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L’Avvocato del Martedì: RIFORMA SULLA RESPONSABILITA’ MEDICA, QUALI SONO LE NOVITA’.

 

Avvocato Francesca Paola Quartararo
       Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

E’ in vigore il DDL Gelli – Bianco, approvato anche dal Senato in data 11/01/2017. La riforma ha previsto maggiore garanzie di trasparenza per gli utenti vittime di errori in ambito sanitario, maggiori tutele anche per i medici coinvolti. 

Quali sono le novità:

Conciliazione in sede Stragiudiziale

Nella legge “Gelli -Bianco” si prevede anche l’obbligo di tentare una conciliazione stragiudiziale prima di finire davanti a un tribunale. Si tratta di un modo per rendere più brevi i tempi dei risarcimenti, che quando devono essere decisi nel processo civile si allungano tantissimo. In più, tra l’altro, si obbligano tutte le strutture sanitarie ad essere assicurate e permette al cittadino di fare un’azione diretta nei confronti della compagnia di assicurazione se non riesce ad ottenere il denaro dalla Asl. Infine, si costituisce un fondo di garanzia per i pazienti che si trovano davanti una società assicurativa fallita, scomparsa o che comunque non è un grado di coprire il danno

Responsabilità penale del medico:

  • introduzione dell’art. 590 sexies c.p. rubricato “Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario”. Ed il testo è del seguente tenore: “Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma. Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di leggeovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico – assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”.

Come si vede, è scomparso ogni riferimento al problematico concetto di colpa grave e la scriminante oggi opera solo in caso di colpa (grave o lieve) per imperizia.

  • introduzione dell’art. 590 ter c.p. prevede al primo comma che “il sanitario che per imperizia cagioni la morte o la lesione personale del paziente risponde di omicidio colposo e lesioni colpose solo per colpa grave”. Se l’imperizia è lieve quindi non ne risponde, mentre ne risponde se la colpa lieve si manifesta nelle forme della negligenza o dell’imperizia. Ribadisce quindi l’interpretazione restrittiva della giurisprudenza sulla Balduzzi, il principio culpa levis sine imperitia non excusat.

Il secondo comma prevede l’esclusione della colpa grave quando vi è il rispetto delle linee guida, salve le rilevanti specificità del caso concreto. Quindi c’è colpa grave quando si rispettano le linee guida, ma non si devono rispettare per le rilevanti specificità del caso concreto. Anche questa è una nitida fotografia dell’attuale assetto giurisprudenziale.

Dunque si assiste ad una modifica del principio cardine della giurisprudenza dominate sulla legge Balduzzi, secondo cui è punibile il sanitario che, per imperizia si attiene alle linee guida quando non avrebbe dovuto attenersi per le macropiche specialità del caso concreto. Il principio viene modificato dalle seguenti novità:

  • Con la nuova legge “Gelli – Bianco” si applicherà esclusivamente ai reati di cui agli artt. 589 e 590 c.p., rimane fuori dall’ambito di applicazione tutti quei reati nei quali è possibile fare questione di linee guida rispettate e di colpa lieve.

Esempio:

Il medico ginecologo accusato di “interruzione colposa di gravidanza” risponde penalmente per imperizia, anche solo lieve, fino al distacco del feto dalla placenta, dopo il distacco solo per imperizia grave.

  • Linee guida: Mentre la Balduzzi non indica quali siano le buone pratiche e le linee guida rilevanti per la sua applicazione la legge Gelli-Bianco le indica espressamente sono quelle “… previste dalle linee guida elaborate dalle società scientifiche iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministero della salute, da emanare entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Ai fini della presente legge, le linee guida sono inserite nel Sistema nazionale per le linee guida (SNLG) e pubblicate nel sito internet dell’Istituto superiore di sanità.”. In tal modo la Gelli-Bianco soddisfa un’esigenza pratica molto sentita, quella appunto di individuare quali siano le linee guida alle quali il sanitario deve attenersi per evitare una responsabilità e che devono essere utilizzate nel giudizio penale. 

Esiste una maggiore tutela per il medico?

La “Responsabilità penale dell’esercente la professione sanitaria” e destinato ad inserire una nuova norma nel codice penale nella quale appunto si prevede che chi rispetta le buone pratiche e le linee guida non è punibile se ha agito per imperizia.

Dal punto di vista civile, la responsabilità del medico diventa “extracontrattuale”, cosa che obbliga la persona che ha subito un danno in ospedale a dimostrare la colpa di chi l’ha curata. La responsabilità della struttura sanitaria, però, resta “contrattuale”, e quindi in questo caso spetta all’ospedale o alla Asl provare di non avere responsabilità. In questo modo il cittadino può rifarsi prima di tutto sul soggetto economicamente più solido, cioè la struttura pubblica.

Responsabilità civile del medico e della struttura sanitaria:

Le novità introdotte in questo ambito dalla legge in commento costituiscono infatti un vero e proprio “cambio di rotta” rispetto alla tradizionale impostazione giurisprudenziale. Si stabilisce una netta bipartizione delle responsabilità dell’ente ospedaliero e della persona fisica per i danni occorsi ai pazienti. La struttura sanitaria assume una responsabilità di natura contrattuale ex art. 1218 c.c., mentre il medico, salvo il caso di obbligazione contrattuale assunta con il paziente, risponde in via extracontrattuale ex art. 2043 c.c.

Affatto secondarie le conseguenze pratiche di tale qualificazione. Sul fronte probatorio anzitutto, poiché nel primo caso al paziente danneggiato basta provare il titolo (che dimostri il ricovero e dunque l’assunzione dell’obbligazione da parte dell’ospedale) ed allegare l’inadempimento, il resto spettando all’ente convenuto, mentre nel secondo caso l’onere dell’attore abbraccia tutti gli elementi della pretesa, e dunque tanto quello oggettivo, nella sua triade condotta – evento – nesso di causa, tanto quello soggettivo, consistente nella colpa. La descritta bipartizione agisce altresì sul piano della prescrizione dell’azione, decorrendo quella contrattuale nell’ordinario termine decennale (art. 2946 cod. civ.) e quella aquiliana nel più breve termine quinquennale (art. 2947 cod. civ.).

Difatti all’atto di ricovero, tra medico e paziente si stabilisce un contatto sociale qualificato (in ciò che esso non è casuale, ma voluto d’ambo le parti), per effetto del quale il primo assume specifici obblighi di protezione nei confronti del secondo. Ad avviso dell’interprete, dunque, la violazione di tali obblighi imponeva il risarcimento del danno nelle forme prescritte dall’art. 1218 cod. civ..

Ora, una qualificazione identica della responsabilità di medico ed ospedale, per di più con i descritti vantaggi processuali in capo al danneggiato, avevano avuto l’effetto inaccettabile di ripartire equamente il rischio risarcitorio in capo a tali soggetti, senza considerare le ben diverse capacità finanziare di costoro. La riforma in commento intende dunque diversificare in modo netto le due posizioni, spostando il rischio sul soggetto maggiormente capiente. Ciò, a ben vedere, va a vantaggio tanto dell’esercente la professione sanitaria, il quale risponde solo dei danni integralmente provati dal paziente, tanto del paziente medesimo che viene invitato ad agire contro chi più facilmente può ristorare i danni.

  • Obbligo di assicurazione e fondo di garanzia

Infine, la riforma introduce precisi obblighi assicurativi in capo alle strutture sanitarie ed agli esercenti la professione sanitaria. Ciò, a ben vedere, allo scopo di rendere effettiva l’eventuale condanna di tali soggetti al risarcimento dei danni cagionati ai pazienti. In particolare, è previsto anzitutto l’obbligo di assicurazione per la responsabilità contrattuale (ex artt. 1218 e 1228 c.c.) verso terzi e verso i prestatori d’opera, a carico delle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, anche per i danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture medesime. In secondo luogo, si stabilisce l’obbligoper le strutture in esame, di stipulare una ulteriore polizza assicurativa per la copertura della responsabilità extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.) verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie, per l’ipotesi in cui il danneggiato esperisca azione direttamente nei confronti del professionista. Inoltre, è fatto obbligo di assicurazione a carico del professionista sanitario che svolga l’attività al di fuori di una delle predette strutture o che presti la sua opera all’interno della stessa in regime libero-professionale, ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente, per i rischi derivanti dall’esercizio della medesima attività.

Infine, viene anche istituito un fondo di garanzia a tutela degli interessi generali dei pazienti: il fondo risarcirà i danni in quei casi in cui gli importi eccedano i massimali coperti dalle polizze stipulate dalle strutture sanitarie o dal medico, oppure in caso di insolvenza della compagnia assicuratrice. Il fondo è alimentato con i contributi obbligatori annuali versati dalle compagnie autorizzate all’esercizio dell’assicurazione per i rischi derivanti da responsabilità sanitaria.

Se hai qualche dubbio o perplessità sulla questione, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo, sarà pronta a risponderVi,  scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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