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“La vergogna nella clinica e nel legame sociale”: si è concluso a Palermo il XVII Convegno Nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi.

Loretta Biondi nuova presidente

(di redazione) Jacques Lacan, nel 1969, rivolgendosi al pubblico di un suo Seminario, annunciava: “Non storcete il naso, siete stati serviti, potete ben dire che non c’è più vergogna”: ecco un enunciato che ben si attaglia alla nostra epoca per descrivere cosa ne è oggi dell’affetto della vergogna. Si può, infatti, definire la nostra come l’epoca della spudoratezza, in cui non c’è più vergogna, in cui l’Altro in grado di far vergognare è evaporato.

Questo chiama in causa la psicoanalisi sia sul piano clinico che sul piano sociale, e su questi temi, sabato 18 e domenica 19 maggio si è svolto a Palermo il XVII convegno nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo freudiano in Italia, che quest’anno ha avuto, appunto, per tema La vergogna nella clinica e nel legame sociale.

Igor Scalisi Palminteri mentre realizza l’oper

Per l’occasione sono stati presenti nel capoluogo siciliano i membri della Scuola Lacaniana provenienti da tutta Italia, ma anche psicoanalisti di diversi Paesi europei e i presidenti delle Scuole Europee riunite nell’Eurofederazione di Psicoanalisi. All’esterno del Cinema De Seta l’artista Igor Scalisi Palminteri, durante il convegno, ha realizzato un’opera estemporanea seguendo il tema della vergogna.

In apertura del convegno, è stata ufficializzata la nomina di Loretta Biondi a nuova presidente nazionale della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi del Campo freudiano in Italia: “È un onore e un debito alla causa analitica – ha detto la neo Presidente Loretta Biondi – tenere alto il posto della causa analitica per ciascuno essere vivente in un tempo ostile. Vorrò tenere la bussola rivolta a quei colleghi che stanno tenendo aperto la psicoanalisi in posti di trincea“.

“Possiamo definire la nostra – ha sottolineato Paola Bolgiani, presidente uscente della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi) – come l’epoca della spudoratezza, in cui non c’è più vergogna, in cui l’Altro in grado di far vergognare è evaporato; questa epoca può essere accostata a una sorta di “melanconia generalizzata”: la servitù volontaria all’esibizione senza veli dei propri godimenti, alla trasparenza in nome della sicurezza individuale e collettiva, al primum vivere che indica il rigetto dell’inconscio, all’umano ridotto a elemento contabile e la sua “gestione” a una faccenda tecnica e burocratica, testimoniano di una sorta di compimento della posizione di identificazione allo scarto, su cui Lacan metteva in guardia gli studenti negli anni ’70”.  

Sono stati, inoltre, ospiti del convegno, per una conversazione aperta, la filosofa Liliana Nobile, e l’architetto Fabio Ciaravella (coordinatore del progetto Architettura della vergogna).

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