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L’Avvocato del Martedì_ COME TUTELARE UN FAMILIARE INCAPACE?

                   Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

Nel caso in cui un familiare non sia “autosufficiente” è necessario provvedere al reperimento della persona che se ne prenda cura e lo sostituisca, anche parzialmente, nella gestione dei suoi affari.

Quali sono i mezzi necessari per assicurare una “sana gestione del patrimonio”?

  • Interdizione;
  • Inabilitazione;
  • Amministratore di Sostegno che secondo una pronuncia del Tribunale di Vercelli dell’anno 2016 è considerata la più vantaggiosa e versatile rispetto le altre.

Quali sono le differenze tra i tre istituti giuridici?

  • Interdizione si quando il soggetto si trova affetto da grave ed abituale infermità mentale deve essere dichiarata con sentenza, incapacità di provvedere ai propri interessi. Con interdizione, tutti gli atti compiuti dall’interdetto sono annullabili su istanza del tutore dell’interdetto stesso, dei suoi eredi o aventi causa.

L’interdizione può essere modificata o fatta cessare quando:

  • La revoca dell’interdizione è pronunciata con sentenza dal Tribunale;
  • L’interdizione può essere trasformata in inabilitazione, allorquando il giudice, pur revocando l’interdizione, pronunci l’inabilitazione ritenendo l’interdetto non più gravemente infermo.
  • L’inabilitazione è quella situazione giuridica conseguente a particolari condizioni psico-fisiche del soggetto che lo pongono in condizione di parziale incapacità. Il soggetto inabilitato a differenza del soggetto interdetto, può compiere:

da solo atti di ordinaria amministrazione;

atti di natura personale (ad esempio il matrimonio ecc…);

atti che eccedono l’ordinaria amministrazione previa autorizzazione del giudice tutelare ed il consenso del curatore;

può essere autorizzato all’esercizio di un impresa commerciale, purché di tratti di continuazione di attività di intrapresa.

Tutti gli atti compiuti dopo la sentenza di inabilitazione, senza l’osservanza delle prescritte formalità sono annullabili su istanza dell’inabilitato o dei suoi eredi o aventi causa.

  • Amministratore di sostegno è stato introdotto con Legge n. 9/2004 e disciplinato dal codice civile a norma dell’art. 404 c.c., ha la finalità di offrire a colui che “per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi”. Pertanto, l’amministratore di sostegno offre a chi si trovi in condizioni di menomazione fisica o psichica (intensa in senso ampio, cioè comprensiva di patologie quali la demenza senile, l’autismo ecc…) o nell’impossibilità anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire. Tale specifica funzione differenzia quest’ultima dagli altri istituti giuridici a tutela dell’incapace, quali interdizione e l’inabilitazione.

Dunque, chi beneficia dell’amministratore di sostegno ha la capacità di agire.

L’amministratore di sostegno può essere richiesto:

  • dalla persona che ne ha bisogno;
  • dal coniuge convivente;
  • dai parenti entro il quarto grado (genitori, figli, fratelli o sorelle, nonni zii, nipoti e cugini);
  • dagli affini entro il secondo (cognati, suoceri, generi e nuore).
  • dal tutore o curatore o dal pubblico ministero.

Quali sono i compiti dell’amministratore di sostegno?

L’art. 410 c.c. stabilisce che l’amministratore di sostegno può compiere atti in rappresentanza, cioè in nome e per conto del beneficiario, in tal caso:

  • atti di ordinaria amministrazione;
  • atti di straordinaria amministrazione, ad esempio, la compravendita di un bene immobiliari e/o agire in giudizio per il compimento dei quali è necessaria l’autorizzazione, con decreto dal Giudice Tutelare.

Il beneficiario, indipendentemente, dalle prescrizioni contenute nel decreto di nomina, può  in ogni caso compiere atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana.

I doveri:

  • L’amministratore di sostegno deve tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario;
  • Tempestivamente informare il beneficiario circa gli atti da compiere nonché il Giudice Tutelare in caso di dissenso con il beneficiario stesso.

L’amministratore di sostegno ha compensi per l’attività svolta?

In via generale, incarico dell’amministratore deve considerarsi gratuito, in alcuni casi in presenza di patrimoni consistenti o con difficoltà di amministrazione, il Giudice Tutelare può riconoscere all’amministratore un equo indennizzo in relazione all’attività svolta.

Sono valide le disposizioni testamentarie del beneficiario in favore dell’amministratore di sostegno?

Sono applicabili all’amministratore di sostegno le disposizioni dettate per il tutore dagli art. 569 e 599 c.c. L’art. 596 c.c. dispone che non nulle le disposizioni testamentarie effettuate dal beneficiario di amministrazione di sostegno a favore del suo amministratore, se effettuate dopo la sua nomina e prima che sia stato approvato il conto o sia estinta l’azione per il rendimento del conto stesso, anche se il testatore è morto dopo l’approvazione. Sono valide le disposizioni effettuate in epoca anteriore all’assunzione dell’incarico vicariale, da parte del destinatario di esse. La nullità non opera per le disposizioni che sia parente entro il quarto grado del beneficiario, ovvero che sia coniuge o convivente.

Cosa si intende per rendiconto dell’amministratore di sostegno?

Il rendiconto è un documento, simile ad un bilancio periodico dell’attività svolta da parte dell’amministratore di sostegno, in cui devono essere riferite e documentate le entrate, le principali spese e le iniziative più importanti che hanno caratterizzato la vita del soggetto debole nonché da contezza al Giudice della situazione personale e patrimoniale dello stesso in rapporto al suo progetto di vita.

L’amministratore di sostegno è soggetto a sanzioni in caso di mancata redazione del rendiconto?

L’amministratore di sostegno deve agire in modo diligente, con la “diligenza del buon padre di famiglia” non incorre a sanzioni o responsabilità. Nel caso in cui non venga presentato il rendiconto non vi è alcuna sanzione ma tale circostanza potrà essere valutata dal Giudice ai fini di un’eventuale sostituzione del soggetto che ricopre l’incarico di amministratore.

Scrivete nella sezione contatti del sito www.avvocatoquartararo.eu per qualsiasi dubbio o perplessità, l’Avv. Francesca Paola Quartararo sarà pronta a risponderVi.

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