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Lavoro, giovani choosy? I neoassunti più istruiti e meno pagati

Lavoro, foto internet

Allarme per l’occupazione giovanile. Secondo un’indagine di Datagiovani, peggiorano tutti i dati: dai contratti, alle retribuzioni fino alle mansioni.

Dalle statistiche emerge che il 62,4% dei neoassunti sotto i 30 anni ha contratti a tempo determinato. Nel 2007, prima della crisi, solo il 49,4% aveva questa forma contrattuale. “L’utilizzo del contratto a termine- dice l’associazione – è sempre più una strategia aziendale determinata dalla tipologia dei lavori attualmente disponibili piuttosto che determinato dalla volontà di testare le capacità del lavoratore o formarne competenze specifiche”. Calano anche i lavoratori a tempo indeterminato, collaboratori e part-time. Uno scenario desolante, dove scende del 26% la formazione e l’apprendistato. Il rapporto evidenzia il fenomeno dell’overeducation fra i laureati, che “vanno a ricoprire mansioni che tendenzialmente potrebbero essere occupate anche senza laurea”. Circa un laureato su tre rientra in questa categoria.

Dai numeri si vede anche che i giovani non sono poi così choosy: circa la metà degli under 30 lavora il sabato, con un 24% la domenica. Unica nota positiva è il settore commerciale, in grado di creare ancora impiego. Crollano il settore delle costruzioni e dell’industria. Intanto gli under 30 al primo impiego aumentano anche nell’agricoltura.

La retribuzione media è di 850 euro al mese, meno del 3% rispetto a cinque anni fa. Così l’unica strada sembra quella del contratto a tempo determinato, dove però negli ultimi anni è diminuita la durata: da dodici mesi fino allo scorso anno, ad otto nel 2012.

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