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L’atmosfera del sound de ‘Il Pan del Diavolo’

I Pan del Diavolo (foto Internet)

Ci sono canzoni e cantautori che riescono a mettere nero su bianco le atmosfere, i colori, le sensazioni, persino gli odori, dei momenti che viviamo. Questi artisti riescono a farci visualizzare quello che da sempre noi avremmo voluto raccontare. Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo o meglio Il Pan del Diavolo, palermitani purosangue, appartengono a questa categoria di ispirati compositori. Per esserne convinti basta leggere alcuni testi del loro secondo lavoro discografico pubblicato dalla etichetta indipendente La Tempesta, nella primavera del 2012.

Già il titolo “Piombo, Polvere e Carbone” è un esempio di come tre parole riescano a descrivere l’atmosfera grigia e densa di preoccupazione e sfiducia che circonda i giovani della nostra città e della nostra regione. È un titolo quasi profetico in questi giorni di grigiore e incertezza sul futuro, di roghi, discariche in fiamme e inquinamento ambientale. Tutto il disco è introspettivo, più ripiegato sulla condizione particolare dell’individuo rispetto al precedente “Sono all’Osso”.

“Dolce Far Niente” potrebbe essere un paradigma di moltissime vite di ragazzi palermitani, catanesi che non sanno cosa fare dopo l’università e si ritrovano a “svegliarsi tardi e ogni tanto suonare la chitarra/ non ho un lavoro non ho un impegno/ ho sonno e non curanza/ esco dalla doccia/ mordo una pesca/ rispondo al telefono/ poi metto un disco/ dolce far niente/ niente niente niente”.

Lo stesso Alessandro ha sottolineato come trovasse azzeccato il commento di un giornalista su questa canzone, che l’aveva considerata come il seguito di “Università”, brano scritto e pubblicato nel primo album del duo palermitano. “La Velocità” infine si chiude con un invito “spendi un po’ di tempo per te stesso” quasi a scoraggiare chi vive la vita a ritmo frenetico, passando da un desiderio ad un altro, sempre affannato a inseguire il prossimo obiettivo e “Quello che vuoi è sempre oltre la gente il muro che ti fa davanti”.

Cambia l’umore del disco rispetto al precedente e di conseguenza cambia anche la musica, nuovi suoni, una formazione allargata, per accompagnare e dare profondità al sound, ma comunque continuità al progetto sonoro della band. Se, come aveva ironizzato Caparezza, il secondo album per una band o un’artista è il più difficile, Alessandro e Gianluca hanno superato a pieni voti la prova, confezionando un disco in definitiva “Meno immediato. Più Maturo. Un disco che rappresenta una crescita, una evoluzione naturale di una band che non si smentisce, che si rinnova e sperimenta. Un disco che non potrà non colpire chi è stato rapito dalla fascinazione generata da Sono all’Osso. Un disco che va ascoltato magari una volta in più, ma che sicuramente arriva”.

Fabio Butera

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