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L’Avvocato del martedì: la nuova rubrica de Ilmoderatore.it

quartararo(di F.P.Quartararo) Da oggi ha inizio la nuova rubrica “L’Avvocato del martedì”; nasce in collaborazione con il Giornale “IL MODERATORE – Quotidiano Popolare” del Dott. Francesco Panasci in cui ci si pone l’obiettivo di informare e di interagire con tutti i lettori su svariati TEMI di natura giuridica attuale e strettamente connessi a casi di vita quotidiana. Ogni settimana verrà proposto un tema diverso ponendo alla Vostra attenzione tematiche sociali, ambientali- culturali – medico/sanitarie – pari opportunità e storie di vita reale raccontate direttamente da Voi.
Pertanto scriveteci le vostre esperienze personali ed i vostri dubbi; l’Avvocato Francesca Paola Quartararo vi risponderà settimanalmente, tramite l’indirizzo web:
http://www.avvocatoquartararo.eu/contatti/ all’interno della sezione dedicata.

Oggi iniziamo con un argomento medico/sanitario:

Gli errori dei medici sono ormai – e purtroppo – all’ordine del giorno. I casi di malasanità sembrano ripetersi di continuo, nelle cronache.
A causa di questi errori medici si possono subire danni fisici, temporanei o permanenti, o addirittura morire: in sala operatoria come in corsia o perfino in sala parto. L’errore medico è un fenomeno rilevante nel nostro sistema sanitario con conseguenze che vanno in una duplice direzione:
1) danni al paziente e ai suoi familiari quando il danno è accertato;
2) danni ai medici, quando il magistrato accerta che l’evento non è stato provocato dalla responsabilità dei sanitari.

Questa situazione comporta un notevole danno (professionale e biologico) per il medico, ma anche un pericolo serio per il cittadino-paziente.  Quali sono le modifiche apportate dalla legge “Balduzzi”?  A partire dal 1999 la giurisprudenza unanime ha ritenuto che anche la responsabilità del medico dipendente e/o collaboratore della struttura sanitaria, autore della condotta attiva o omissiva produttiva del danno al paziente, andasse inquadrata nella responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c., in base alla teoria del “contratto di spedalità”.

In sintesi, si riteneva che nei casi di danni arrecati al paziente, così come la responsabilità civile della struttura sanitaria fosse da ricondurre all’art. 1218 c.c. in funzione della sola accettazione del paziente presso la struttura medesima, anche quella del medico dipendente e/o collaboratore andasse inquadrata allo stesso modo, con ciò che questa interpretazione portava con sé in termini di riparto dell’onere probatorio e di termini prescrizionali. Con l’entrata in vigore della c.d. “Legge Balduzzi” 189/2012, però, si è assistito a un mutamento del diritto vivente, in quanto l’art. 3, I comma ha ancorato la responsabilità anche civile del medico ospedaliero al diverso concetto della responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c.

Allora cosa cambia per il paziente danneggiato che voglia intentare una causa sia nei confronti della struttura sanitaria sia nei confronti del medico che gli ha arrecato un danno?
La norma in parola recita “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attivita’ si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunita’ scientifica non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile. Il giudice, anche nella determinazione del risarcimento del danno, tiene debitamente conto della condotta di cui al primo periodo”.

La fattispecie è quella in cui il paziente si reca in una struttura sanitaria dove viene seguito e curato da un medico con il quale non stipula un contratto d’opera professionale. Ebbene, dice la  norma, se questo medico si attiene alle linee guida e sostanzialmente ai protocolli della comunità scientifica, egli non risponderà penalmente per colpa lieve, ma risponderà civilmente ai sensi dell’art. 2043.

Cosa cambia per il paziente? mentre prima, quando la responsabilità del medico era inquadrata come responsabilità contrattuale, il paziente danneggiato si limitava a denunciare di aver subito un danno per essere entrato in contatto con la struttura sanitaria e con il medico e aveva un termine di dieci anni per agire ai fini dell’ottenimento del risarcimento, adesso spetta a lui dimostrare che sussistono tutti gli elementi costitutivi dell’illecito aquiliano e ha un termine prescrizionale di quinquennale anni per farlo.

Pertanto, quindi, assistiamo ad un alleggerimento della responsabilità medica.

Scriveteci il vostro caso, l’Avv. Francesca Paola Quartararo sarà pronta a rispondere a qualunque perplessità o dubbio.

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