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L’Avvocato del Martedì: L’EFFICACIA PROBATORIA DELLA CTU.

Avvocato Francesca Paola Quartararo
                        Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

Cosa è la CTU?

La CTU è l’acronimo di “Consulente Tecnico D’Ufficio” e si riferisce a quella figura di perito che lavora al fianco del Giudice (art. 61 c.p.c) e presta la sua opera di consulenza sulla base di precise e specifiche competenze e tecniche. Il CTU collabora con il Giudice che gli ha conferito in un clima di assoluta fiducia e cooperazione. Il Giudice, infatti, dopo aver elaborato dei quesiti utili a chiarire le posizioni delle parti in causa, lì sottopone al CTU che ha il compito di rispondere a tali quesiti in maniera precisa e dettagliata attraverso un elaborato definita, appunto,  relazione di consulenza tecnica d’ufficio.

La CTU si differenzia dalla CTP?

Il ruolo della CTP acronimo di “Consulente Tecnico di Parte” è proprio quello di prestare la propria opera di consulenza, non tanto per il Giudice, ma per le parti in causa. Dunque, sarà ognuna delle parti in causa a decidere a quale libero professionista conferire l’incarico peritale che dovrà affiancare il consulente d’ufficio e, per mezzo delle proprie conoscenze ed esperienze in un determinato settore tecnico, potrà sostenere o criticare le osservazioni da lui fornite. Di qualsiasi natura sia il caso in cui viene chiesto l’intervento del CTU, il suo compito è comunque quello di tutelare il contraddittorio tra le parti.

Qual è la valenza probatoria della CTU?

Nello svolgimento di un processo di natura civile, la CTU può essere ammessa come supporto contributivo per la valutazione di quanto è stato già assunto in corso di causa o per accertare fatti rilevabili solo attraverso specifiche cognizioni o strumentazioni tecniche.

A tal proposito la Sentenza emessa dalla Corte di Cassazione n. 17685/2016 si è occupata sull’ammissibilità della CTU come mezzo di prova ed afferma: “la CTU pur non rappresentando un mezzo di prova, è comunque un mezzo istruttorio, ed è resa necessaria (in quanto fonte oggetto di prova) laddove occorra accertare fatti rilevabili solo attraverso specifiche competenze e strumenti tecniche senza che ciò incida sulla ripartizione dell’onere probatorio tra le parti (art. 2697 c.c.). Difatti, la CTU non ha solamente una funzione valutativa (o quantificativa) di quanto già acquisito al processo, ma anche di precipuo strumento asseverativo dei fatti allegati dalle parti”.

Il Giudice può disattendere le risultanze della CTU?

Le valutazioni espresse dal consulente tecnico d’ufficio non hanno efficacia vincolante per il Giudice e, tuttavia egli può legittimamente disattenderle soltanto attraverso una valutazione critica, che sia ancorata alle risultanze processuali e risulti congruamente e logicamente motivata, dovendo il Giudice indicare gli elementi di cui si è avvalso per ritenere erronei gli argomenti sui quali il consulente si è basato, ovvero gli elementi probatori, i criteri di valutazione e gli argomenti logico-giuridici per addivenire alla decisione contrastante con il parere del CTU.

Nel corso del giudizio ci possono essere più consulente tecniche?

Assolutamente si, se nel corso del giudizio di merito vengano espletate più consulenze tecniche, in tempi diversi e con difformi soluzioni prospettate, il giudice, ove voglia uniformarsi alla seconda consulenza, è tenuto a valutare le eventuali censure di parte e giustificare la propria preferenza, senza limitarsi ad un’acritica adesione ad essa; egli può, invece, discostarsi da entrambe le soluzioni solo dando adeguata giustificazione del suo convincimento, mediante l’enunciazione dei criteri probatori e degli elementi di valutazione specificamente seguiti, nonché, trattandosi di una questione meramente tecnica, fornendo adeguata dimostrazione di avere potuto risolvere, sulla base di corretti criteri e di cognizioni proprie, tutti i problemi tecnici connessi alla valutazione degli elementi rilevanti ai fini della decisione.

Il CTU incorre in responsabilità?

Il Consulente Tecnico D’ufficio è un professionista iscritto regolarmente all’albo professionale. Il Consulente Tecnico come tale deve rispettare oltre le norme deontologiche, proprie dell’Ordine professionale di appartenenza, deve altresì rispettare l’art. 81 bis, disp. att. c.p.c., modificato dal D.L. 13 agosto 2011, n. 138, convertito con Legge 14 settembre 2011, n. 148, ha stabilito che l’inosservanza dei termini fissati nel calendario processuale dal Giudice può costituire una violazione disciplinare da parte del CTU e può dunque essere considerata ai fini della nomina o della valutazione dello stesso. La responsabilità civile del Consulente Tecnico è regolata in modo specifico dalle disposizioni dell’art. 64 c.p.c., che dispone, che si applicano le disposizioni del codice penale relative ai periti e al secondo comma: “in ogni caso, il CTU che incorre in colpa grave nell’esecuzione degli atti che gli sono richiesti è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10329.00 euro”. Dunque, qualora il perito nominato dal Giudice, violando i propri doveri di diligenza e correttezza, o per un cattivo o ingiusto espletamento del proprio incarico, abbia recato danni alle parti con la propria condotta, ha l’obbligo di risarcire le stesse.

Se hai qualche dubbio o perplessità sulla questione, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo, sarà pronta a risponderVi,  scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

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