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L’AVVOCATO DEL MARTEDI’_ CASA CONIUGALE ASSEGNATA ALLA MOGLIE… QUANDO PUO’ ESSERE REVOCA?

Avvocato Francesca Paola Quartararo

 

In sede di separazione e divorzio, la casa familiare può essere assegnata ad uno dei due coniugi, essa prescinde dalla titolarità della proprietà, infatti, la casa può essere di proprietà dell’altro coniuge e/o anche di soggetti terzi. Il presupposto imprescindibile, invece, è l’esistenza di figli minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

In sede di separazione la norma che disciplina l’assegnazione della casa famiglia è l’art. 337 sexies c.c. secondo cui: “ il godimento della casa familiare è attribuito tenendo propriamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conti nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprietà … il provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’art. 2643 c.c.

Tale disposizione normativa è in vigore dal febbraio 2014 introdotta con il D.L.vo 154/2013; pertanto, ora ai sensi della citata normativa questa disposizione – 337 sexies c.c. – è applicabile anche in sede di divorzio, in cui sopravvive comunque l’art. 6 della L. n.898/70 prevede: “ l’abitazione nella casa familiare spetta di preferenza al genitore cui vengono affidati i figli o con il quale i figli convivono oltre la maggiore età; in ogni caso ai fini dell’assegnazione il giudice dovrà valutare le condizioni dei coniugi e le ragioni delle decisioni e favorire il coniuge più debole”.

Pertanto, qualora si possa verificare tale ipotesi, la domanda che si pone è, la seguente:

Quando la casa familiare di proprietà di un coniuge è assegnata all’altro coniuge, quali sono le condizioni di restituzione del coniuge assegnatario al coniuge proprietario l’immobile? 

La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha chiarito già da diverso tempo che il godimento della casa familiare è collegato al collocamento dei figli minori, per cui il genitore con cui questi vanno a vivere ottiene la casa. Invece per i figli maggiorenni non autosufficienti sono necessari altri due requisiti:

  • Prosecuzione della coabitazione del genitore assegnatario con i figli;
  • La non autosufficienza economica dei figli stessi.

Dunque, in caso di divorzio se i figli sono maggiorenni, la madre per rimanere nella casa familiare deve dimostrare – attraverso la presentazione di prove – che il figlio continua a convivere con lei e che non è indipendente economicamente, in caso contrario ed in mancanza di prove da presentare al Giudice, quest’ultimo non le assegnerà la casa coniugale – (Cass. ord. n.10204/2019).

Le ipotesi di revoca della casa possono essere:

  • Trasferimento della moglie: nel caso in cui la moglie cambia la residenza;
  • Quando la moglie assegnataria della casa (presso cui è collocato il figlio minore) dopo la separazione, si trasferire di fatto presso la residenza dei genitori, portando con sé il figlio; il Giudice in tale ipotesi, ritenendo lo stabile abbandonato della casa, revoca l’assegnazione, ritenendo la lunga permanenza della donna presso i propri genitori aveva fatto venir meno quella continuità ambientale che è decisiva ai fini del preminente interesse del minore alla permanenza nella casa familiare;
  • Quando i figli si trasferiscono e diventano autonomamente autosufficienti;
  • Nuova convivenza o nuovo matrimonio contratto dall’ex-moglie;

Al verificarsi di uno di questi fatti l’assegnazione non viene automaticamente a cessare, ma c’è prima bisogno di presentare un ricorso al Giudice con la richiesta espressa di revoca dell’abitazione. Dunque, sarà il Tribunale a valutare la sussistenza delle condizioni per tale revoca e ad immettere l’originario proprietario nell’immobile e nell’uso del proprio bene.

La casa familiare rappresenta infatti il luogo in cui la vita familiare fino a quel momento si è svolta ed assume valore, non semplicemente materiale, ma anche psicologico per i figli. Dunque, ove sopraggiungano nuovi elementi, il provvedimento riguardante l’assegnazione della casa familiare può essere modificato o revocato, allorquando venga un dei motivi ut supra elencato.

Il principio della centralità dei figli e dunque della possibilità di revoca dell’assegnazione al mutare delle condizioni dei figli è ribadito nella Sentenza di Corte di Cassazione n. 772/2018 la quale afferma : “il diritto di abitazione si estingue solamente per il venir meno dei presupposti che hanno portato all’assegnazione, ovvero a seguito dell’accertamento delle circostanze – ex art. 337 sexies c.c. – che legittimano una revoca giudiziale, come il passaggio a nuove nozze, oppure la convivenza del genitore assegnatario ovvero la mancata utilizzazione da parte dell’ex assegnatario, sempre previa valutazione dell’interesse prioritario dei figli”.

Facciamo un esempio: Tizia si è separata dal marito Caio, il giudice le affida al piccolo Sempronio e con costui anche la casa familiare di esclusiva proprietà del marito Caio. Sempronio decide di trasferirsi in una città al Nord per intraprendere un percorso di studi universitari e avere così una propria indipendenza. In tal caso Tizia poiché il figli trasferisce la residenza altrove e pertanto, risulta essere economicamente indipendente, l’ex- moglie perderà il diritto dell’abitazione familiare e di conseguenza Caio (proprietario esclusivo dell’immobile) potrà rientrare nell’effettivo uso del suo diritto reale, non autonomamente ma presentando un ricorso innanzi al Giudice che dovrà valutare attraverso le opportune dimostrazioni in sede giuridica valutare le giuste decisioni.

La revoca della casa coniugale vale come titolo esecutivo?

L’assegnazione della casa coniugale è revocabile. Il nuovo provvedimento giudiziale è immediatamente esecutivo per cui il nuovo assegnatario (l’originario coniuge proprietario dell’immobile) ha la possibilità di agire, anche forzatamente, per ottenere il rilascio dell’immobile. Il provvedimento di revoca viene considerato come un “titolo esecutivo” per agire nei confronti dell’ex moglie che a seguito del provvedimento del giudice non vuole spontaneamente rilasciare l’immobile. A tal proposito secondo la Corte di Cassazione con sent. 1367/2012 gli Ermellini, hanno stabilito che il provvedimento con il quale il Giudice, tramite ordinanza o sentenza, revoca l’originaria assegnazione della casa coniugale è titolo esecutivo per agire forzatamente nei confronti del primo coniuge assegnatario.

Per qualsiasi parere e/o informazione sulla questione trattata scriveteci via e-mail, tramite il sito www.avvocatoquartararo.eu

La rubrica settimanaleDell’avvocato del Martedì – a cura dell’avvocato Francesca Paola Quartararo

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