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L’Avvocato del Martedì: DIRITTO DEL LAVORO – L’IMPRENDITORE HA IL POTERE DI LICENZIARE IL LAVORATORE SOLO PER AUMENATRE I PROFITTI AZIENDALI

Avvocato Francesca Paola Quartararo
        Avvocato Francesca Paola Quartararo

(di F. P. QUARTARARO) Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

 “ Il conto lo paga chi mangia, ma un cattivo chef va licenziato” (cit. S. Benni) 

La Cassazione riscrive il diritto del lavoro, la sentenza degli ermellini (sentenza n. 25201 del 7 dicembre 2016), stabilisce che il rapporto lavorativo può essere interrotto non solo in cado di difficoltà economiche, ma anche se il datore decide di fare a meno di una funzione per incrementare la propria redditività.

E’ questa la nuova e rivoluzionaria fattispecie di licenziamento riconosciuta per la prima volta nel nostro ordinamento, un ampliamento del licenziamento per giustificato motivo oggettivo che potrà ricorrere, adesso, non solo nei casi “straordinari” come le situazioni economiche sfavorevoli ma anche in quelli “ordinarie” in cui l’azienda decide di sopprimere una funzione per aumentare la redditività, quindi, in ultima istanza, il profitto.

Il datore di lavoro può licenziare il dipendente anche al fine di ottenere “una migliore efficienza gestionale”  e così determinare “un incremento della redditività”. In ossequio all’art. 41 della Cost.l’imprenditore è libero, pur nel rispetto della legge, di assumere quelle decisioni atte a rendere più funzionale ed efficace la propria azienda, senza che il giudice possa entrare nel merito della decisione” e che, di conseguenza, sia “un limite gravemente vincolante”  per l’autonomia dell’imprenditore quello di restringere la possibilità di “sopprimere una specifica funzione aziendale solo in caso di crisi economica finanziare e di necessità di riduzione dei costi”.

La Cassazione ha affermato che “il motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il  giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa”.

Quando è legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo?

Perché sia legittimo il licenziamento, “è sufficiente che il licenziamento sia determinato da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa, tra le quali non possono essere aprioristicamente o pregiudizialmente escluse quelle che attengono a una migliore efficienza gestionale o produttiva, ovvero anche quelle dirette a un aumento della redditività d’impresa”.

In altri termini, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo per essere legittimo d’ora in avanti non dovrà più essere considerato a extrema ratio ma uno dei possibili sbocchi dell’autonomia organizzativa e decisionale dell’imprenditore sottratta al vaglio del giudice del lavoro (a cui spetterà unicamente verificare in concreto l’esistenza della ragione dedotta dell’azienda ed il nesso di causalità tra la ragione dedotta e il licenziamento di quel particolare dipendente.

Insomma, per licenziare un dipendente “non è quindi necessitato che si debba fronteggiare un andamento economico negativo o spese straordinarie”; questo perché “in assenza di una specifica indicazione normativa, la tutela del lavoro garantita dalla Costituzione, non consente di riempiere di contenuto l’art. 3 L. n. 604/1966 sino al punto di ritenere preventivamente imposto che,nel dilemma tra una migliore gestione aziendale e il recesso da un singolo rapporto di lavoro, l’imprenditore possa potare per la seconda soluzione solo a condizione che debba far fronte a sfavorevoli e non contigenti situazioni di crisi”. L’imprenditore può quindi, stabilire la dimensione occupazione dell’azienda evidentemente al fine di perseguire il profitto che è lo scopo lecito per il quale intraprende.

 Da dove nasce il nuovo Principio Costituzionale?

La Sentenza in questione ha accolto il ricorso di un resort di lusso della Toscana contro la decisione della Corte di Appello di Firenze che aveva giudicato illegittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo con il quale era stato estromesso uno dei manager al quale la corte fiorentina – diversamente dal giudice di primo grado – aveva riconosciuto il diritto a ottenere quindici mensilità. Invece secondo il Tribunale il licenziamento era legittimo in quanto “effettivamente motivato dall’esigenza tecnica di rendere più snella la cosiddetta catena di comando e quindi la gestione aziendale”. Un punto di vista non condiviso dalla Corte di Appello che ha ritenuto non sufficiente la dimostrazione dell’effettività della riorganizzazione in mancanza della prova, da parte del datore, dell’esigenza di fare fronte a uno stato di crisi o a spese straordinarie. In poche parole, secondo la corte di secondo grado il licenziamento era mascherato dalla foglia di fico del riassetto di impresa ma in realtà era motivato solo “dalla riduzione dei costi e, quindi, dal mero incremento del profitto”. Questa motivazione non è stata condivisa dalla Cassazione che ha disposto l’annullamento con rinvio del verdetto che aveva stabilito che di licenziamento illegittimo si trattava con diritto a quindici mensilità. Ora la Corte di Appello dovrà rivedere la sua decisione e tenere in considerazione, anche solo per riformulare le motivazioni, i principi fissati dalla Cassazione.

L’imprenditore con questa nuova sentenza può pensare principalmente al benessere della propria azienda ed il lavoratore licenziato poiché si tratta di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, può accedere all’indennità di disoccupazione, oggi NASPI.

Se hai qualche dubbio o perplessità sulla questione, l’Avvocato Francesca Paola Quartararo, sarà pronta a risponderVi,  scriveteci nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

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