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L’Avvocato del Martedì: SANTA LUCIA, CONNUBIO TRA TRADIZIONE E RELIGIONE.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
         Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. Quartararo) L’Avvocato del Martedì.

Eccoci, con un appuntamento “straordinario” con l’Avvocato del Martedì.

Un vecchio proverbio contadino dice che a Santa Lucia è “ù jurnù chi ù curtu cà c’è in tuttu l’annu”, il calendario gregoriano il tredici dicembre festeggia il giorno del martirologio  di Santa Lucia, la vergine siracusana protettrice degli occhi. La data di questa data, anticamente corrispondeva al venticinque dello stesso mese, lo sfasamento fra l’anno solare e il calendario giuliano e quello tropico, fu la causa di questa zibaldone, esso infatti coincideva con più corto periodo di luce dell’anno.  Il nome Lucia, rappresenta il femminile di Lucius (Lucio) che significa “promessa di luce”, questo nome permette al popolo di invocarla come protettrice della vista e della sanità degli occhi.

Santa Lucia
         Santa Lucia

Chi è Lucia, la vergine Siracusana?

Dai racconti che risalgono al periodo normanno, narrano di una giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Syracusae, che era stata promessa in sposta ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata di emorragie, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di  Sant’Agata, pregarono la martire catanese affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno Agata dirle: “ Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre?” Nella visione Agata le preannunciava anche il martirio e il suo patronato sulla città. Ritornata a Syracusae e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo e di donare tutti i suoi averi ai poveri. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa donare tutto il suo patrimonio, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall’imperatore Diocleziano. Il processo che Lucia sostenne dinanzi all’arconte Pascasio attesta la fede ed anche la fierezza di questa giovane donna nel proclamarsi cristiana. Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose: “Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”. Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vide piuttosto ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l’Arconte. Pascasio dunque ordinò che la giovane fosse costretta con la forza, ma lei diventò miracolasamente così pesante, che né decine di uomini né la forza di buoi riuscirono a spostarla. Lucia allora fu sottoposta al supplizio del fuoco, ma ne rimase totalmente illesa, sicché infine, piegate le ginocchia, fu decapitata, o secondo le fonti latine, le fu infisso un pugnale in gola. Morì solo dopo aver ricevuto la Comunione e profetizzato la caduta di Diocleziano e la pace per la Chiesa.

Fra le leggende agiografiche scritte per esaltare la Santa per una analogia del suo nome foneticamente vicino alla parole luce, c’è una narra che essendosi innamorato dei suoi occhi un giovane del luogo, Lucia, si ligia al dettame del Vangelo dove una frase scritta da Matteo si pronuncia: “se i tuoi occhi suscitano peccato, strappali e buttali via”, cosi si strappo gli occhi e li mandò in dono al giovane innamorato. Di notte andò a trovarla al capezzale del suo letto Gesù che la guarì dalla cecità rimettendole nelle orbite gli occhi, più belli e dolci di prima.

Ad essa si raccomandano coloro che temono le affezioni della vista, i miracolati di qualsiasi località della Sicilia in cui abitano, in questo giorno anticamente offrivano ex voti di cera, nel nostro tempo impreziositi con metallo d’argento, che rappresentavano l’organo di questo senso.

Nelle sue immagini Lucia è rappresentata con in mano un piatto, su cui sono posti i suoi occhi, strappatigli dai carcerieri. Ricchi di significati espressivo appaio anche la palma, simbolo del martirio e la lampada, metafora della luce.

Ma l’attaccamento dei siciliani a Lucia resta saldo e costante dopo sedici secoli, e viene manifestato pubblicamente con due feste annuali in suo onore: quella canonica del 13 dicembre, e quella siracusana e siciliana di maggio, che adempie un voto formulato nel 1646, durante una grave carestia che aveva colpito la città natale della santa.

Perché il 13 dicembre si festeggia a Palermo, Santa Lucia?

A Palermo, in questa data si celebra la Vergine siracusana, si ricorda un vetustu avvenimento, che la Santa implorata dai palermitani esaudì facendo arrivare nel porto un bastimento carico di grano. I palermitani stretti nella morsa della dame da diversi mesi di carestia, non mollarono il grano per farne farina, ma lo bollirono, per sfamarsi in minor tempo, aggiungendogli soltanto un filo d’olio, creando cosi la “cuccìa”. Da quella volta i palermitani specialmente in ambito popolare, ogni anno per devozione ricordano solennemente l’evento, rigorosamente ricorrono all’astensione per l’intera giornata dal consumare farinacei, sia pane che pasta, si preferisce mangiare riso, legumi e verdure, questi ultimi due alimenti ci riferisce il Pitrè anticamente in questo giorno erano le ragazze palermitane che per venerazione se ne cibavano e non doveva mancare la “cuccia”, questa tradizione era dovuta alla preservazione degli occhi incantevoli.

A questa devozione i palermitani la riportano ad un vecchio motto: “ Santa Lucia, pani vurria, pani nu nn’haiu, accussi mi staju”.

Questo avvenimento è stato ritenuto un prodigio e da quel momento alla devozione per Santa Lucia è stato associato l’uso di consumare cuccia “ grano bollito” il 13 dicembre di ogni anno.

Durante questi giorni di festeggiamento é bandito l’uso di pasta e pane e si usa consumare solo verdure e legumi, le arancine e la cuccìa, piatto tipico a base di grano e legumi, in alcune località, e dolce a base di grano bollito e crema di ricotta, a Palermo. Altra usanza, invece, è quella di fare dei piccoli pani a forma di occhi, da benedire, che vengono consumati per tenere lontane le malattie connesse alla vista.

A Palermo, il giorno che dovrebbe essere di astinenza dal pane e dalla pasta diventa il pretesto per consumare arancine in abbondanza. Anche se oggi vengono proposte nei più svariati modi, la classica arancina palermitana è quella con la carne.

Certo è, però, che da quel momento alla devozione per Santa Lucia è stato associato l’uso del mangiare cuccìa.

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