PoliticaPrimo Piano

L’antropologo Traversari: “Noi con Salvini riparte con il Sud”

“E’ in atto un radicale cambiamento politico-culturale nel cuore della Lega”

Traversari

Una Lega che approda al Sud, con un nuovo nome per carità, rinnegando quelle posizioni “eccentriche” inanellate negli anni, vessillo delle crociate contro “Roma ladrona” e contro quegli stessi “terun” palla al piede del Paese, è un fatto più unico che raro. Certo, ora i meridionali non fanno più puzza e finiscono per trasformarsi, per il neo leader del partito Matteo Salvini, persino in una forza per combattere «l’emergenza nazionale, la disoccupazione, che è tale a Milano come a Taranto, Lecce e Catania. Prima ci si risolleva tutti insieme dalle due emergenze disoccupazione e immigrazione – ha chiarito l’europarlamentare ai microfoni di Rtl- perché checché ne dica Renzi l’immigrazione fuori controllo creerà sempre più caos sociale”. I leghisti cavalcano, dunque, l’onda del malessere nel Paese oppure si affacciano ad un radicale cambiamento d’identità? Lo chiediamo a Marco Traversari, antropologo culturale all’Università Bicocca di Milano, autore del saggio “Secessione”, pubblicato nel volume “Immaginario leghista” edito da Quodlibet Studio.

“C’è un vero e proprio cambiamento politico-culturale in atto nella Lega oggi. Perché i militanti del Carroccio arrivano al Sud? Perché è mutata la struttura della Lega e al contempo è variato il panorama geopolitico ed economico. Così come sono caduti il muro di Berlino e i due blocchi e contemporaneamente sono spariti i principali partiti la Dc ed il Pc, sia chiaro che non è stata solo tangentopoli a farli a pezzi, nella nuova ristrutturazione del quadro geopolitico queste formazioni non erano più necessarie. Il partito comunista era perdente. Allo stesso modo, anche la lega si ridefinisce. La Lega lombarda, che poi è diventata Lega Nord, non esiste più, ne è nata una nuova, che vuole costruire un partito nazionale pronto ad assumere le forme della nuova destra, in parte simile al Fronte nazionale della Le Pen in Francia, in parte con caratteristiche specifiche, autonome, al cui interno si oltrepassa la vecchia chiusura localistica della Lega Lombarda, per aprirsi ad una struttura nazionale che necessariamente dovrà indicare se non un’annessione, un dialogo continuo con le realtà autonomiste siciliane.

La Lega nazionale- Noi con Salvini lavorerà su tre fronti: il primo, la costruzione di un’entità nazionale dentro uno scenario europeo rinnovato, che tende ancora a privilegiare il rigore piuttosto che gli investimenti; il secondo, il forte disagio socio-economico che paradossalmente ha eliminato le disparità Nord-Sud, e rispetto al quale hanno perso sia la destra che la sinistra; terzo aspetto è l’immigrazione. Fenomeno che la Lega ha trattato come elemento caratterizzante del suo progetto politico, ponendo nella sua agenda il controllo dei flussi migratori. Va detto che questa posizione non corrisponde ad un rifiuto totale dell’immigrazione, ma ad una necessità di porre dei paletti che prevedano la possibilità di aiuti direttamente nei Paesi di provenienza.

Questi tre punti caratterizzano la neonata lega, la quale adesso sta dando una maggiore centralità al problema lavoro e occupazione. Al Nord ci sono già gruppi di leghisti che si sono uniti alla Lega nazionale, partendo dalla necessità di dare una spinta alla crescita economica. Non a caso Salvini parla spesso di partite Iva, di piccola imprenditoria, temi che vengono ripresi ed accostati a quelli dell’entità nazionale. Inoltre, va aggiunto un quarto punto. La poltica internazionale della Lega che ultimamente ha mostrato una forte attenzione verso il conflitto russo-ucraino, sottolineando le ragioni di Putin e schierandosi contro le sanzioni dell’Europa contro la Russia. Questa posizione è sintonia con la filosofia euroasiatica, per esempio quella espressa da Dugin, che ha catalizzato l’attenzione degli intellettuali che ruotano intorno alla Lega.

Tornando dal quadro geopolitico euroasiatico alla nostra realtà, crede che con questo nuovo vestito la Lega possa avere successo nel Meridione?

“Considerato che alle ultime Europee il partito ha raggiunto quota 1,5% al Sud e nelle Isole e che Salvini è stato il più votato nel Paese con 385.731 preferenze, la Lega nazionale potrebbe effettivamente raggiungere anche quel 5 per cento espresso oggi nei sondaggi. Salvini sta facendo marcatamente leva su questioni che stanno molto a cuore ai cittadini del Sud e, come dicevamo, il suo cavallo di battaglia è proprio l’immigrazione incontrollata, che pare non piacere neanche a loro. Resta però aperto un problema. Come una forza politica possa coniugarsi con le istanze di movimenti che già da tempo rivendicano spinte di tipo autonomista e federalista.”.

Il Carroccio sin dalla sua formazione si è sempre rivolto al tessuto produttivo, alle piccole e medie imprese del Nord. A seguito della crisi, quell’elettorato pare gli abbia voltato le spalle per affacciarsi al nuovo, al movimento M5S, nato per ribaltare un sistema politico ingessato nella mediazione e nel compromesso. Un voto di protesta contro chi ha governato con Berlusconi..Ora questa nuova lega che arriva al Sud, a chi si rivolge?

Nel Meridione la Lega cercherà di affermarsi non a livello di piccola e media impresa, perché non ha quel personale politico inserito territorialmente che possa  fare da tramite fra le istanze delle imprese a Roma e Bruxelles. In breve, non possiede quella portata mediatrice che invece hanno il Pd e il Pdl. Al Centro – Sud proverà a coinvolgere l’elettorato con tematiche di tipo sociale, perché in “casa Lega” hanno sempre convissuto due anime, quella popolare e quella del piccolo imprenditore. Ma è quella popolare a fare la differenza. Non è un caso che fino al 1982 in alcuni centri della bassa Lombardia il 70 per cento della popolazione votava Partito Comunista, poi con l’entrata della Lega nell’’85, il Pc crolla al 30 per cento. Il flusso di voti si era spostato a favore di Bossi che ha radicato il suo partito in questa fascia. In Sicilia, dove a governare è uno schieramento di centro-sinistra lacerato dalle divisione interne, si potrebbero creare le condizioni per un radicamento di un partito che invece si presenta più compatto e con un programma politico molto chiaro perché va direttamente al cuore dei problemi. La sfida di questa formazione politica sarà quella di costruire un consenso elettorale dentro una realtà territoriale già molto complessa.

Marina Pupella

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.