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L’Avvocato del Martedì: Referendum Costituzionale – Boschi: Si o NO?

Avvocato Francesca Paola Quartararo
           Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F.P. Quartararo) Eccoci al nostro appuntamento settimanale con L’Avvocato del Martedì.

Il prossimo autunno gli italiani saranno chiamati a votare per approvare o meno le riforme costituzionali contenute nel ddl Boschi, un testo preparato dal ministero per le Riforme Costituzionali, guidato dalla Ministra Maria Elena Boschi, insieme al Premier Matteo Renzi. La legge è divisa in 41 articoli che modificano cinque dei sei “titoli” in cui è divisa la seconda parte della Costituzione Italiana.

Cosa è un referendum costituzionale?

L’art. 138 della Costituzione Italiana disciplina il referendum costituzionale, detto anche confermativo o sospensivo, per mezzo del quale è possibile modificare leggi costituzionali o di revisione. Per essere valido non c’è bisogno di raggiungere il quorum. A differenza del referendum abrogativo, cioè, non è necessario che vada a votare il 50% più uno degli aventi diritto al voto.

Cosa prevede la riforma?

  • Abolizione del Bicameralismo Perfetto: riforma del Senato.

La riforma si propone di superare il bicameralismo perfetto che caratterizza l’assetto istituzionale italiano.     Non più due Camere con uguali poteri ma un bicameralismo differenziato, in cui il Parlamento continuerà ad articolarsi in Camera e Senato, ma i due organi avranno composizione e funzioni differenti. Con la riforma, la Camera dei deputati diventerà l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che approverà le leggi ordinarie e di bilancio, dunque, eserciterà una funzione di indirizzo politico, ed esprimerà la fiducia al governo.

Il nuovo Senato diventerà un organo rappresentativo delle autonomie regionali (si chiamerà senato delle regioni) sarà così composto: cento senatori (anziché dei 315 attuali) i quali non saranno eletti direttamente dai cittadini. Infatti 95 di loro saranno scelti dai consigli regionali che nomineranno con metodo proporzionale 21 sindaci (uno per regione, escluso il Trentino Alto Adige che ne nominerà due) e 74 consiglieri regionali (due per regione, in proporzione alla popolazione e ai voti ottenuti dai partiti). Questi 95 senatori resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratori locali.

Novità per i senatori a vita: diventeranno “di nomina presidenziale”. Scelti sempre dal Presidente della Repubblica tra i cittadini che avranno illustrato la Patria per altissimi meriti, resteranno in carica per sette anni e non potranno essere più rinominati “senatori a vita”, carica che resterà valida solo per gli ex presidenti della repubblica. Inoltre, i senatori non sono più pagati dal senato, ma percepiranno solamente lo stipendio come amministratori locali.

  • Elezione del Presidente della Repubblica. Cosa Cambia?

All’elezione del Presidente della Repubblica non parteciperanno più i delegati regionali, ma solamente le camere in seduta comune. Sarà necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti fino al quarto scrutinio, solamente dal settimo scrutinio basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti (ed oggi è necessario ottenere i due terzi dei voti dell’assemblea fino al terzo scrutino, dal quarto è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti).

  • L’iter delle Leggi: procedimento legislativo monocamerale.

In base alla riforma, fatta eccezione per alcune materie, le leggi sono approvate dalla sola Camera dei deputati, con un procedimento  legislativo monocamerale. Il Senato mantiene la funzione legislativa sulle leggi costituzionali e di revisione costituzionale, sui rapporti tra Stato, Unione Europea ed enti territoriali, sulla tutela delle minoranze. Per le leggi che riguardano le competenze regionali il voto del Senato è obbligatorio, di converso, per tutte le altre leggi il Senato può concorrere all’iter, chiedendo su richiesta di un terzo dei senatori di proporre modifiche su un provvedimento approvato dalla Camera entro 30 giorni. E’ richiesta, invece, la maggioranza assoluta nei casi di leggi che riguardano le competenze esclusive delle regioni e delle leggi di bilancio.

  • Abolizione del Consiglio Nazionale per l’Economia e il Lavoro previsto dall’art. 99 della Costituzione.

Con la riforma Boschi viene soppresso il CNEL, attualmente composto da 63 consiglieri che svolgono la funzione consultiva su leggi che riguardano l’economia ed il lavoro ed è anche titolare dell’iniziativa legislativa. Il disegno di legge prevede l’abolizione definitiva delle Provincie.

  • Modifica del Titolo V parte II° della Costituzione e competenze Stato/Regioni.

La riforma Boschi riscrive la divisione delle competenze legislative tra lo Stato e le Regioni ed abolisce la definizione di legislazione concorrente. Una serie di materie torneranno alla competenza esclusiva dello Stato tra cui: ambiente, gestione di porti e aeroporto, trasporto e navigazione, produzione e distribuzione dell’energia, politiche per l’occupazione, sicurezza sul Lavoro, ordinamento delle professioni, beni culturali e turismo.

  • Referendum abrogativo e leggi d’iniziativa popolare.

Il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo resta sempre del 50% più uno degli aventi diritto al voto, novità, i cittadini che propongono la consultazione dovranno essere 800mila (anziché 500mila), il quorum sarà ridotto infatti sarà sufficiente che vada a votare il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche, non più il 50% più uno degli aventi diritto. Per proporre una legge d’iniziativa popolare non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno almeno 150mila. Infine, la riforma lascia aperta la possibilità di introdurre referendum propositivi, demandata solamente alle leggi ordinarie, cioè per introdurre nuove leggi (ad oggi i referendum possono solo confermale o abrogare leggi già approvate).

  • La Corte Costituzionale.

I 5 giudici di nomina parlamentare saranno eletti non più in seduta comune ma separatamente: di cui 3 dalla Camera e 2 dal Senato.

  • La Corsia Preferenziale o “Voto a data Certa”.

Il governo può chiedere una corsia preferenziale per i disegni di legge ritenuti necessari ed urgenti per la realizzazione del programma. In questo caso la Camera vota su richiesta dell’esecutivo entro 5 giorni. Se la richiesta viene accolta l’iter deve concludersi entro 70 giorni. Questa procedura detta, appunto, di “voto a data certa” è esclusa per talune materie quali: materia elettorale, ratifica dei trattati, amnistia, indulto, leggi di bilancio, oltre che per le leggi di competenza del Senato.

Quali sono i PRO ED I CONTRO del Referendum Costituzionale?

I temi e le riflessioni a favore del “Sì”: La campagna elettorale per il referendum costituzionale fa emergere diversi motivi sia economici sia sostanziali per votare “SI”, tra cui la diminuzione nel numero dei parlamentari e i risparmi sui loro stipendi (il cosiddetto “taglio alle poltrone” e “taglio agli stipendi”). I risparmi saranno ottenuti dall’abolizione del CNEL, dal fatto che i senatori non riceveranno più uno stipendio e in piccola parte dalla definitiva abolizione delle provincie. Dal punto di vista sostanziale, si ha la semplificazione dell’iter legislativo, ottenuta grazie alla riduzione delle competenze del Senato e alla fine del bicameralismo perfetto. In questo modo si eviterà la cosiddetta “navetta”, cioè il “viaggio” che i testi di legge compiono più volte tra la Camera ed il Senato per essere approvati. Infine, la modifica del Titolo V parte seconda della Costituzione permetterà di risolvere diversi conflitti di competenza che sorgono tra Stato e Regioni.

Le ragioni del “NO”: Una delle critiche più diffuse a questa riforma è che rischia di trasformare l’Italia in un paese “autoritario”, o che comunque restringa gli spazi di dibattito democratico e parlamentare. L’eventuale riforma comporterebbe un indebolimento di una delle due camere, rischiando di rendere il governo comparativamente più forte. Inoltre, le ragioni del “no” sono state avvallate dai “costituzionalisti”con lettera aperta “indebolimento dell’assetto regionale”, mettono in evidenza come il ddl Boschi riduce il modo sproporzionato l’autonomia delle regioni, lasciando un eccessivo potere in mano allo Stato.

Pertanto, le riforme del ddl Boschi – Renzi saranno contenute in un’unica legge, ove ad ottobre gli elettori saranno chiamati a votare su un “unico quesito”: approvare o respingere in blocco l’intero pacchetto di riforme costituzionali.

Illustrando i punti fondamentali della riforma costituzionale e confrontando il parere di chi sia favorevole e di chi sia contrario al referendum che modificherà alcuni articoli della Carta Costituzione, scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu per esprimere una vostra opinione sulla questione.

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