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L’astronauta Guidoni: “Superare i limiti per scaldare i cuori dei giovani”

Umberto Guidoni Foto Internet

Umberto Guidoni, astronauta, astrofisico, europarlamentare dal 2004 al 2009 e attuale Responsabile nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà per Scuola, Università e Ricerca, ha presenziato ad un incontro-dibattito organizzato dal candidato alle regionali Saverio Cipriano.

Guidoni è stato il primo europeo a mettere piede sulla Stazione Spaziale Internazionale, ha partecipato a due missioni NASA a bordo degli Space Shuttle Columbia ed Endeavour e a lui è stato inoltre intitolato l’asteroide 10605 Guidoni.

Noi de “Il Moderatore.it” lo abbiamo intervistato in esclusiva:

Salve dottor Guidoni, mancano meno di due settimane alle elezioni Regionali. Perché questa lista? Quali sono le possibilità che questa cancelli quanto di negativo ha fatto in passato il Governo Regionale siciliano?

“Il primo elemento fondamentale è la battaglia per la legalità che credo abbia sempre contraddistinto questa lista e quindi anche la battaglia per voltare pagina. Bisogna iniziare a costruire le fondamenta di un governo che si basi sul rispetto della legalità e che rompa una tradizione negativa che purtroppo conosciamo bene in questa Regione, ma non solo in questa, come abbiamo visto dalle recenti questioni lombarde.

Un altro elemento è quello di puntare a rilanciare l’economia di questa terra, rilanciare una prospettiva per i giovani, per quello che è un problema nazionale ma che chiaramente nel sud, in particolare in Sicilia, assume dimensioni terribili. Mettere al centro il lavoro, la formazione, la scuola pubblica”.

L’istruzione e la ricerca in Italia sono in forte crisi. Si leggono le statistiche e si vede come il nostro Paese sia in difficoltà rispetto al resto d’Europa, non solo nell’istruzione ma anche nell’opportunità di trovare lavoro successivamente. Perché l’Italia non punta sui giovani?

“Questa è una domanda difficile alla quale però bisogna rispondere. Io credo che la questione riguardi gli ultimi vent’anni, in cui si è abbandonata l’idea che bisognasse puntare sulle competenze, sulla professionalità, sulla formazione dei giovani, virando su un percorso fatto di scorciatoie. Questa cosa ha fatto sì che il modello che si era instaurato negli anni ‘60, della scuola pubblica, della scuola aperta a tutti, che aveva portato risultati e secondo me era stato uno degli elementi fondamentali del boom economico italiano degli anni ‘70, sia stato valutato come “sbagliato”, portando a pensare che nel mondo della formazione ci potesse essere un ruolo per i privati.

Si è voluto copiare il modello americano, che è un fallimento a livello di risultati. Si tratta di un sistema mediocre, intervallato da alcuni punti di eccellenza che però riguardano l’Università e non la scuola, volto a creare delle élites molto preparate, dietro alle quali però c’è il vuoto assoluto. Questo non è accettabile dal punto di vista dei valori, perché l’istruzione non deve essere qualcosa di riservato a pochi, ma un diritto di tutti, in grado di ridurre le disuguaglianze e risollevare le sorti di un paese in difficoltà come il nostro.

E’ dimostrato che è un diffuso innalzamento del livello di formazione ad avere effetti, non una piccola minoranza di elementi capaci, che sposta poco in un sistema come quello italiano. Bisognerebbe quindi investire non sulle eccellenze, ma sull’innalzamento del livello medio: l’esatto contrario di quello che ha fatto la Gelmini e sta facendo adesso il ministro Profumo”.

Strutture fatiscenti, poco sicure, insegnanti precari da decenni, cattedre assegnate secondo criteri poco trasparenti. Come è arrivata la scuola a questo punto?

“Si è arrivati a questo punto perché i governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni hanno pensato che la scuola pubblica non fosse competenza dello Stato, iniziando a tagliare indiscriminatamente, con il proposito di razionalizzare. Ma non è tagliando che si razionalizza, bensì investendo risorse in maniera selettiva”.

Cambiamo argomento: abbiamo visto domenica la straordinaria impresa di Felix Baumgartner. Il suo lancio dalla stratosfera è stato qualcosa di mai visto prima. Cosa ne pensa di questa impresa?

Queste imprese sono importanti. Noi abbiamo bisogno di queste imprese che attirino l’attenzione, scaldino i cuori dei giovani, ci diano quell’idea di superare il limite. Se però rimangono esempi isolati sono poco utili. Se usiamo questi esempi in maniera positiva, ispirando le nuove generazioni, creando attorno ad essi un processo di scolarizzazione e innovazione, allora funzionano bene.

Ma se si utilizzano solo come esempi a sé stanti facciamo solo dei danni. E’ l’atteggiamento tipico di noi italiani: noi prendiamo un caso e lo mettiamo lì in bella mostra. Poi però dietro c’è il vuoto. Non possiamo allora continuamente usare questi espedienti. Dobbiamo iniziare ad essere onesti e ammettere che in questo momento siamo in difficoltà e dobbiamo iniziare a fare qualcosa. A che serve avere dei grandi scienziati al Cern, per esempio, se dietro di loro c’è il deserto?”.

Mentre parliamo, su Marte la sonda Curiosity compie continue scoperte. Il progresso scientifico in questi campi sta assumendo dimensioni non indifferenti. Perché allora tante polemiche sulla quantità di fondi utilizzati?

“Sono cifre ingenti se uno le guarda in assoluto, ma relative ai risultati ottenuti non sono così elevate. Faccio un esempio: la Nasa ha fatto dei calcoli secondo i quali tutto il programma dello Shuttle è costato mediamente una pizza ad ogni singolo americano. Lo stesso ragionamento, allora, si potrebbe fare sulle spese militari, sulle quali si investe molto.
Comunque la tecnologia odierna è anche figlia di quelle missioni. Per andare sulla Luna l’uomo è stato costretto a ridurre le dimensioni e creare nuove forme di tecnologia. Il vero obiettivo è questo: andare nello spazio per migliorare la nostra vita sulla Terra”.

Paolo Guagliardito

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