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L’Avvocato del Martedì_ DIRITTO DEL LAVORO: COSA SUCCEDE AL LAVORATORE ASSENTE PER MALATTIA?

                       Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

Al lavoratore assente per malattia spetta il diritto di percepire una retribuzione nella misura e per il tempo determinati dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Altresì la legge tutela quest’ultimo con la conservazione del posto di lavoro per un determinato periodo di tempo, nel corso del quale non potrà subire alcun licenziamento da parte del proprio datore di lavoro.

Per poter usufruire dell’indennità di malattia, il lavoratore ha l’obbligo di farsi rilasciare il certificato di malattia dal proprio medico curante, che provvede a trasmetterlo telematicamente all’INPS, immediatamente o il giorno successivo alla visita che ne attestato lo stato di salute sofferente.

Sussiste l’obbligo da parte del lavoratore assente per malattia dal posto di lavoro della reperibilità?

Per il lavoratore sussiste l’obbligo di reperibilità presso il proprio domicilio per sottoporsi all’eventuale visita del medico fiscale, visita che può essere disposta sia d’ufficio sia su richiesta del datore di lavoro e la cui violazione è sanzionata disciplinarmente. L’occasionale assenza del lavoratore alla visita medica è giustificabile solamente in caso di necessità a sottoporsi ad accertamenti medici che possono essere effettuati in diversi orari da quelli stabili per le fasce di reperibilità per provati gravi motivi familiari o personali e/o per cause di forza maggiore.

Cosa succede se il lavoratore è assente durante la visita del  medico fiscale?

Il lavoratore che non giustificata la sua assenza durante le fasce di reperibilità per la visita del  medico fiscale ne fa conseguire il mancato indennizzo per un massimo di giorni dieci di calendario dall’inizio dell’evento. Un’ulteriore assenza ingiustificata alla seconda visita di controllo comporta, oltre alla sanzione disciplinare anche la riduzione del 50% dell’indennità economica nel restante periodo di malattia. Se il lavoratore risultasse assente ad un terzo ed ultimo controllo, verrà meno la totale corresponsione dell’indennità a carico dell’INPS.

L’indennità di malattia è a carico dell’INPS?

Il diritto all’indennità di malattia a carico dell’INPS decorre, per la generalità dei lavoratori dipendenti, dal quarto giorno – i primi tre giorni sono considerati di “carenza” e, se previsto dal contratto collettivo devono essere indennizzati dal datore di lavoro – e termina con la scadenza della prognosi (fine malattia).

Il lavoratore assente per malattia per quanti giorni può rimanere assente?

Quando il lavoratore si assenta dal proprio posto di lavoro per malattia deve fare attenzione a non superatre il limite massimo di assenze oltre il quale può verificarsi il “temuto” licenziamento da parte del proprio datore di lavoro. L’assenza per malattia, infatti, pur essendo un diritto del lavoratore non può superare determinati limiti di giorni che permette la conservazione del posto di lavoro, periodo tecnicamente definito “periodo di comparto”. Il periodo di comparto è stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria risulta importante per eventuali previsioni favorevoli, in linea generale:

Per gli impiegati (salvo previsione favorevole maggiore del contratto collettivo) il periodo entro il quale non si può essere licenziati per malattia, ossia il comparto è:

  • 3 mesi fino ad una anzianità di servizio di 10 anni;
  • 6 mesi fino ad un anzianità di servizio di oltre 10 anni.

Altresì i contratti collettivi possono prevedere, poi un comparto per sommatoria (calcolato sommando diversi eventi di malattia in una arco di tempo) o secco (quando il periodo di conservazione del posto si riferisce ad un’unica ed interrotta malattia).

In alcuni casi è possibile l’assenza illimitata dal posto di lavoro per malattia?

Decisamente Si. A volte può capitare che il lavoratore assente per malattia possa mancare dal posto di lavoro per un periodo illimitato ciò si verifica in presenza di alcuni presupposti:

  • In caso di infortunio sul lavoro;
  • In caso di malattia professionale;
  • In caso di mobbing, demansionamento o altri comportamenti che possano causare ansia, tachicardia, infarti, frustrazioni o depressione.

Si ha diritto alla malattia se il rapporto di lavoro è cessato?

Dipende. Se il lavoratore si ammala entro 2 mesi dalla cessione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, si ha diritto ad un indennità:

  • Intera: se la malattia è sorta prima della conclusione del rapporto di lavoro e si prolunga oltre 60 giorni, nel limite dei 180 giorni indennizzabili;
  • Ridotta: se la malattia, sorta entro il limite dei 60 giorni, va oltre 60° giorni dalla cessazione del rapporto, sempre entro i 180 giorni indennizzabili.

Se il lavoratore ha un contratto a termine, una volta cessato il rapporto di lavoro la malattia non è più indennizzabile.

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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