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L’Avvocato del Martedì: SIMBOLOGIA E TRADIZIONE, IL VERO SIGNIFICATO DEL NATALE.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
           Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. Quartararo) L’Avvocato del Martedì.

Eccoci, con un appuntamento “straordinario” con l’Avvocato del Martedì.

“A me piace prendere il Natale un po’ alla volta, per tutto l’anno. E perciò mi lascio trasportare fino ad arrivare alle vacanze – lascio che mi colgano di sorpresa – svegliandomi un bel giorno e dicendo improvvisamente a me stesso: “Caspita, questo è il giorno di Natale” (Cit. Ray Stannard Baker).

Natale, sostantivo maschile, giorno della nascita, dal latino Natalis “nascita”. La parola italiana nascere proviene da una antica parola, noscere, che significa “cominciare a conoscere” parola che ha le sue radici e derivati in altre lingue, legati ai termini notizia, nobile, celebre, konig, king.

Il Natale è la festa della nascita del Signore, celebrata il 25 dicembre. Non c’è nessun’altra festa cristiana così carica di tradizioni, di fascino, che abbia altrettanto richiamo popolare, con le cerimonie e riti più solenni, con usanze a volte di incerta origine e che si perdono nei secoli passati.

Il significato dei  i simboli del Natale?

L’albero di Natale cosiddetti Alberi Sempreverdi: Nei tempi antichi il sempreverde rappresentava l’essenza della vita ed era un simbolo fallico nel culto della fertilità. Anche i druidi, antichi sacerdoti nordeuropei, officiavano le loro cerimonie intorno a giganteschi alberi sempreverdi. Si capisce, dunque, la forte attinenza simbolica tra l’antica festa del Sol Invictus, e l’albero sempreverde. L’Albero in Casa. Riguardo il simbolismo espresso dall’albero addobbato nelle case, non esiste univocità. Una tradizione diffusa in tutti i Paesi che celebrano il Natale, ed è quella della preparazione del cosiddetto “Albero di Natale”.

La stella di Natale: era coltivata dagli Indios e dagli Aztechi, che la conoscevano col nome di “Cuetlaxòchitl” e la consideravano simbolo di purezza. Gli Aztechi credevano ad una leggenda secondo la quale alcune gocce di sangue di una dea, morta per amore, si riversarono sulla pianta, regalandole il magnifico colore che anche noi ancora apprezziamo. Le sue meravigliose brattee rosse, così calde al nostro sguardo, simboleggiano “l’amore verso il prossimo” e “la fiducia smisurata e illimitata”. Le radici di questa simbologia risalgono ad una leggenda messicana, che narra che in una notte di Natale una bambina di nome Lola era in chiesa ed ammirava i doni che le persone più ricche portavano all’altare. La povera bimbetta soffriva di non poter fare altrettanto e piangendo chiese a Gesù cosa potesse fare per dimostrargli il suo amore. D’improvviso una voce, che proveniva da una grande luce, le suggerì di uscire, di raccogliere un fascio di sterpi e di erbe qualsiasi e di portarlo in chiesa deponendolo sull’altare. Lola corse a raccogliere gli sterpi e, portatili in chiesa, li vide trasformarsi in rami che sulle sommità portavano delle meravigliose stelline rosse, che sembravano splendere alla luce delle candele. 

Il presepe: il 24 dicembre 1223 è ritenuta la data di nascita ufficiale del presepe. E il presepe non è rappresentazione di un evento storico, ma la ripresentazione di un evento psichico. “Narrando la vicenda esemplare della nascita divina, il presepe rappresenta e ri-presenta un tema archetipico centrale: quello della nascita della coscienza, attorno al quale si coagula la nascita e la formazione dell’individualità. Simbolicamente parlando il presepe racconta il momento nascente del processo d’individuazione”. Certo il presepe è anche specchio del tempo e della cultura che lo genera, è plasmato dalla psiche collettiva oltre che da un singolo artigiano, diviene, si trasforma, non è mai identico a sé stesso. Infatti, a ciascuno la sua funzione, ad ogni cosa il suo motivo d’essere: la stalla, o la grotta in uno scenario tipicamente notturno, l’ambientazione atemporale, qualche volta sullo sfondo il palazzo di Erode o rovine; la locanda, il diversorio. Il cuore della scena comprende Maria, Giuseppe, Gesù, il bue e l’asino. I magi sono altri personaggi essenziali, già presenti nelle raffigurazioni paleocristiane. Altrettanto indispensabili gli angeli, in numero variabile; immancabile anche il gruppo folto e variopinto dei pastori, quindi figure dedite ad occupazioni quotidiane e donne. Per i Paesi del sud Europa, ed in particolare l’Italia, il Presepe è il simbolo più forte del Natale.

Babbo Natale: la figura di Santa Claus (da cui il nostro Babbo Natale trae origine), è la contaminazione “pagana” tra la figura di San Nicola e quella dello julebok, personaggio leggendario che portava doni e dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi (che ha contagiato anche il personaggio della Befana). San Nicola nacque a Patara, città portuale della Lycia, nella penisola meridionale dell’Asia Minore (oggi Turchia), nel IV secolo d.C.. Orfano di una famiglia ricca (i suoi genitori morirono di peste molto presto), dopo essere stato educato da prete in un monastero, divenne vescovo di Myra (o Mira), in Lycia (Licia). Uscito dal monastero, donò tutte le sue ricchezze ai poveri e dedicò la sua vita ad aiutare il prossimo. Di lui non ci è pervenuto alcuno scritto e tutto ciò che si narra della sua vita è tramandato tramite leggende e scritti di altri autori.

I Doni: Circa 250 anni dalla morte di Gesù Cristo, tra il 243 e il 366, una notte in pieno inverno, si diffuse nell’antica Roma degli imperatori, l’usanza di scambiarsi le Strenae per festeggiare il dies natalis: gli auguri di buona salute per festeggiare il Santo Natale. Ben presto agli auguri si aggiunsero in dono cesti riccamente adornati di frutta e dolci prima, e doni di ogni tipo poi, per unificare i buoni auspici di prosperità nella nascita di Cristo e nell’ascesa al trono dell’imperatore. Il dono simboleggia il profondo significato della pace dell’amore verso gli altri che in questo periodo viene festeggiato. “Donare”, dare di sé senza aspettarsi nulla in cambio, amare impersonalmente, lieti se si trova rispondenza ma senza averla cercata, questo dovrebbe essere lo spirito che anima lo scambio di doni natalizio. Purtroppo la tradizione di scambiarsi doni ha giustificato e incentivato una crescita esasperante dei consumi, portando ad uno squilibrio oggi sempre più preoccupante tra l’aspetto commerciale ed il significato spirituale dell’evento.

Il Panettone: apparve per la prima volta nel Natale 1495 sulla tavola di Ludovico il Moro al castello degli Sforza, in occasione di un per celebrare il nuovo potere conferito al duca da un decreto dell’imperatore Massimiliano. Alla fine del banchetto venne portato in tavola il panis quidam acinis uvae confectus, il pane confezionato con acini di uva. Questo nuovo dolce ideato dal cuoco Antonio Toni piacque molto al duca, che, nella sua magnanimità, volle che tutti i milanesi potessero assaggiarlo. Fece così dare la ricetta a tutti i cuochi di Milano il “pan de Toni” poi venne in seguito chiamato “panettone”.

Calze di Natale: appendere Calze di Natale vicino camino è una vecchissima tradizione. Secondo i vari racconti, san Nicola portò a tre sorelle tre monete d’oro. Le tre sorelle appesero le loro calze sul camino per farle asciugare e quando san Nicola lasciò cadere l’oro, questo finì proprio nelle calze. Al mattino, le tre sorelle furono molto sorprese quando trovarono l’oro nelle calze. Per questo motivo, si appendono le calze vicino al camino, nella speranza di avere la stessa fortuna delle tre sorelle.

Perché il giorno di Natale si gioca a Tombola?

La tombola è il gioco tradizionale del Natale ha nell’antica Roma. Durante i Saturnali, che precedevano il solstizio e sui quali regnava Saturno, il mitico dio dell’Età e dell’Oro, eccezionalmente, si concedeva il gioco d’azzardo, proibito nel resto dell’anno. Il gioco era, quindi, in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno dispensatore della fortuna agli uomini per il nuovo anno; quindi la buona sorte del giocatore non era dovuta al caso, ma al volere della divinità. Quindi, oggi, potremmo dire, “speriamo che la Dea Bendata ci Baci”.

Mancano pochi giorni al Natale. Camminando per la strada non ho potuto fare a meno di soffermarmi ad osservare  la frenesia che caratterizza il nostro muoverci di questi giorni che ci separano dal Natale. È difficile rimanere attenti a quel che si sta facendo, a non perdere di vista il significato profondo delle nostre azioni, come per esempio scegliere un regalo. Richard Bach diceva “ogni regalo è un augurio di felicità”.

Se diamo uno sguardo al nostro mondo, potremo notare come oramai Il Natale non appartiene più solo alla comunità cristiana, ma a tutti gli uomini, in quanto è una festa diffusa in tutti i continenti. Ha assunto un significato universale ma allo stesso tempo  trasversale. È la festa dell’Uomo, di Gesù Cristo. Ed insieme, come da tradizione antichissima, è la festa della Luce. Potremmo dire che è la festa dell’Uomo ridestato dalla Luce.

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