoro, ecc …).

Cosa succede nel caso di abbandono del posto di lavoro?

La Cass. con sent., n. 856/2017 ha evidenziato una differenza fondamentale tra “ abbandono del posto di lavoro” ed “allontanamento dal posto di lavoro” dacché in quest’ultimo, il lavoratore resta pur sempre nelle “vicinanze”, la sua facile reperibilità rende più difficile dimostrare l’eventuale danno arrecato all’azienda come ad esempio, allontanarsi per un caffè, sia intrattenuto più del dovuto in bagno ecc… Diversamente l’abbandono del posto di lavoro, ove il lavoratore si distacca dal bene da proteggere, si ha quando il dipendente abbandona la struttura, l’azienda o l’edificio in cui è collocato diventando irreperibile. Secondo la Suprema Corte n. 10015/2016, l’abbandono del posto di lavoro è caratterizzato dalla definitività, mentre all’allontanamento è temporaneo e ad esso si può sempre rimediare richiamando il dipendente e riportandolo alle proprie mansioni. Secondo la Cassazione n. 14586/2009, l’abbandono del posto di lavoro costituisce “giusta causa” di licenziamento (con recesso in tronco) se dall’abbandono può derivare un pregiudizio all’incolumità delle persone o alla sicurezza degli impianti o se si tratta di un dipendente con mansioni di custodia o sorveglianza. Ragion per cui chi abbandona il posto di lavoro commette un inadempimento contrattuale (disciplinare) e, determina il venire meno della fiducia da parte del datore di lavoro, con conseguente irrogazione della massima sanzione disciplinare, quella espulsiva. E’ legittimo il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro poiché diventa inadempiente nei confronti di lavoro e commette un illecito disciplinare.

Quali sono i requisiti per accedere alla NASPI?

La Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impegno) INPS è una prestazione a sostegno del reddito dei lavoratori che hanno preso involontariamente il lavoro. I requisiti per accedere alla Naspi sono:

  • Lo stato di disoccupazione intendendo la perdita del lavoro per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore (licenziamento);
  • Tredici settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • Trenta giorni di lavoro effettivo nei dodici mesi precedenti l’inizio della disoccupazione.

Al fine di ottenere l’indennità Naspi è necessario presentare la domanda a pena di decadenza, all’INPS, in modalità telematica, entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

La durata della disoccupazione Naspi INPS è di 24 mesi, secondo quanto previsto dal Jobs Act l disoccupato spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni, senza tenere conto dei periodi coperti da contributi figurativi che hanno già dato luogo al pagamento di prestazioni di disoccupazione, anche se pagate in unica soluzione anticipata. Per i lavoratori precari disoccupati, invece, la durata massima per l’erogazione dell’assegno di disoccupazione è per 6 mesi, in base alla presunzione che dietro la collaborazione di un anno di lavoro si possa configurare un contratto di lavoro subordinato.

Ovviamente prima di agire per ottenere la disoccupazione nel caso di perdita del lavoro “involontario” cioè che non dipenda dal lavoratore è sempre meglio consultarsi con un esperto in materia.

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

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