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L’Avvocato del Martedì _ GLI EREDI QUALI TIPI DI DEBITI POSSONO EREDITARE?

Avvocato Francesca Paola Quartararo 

(di F. P. QUARTARARO)  La rubrica settimanale “L’avvocato del Martedì”.

Cosa sono i debiti ereditari?

Nel momento in cui un soggetto muore “de cuius” sia che questi abbia fatto testamento sia che non abbia fatto, i suoi debiti passano agli eredi ex art. 752 c.c. Dunque, i coeredi devono pagare i debiti e pesi ereditari in proporzione delle loro quote ereditarie, ciò significa che il creditore non può chiedere l’intera prestazione ad un solo coerede poiché non sussiste tra di essi un rapporto di solidarietà.

Quali tipi di debiti non si possono ereditare?

Generalmente non tutti debiti vengono trasmessi agli eredi. Tali debiti sono:

  • le multe, le sanzioni e i debiti già caduti in prescrizione;
  • pagamento della cartella esattoriale per il mancato pagamento di una multa del defunto;
  • le sanzioni amministrative connesse al defunto quando ancora era in vita.
  • Sfortunatamente neanche la morte cancella i debiti con il fisco, debiti che si trasmettono agli eredi. In tal caso gli eredi posso chiedere lo sgravio delle sanzioni eventualmente addizionate alla cartella di pagamento, poiché tali importi essendo addebitati all’evasione del contribuente non sono ereditabili. In deroga alla suddetta responsabilità “pro quota” o “parziaria” l’art. 65 del P.R. n. 600/1973 prevede che per le obbligazioni di carattere tributario gli eredi sono responsabili in solido e non per quota ereditaria, attribuendo all’erario la facoltà di richiedere a ciascuno di essi di onorare l’intero del de cuius.

Come evitare un patrimonio “oberato” solamente da debiti?

Esistono diversi istituti giuridici che agevolano l’erede a rinunciare all’eredità tra cui:

  • La rinuncia all’eredità;
  • L’accettazione con il beneficio di inventario.

Difatti, con la rinuncia all’eredità il “chiamato” dichiara di non voler acquistare l’eredità del parente. Con tale atto, cessano gli effetti della delegazione verificatasi nei suoi confronti a seguito dell’apertura della successione e rimane, pertanto, estraneo alla stessa; ciò comporta che nessun creditore  potrà rivolgersi a lui per il pagamento di debiti ereditari, né potrà esercitare alcuna azione ereditaria o acquisire alcun bene dell’asse.

Quali sono gli effetti della rinuncia?

La rinuncia ha effetto retroattivo, il che significa che il rinunziante si considera come mai chiamato all’eredità. Il creditore può impugnare la rinuncia entro 5 anni dalla stessa, per mezzo dell’autorizzazione del giudice e farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome ed in luogo dell’erede, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

Ad esempio: La rinuncia, si concretizza in una dichiarazione formale che deve essere resa in atto pubblico davanti al Notaio o al Cancelliere del Tribunale, può essere effettuata nel termine di 10 anni dall’apertura della successione, salvo che il chiamato non sia nel possesso dei beni ereditari; in tal caso il termine per rinunciare è di soli tre mesi poiché altrimenti il chiamato, viene considerato erede puro e semplice.

L’accettazione con beneficio di inventario (beneficiata) l’erede può impedire la confusione tra il suo patrimonio e quello del soggetto defunto, mediante la separazione del suo patrimonio personale da quello del defunto, dunque rispondendo alle obbligazioni trasmessegli da quest’ultimo solo nei limiti del valore del patrimonio ereditario. L’accettazione può essere:

  • Espressa: per mezzo di una dichiarazione formale resa con atto pubblico davanti ad un pubblico ufficiale, notaio, cancelliere, o con una scrittura privata a cura dell’erede, che può essere coadiuvato nella stesura della stessa dai CAF del territorio;
  • Tacita: attraverso uno o più atti che presuppongono la sua volontà di accertare l’eredità, come ad esempio, la vendita di un bene.

Qual è la differenza tra rinuncia ed accettazione con beneficio di inventario?

La giurisprudenza costante con sent. n. 4274/2013 ha ribadito che la rinuncia all’eredità deve essere per l’intero asse patrimoniale ereditario, poiché è nulla la rinuncia parziale, condizionata o a termine. La rinuncia a differenza dell’accettazione non può avvenire tacitamente dacché la mancata accettazione si trasforma in rinuncia e l’erede che nei dieci anni seguenti all’apertura della successione non prende alcuna decisione, perde il diritto di accettare che quello di rinunciare.

Per qualsivoglia parere in materia di successione ereditaria è sempre meglio rivolgersi ad un esperto in materia, che potrà consigliarVi la miglior soluzione in relazione al caso specifico.

 

Per tutte le informazioni necessarie consulta il sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

 

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