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L’Avvocato del Martedì: Sposa INFELICE! Risarcimento del danno non patrimoniale per nozze rovinate.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
                   Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. Quartararo) Eccoci al nostro appuntamento settimanale con L’Avvocato del Martedì.

Quando si dice un matrimonio da “orrore” si immagina la sposa come Runaway Bride nel “Se scappi ti sposo” sia scappata dall’altare o che, come Hoffman nel “Laureato” il vecchio amante si presenti per portarsi via la sposa a bordo di un duetto Alfa Romeo; ma potrebbe anche darsi, per pareggiare i conti tra i sessi che lo sposo, imitando Kevin Kine nel comico film “In & Out” dichiari la sua omosessualità un minuto prima di convolare a giuste nozze.

Il matrimonio “da mille ed una notte” dovrebbe essere un giorno speciale, unico ed irripetibile da ricordare soprattutto per la sposa, ma può purtroppo accadere che tale momento venga rovinato a causa d’inadempimenti degli organizzatori dell’evento o per i disservizi forniti dalle varie imprese e/o società necessarie per la realizzazione delle nozze, come ad esempio: sposi che non hanno trovato i fiori in chiesa, coloro che non hanno avuto nemmeno il riso che doveva essere consegnato, dal banchetto di nozze indigesto, dalla luna di miele rovinata, insomma sono tanti i momenti sfortunati che possono verificarsi durante il “fatico SI” ed allora, ci si domanda:

E’ possibile il risarcimento derivante dal matrimonio rovinato?

La risposta a questa domanda è SI.

Le nozze nel loro complesso rappresentano il momento in cui l’unione tra i coniugi è suggellata al cospetto dell’ambiente familiare-sociale cui i coniugi appartengono, non bisogna essere sottolineata, trattandosi di nozione di comune esperienza, quanta importanza sia generalmente connessa alla riuscita dello stesso. Il momento delle nozze costituisce senz’altro manifestazione della realizzazione personale, “protetta” sotto l’egida dell’art. 2 della Costituzione.

In considerazione, dunque, dell’importanza che rivestono le nozze per un individuo, trovano il loro appiglio in una pronuncia resa dal Tribunale di Modena sent. n. 964/2012 che ha sancito la lesione del diritto dei coniugi con la conseguente risarcibilità del danno non patrimoniale, a seguito dell’inadempienza da parte dei servizi e le forniture delle società e/o aziende utilizzate per la realizzazione delle nozze.

In tal senso il Tribunale Modenese richiamava le stesse Sez. Unite sez. dell’11/11/2008 a detta delle quali: “la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma in virtù dell’apertura dell’art. 2 Cost., ad un processo evolutivo, deve ritenersi consentito all’interprete rinviare nel complessivo sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano, non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana”; per cui il danno non patrimoniale è risarcibile anche quando non è prodotto da un reato, ma da un’inadempienza contrattuale, in caso di violazioni di diritti della personalità tutelati dalla Costituzione. 

La questione di particolare importanza del presente tema è quella della risarcibilità del “danno esistenziale” inteso come autonoma sotto categoria del danno non patrimoniale comprensiva di ogni pregiudizio alla qualità della vita. Le Sezioni Unite affermando che vari tipi di danno, inclusi dalla giurisprudenza nel concetto di “danno esistenziale”, specificamente individuati, sono risarcibili come componenti del danno non patrimoniale.

Il ragionamento parte della conferma dell’orientamento espresso dalla Terza Sezione Civile della Suprema Corte nelle sentenze n. 8827 e n. 8828 del 2003 secondo cui il danno non patrimoniale risarcibile in base all’art. 2059 cod. civ. non è soltanto quello morale (inteso come sofferenza contingente e transeunte) prodotto dal reato (a termini dell’art. 185 cod. pen.) ma deve essere inteso nell’accezione più ampia di danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona, non connotati da rilevanza economica e tutelati dall’art. 2 Cost. che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’essere umano.

La Costituzione – ha affermato la Corte – riconoscendo l’esistenza di diritti inviolabili della persona, non aventi natura economica, ne esige la tutela e ciò comporta che la loro lesione debba essere risarcita come danno non patrimoniale; pertanto l’art. 2059 c.c. laddove prevede la risarcibilità dei danni non patrimoniali  “nei casi determinati dalla legge” deve essere interpretato nel senso che fra tali “casi” rientri la lesione dei diritti della persona costituzionalmente garantiti.

Inoltre – ha aggiunto la Corte – nel danno morale da reato non è compresa soltanto, come sinora affermato dalla giurisprudenza, la sofferenza momentanea, ben potendo l’effetto stesso del reato protrarsi anche per lungo tempo, ma di converso, il  catalogo dei casi di risarcibilità del danno non patrimoniale non costituisce numero chiuso; la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma, in virtù dell’apertura dell’art. 2 Cost. ad un processo evolutivo, deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complessivo sistema costituzionale, indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano, non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana.

Affrontando il tema del danno esistenziale, le Sezioni Unite hanno rilevato che si tratta di una figura creata dalla giurisprudenza al fine di assicurare la tutela risarcitoria nel caso di fatti produttivi di peggioramento della qualità della vita e della alterazione della vita di relazione, anche in assenza di lesione dei diritti della persona garantiti dalla Costituzione.

Al danno esistenziale – ha osservato la Corte – è stato dato ampio spazio dai Giudici di pace, con conseguente proliferazione delle lite cosiddette “bagatellari”, in relazione alle più fantasiose, ed a volte risibili, prospettive di pregiudizi suscettibili di alterare il modo di esistere delle persone: la rottura del tacco di una scarpa da sposa, l’errato taglio di capelli, l’attesa stressante in aeroporto, il disservizio di un ufficio pubblico, l’invio di contravvenzioni illegittime, la morte dell’animale di affezione, il maltrattamento di animali, il mancato godimento della partita di calcio per televisione determinato dal black-out elettrico; in tal modo si sono risarciti pregiudizi di dubbia serietà, a prescindere dall’individuazione dell’interesse leso, e quindi del requisito dell’ingiustizia.

Ciò che va sottolineato, della sentenza delle Sez. Unite è che “pregiudizi di tipo esistenziali sono riconducibili purché conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile alla persona”.

Quale pregiudizio di natura esistenziale può essere considerato come tale?

Orbene, la risposta al quesito su quali siano i danni prevedibili va ricercata innanzitutto nell’oggetto del contratto e nell’interesse che questo mira a soddisfare: se il contratto ha ad oggetto prestazioni volte a soddisfare anche interessi di natura non patrimoniale, come appunto nel caso in questione, debbono ritenersi prevedibili e debbono dunque essere risarciti i danni ricadenti nella sfera non patrimoniale, e, dunque, tanto il danno morale soggettivo quanto il pregiudizio esistenziale.

Come si calcolano il danno derivante dalle nozze rovinate?

Il danno, in questi casi, oltre al prezzo pagato per il servizio mai usufruito, sarebbe anche legato alla sfera psico-affettiva dei coniugi. Pertanto, bisogna tenere in conto non solo il riferimento alla consueta reazione di nervosismo, insoddisfazione, rabbia oppure anche abbattimento, di chi abbia subito l’inadempimento, ma porre l’accento sul fatto che gli sposi siano stati privati della possibilità di ripetere “l’archetipo perfetto” di un giorno indimenticabile come quello delle nozze. Dunque, il risarcimento è quindi consentito anche quando la prestazione dovuta, oltre ad essere valutabile economicamente (ossia abbia un prezzo quantificabile in denaro), corrisponda anche ad un interesse “non patrimoniale” (cioè privo di una sua valutazione in termini monetari). Pertanto, nella valutazione del danno, il risarcimento deve avere per oggetto l’intero pregiudizio subito dal soggetto danneggiato: quindi sia economico che morale.

Raccontaci la tua vicenda, scrivendoci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu l’Avvocato Francesca Paola Quartararo sarà pronta a rispondere a qualsiasi dubbio o perplessità del caso.

 

 

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