EditorialePrimo Piano

La tv locale tra innovazione e finte leggi… ecco arrivare l’epilogo

Alessandro Amato, foto facebook

Negli ultimi due anni la tv analogica passando al digitale terrestre sembrava dovesse portare benefici e nuove prerogative ad un settore che vedeva trascorrere il tempo marcando sempre più la sua obsolescenza. Tra i nuovi network –  internet, blog e la tv satellitare – sempre meno spazio ritrovava l’emittenza televisiva libera. Ma ancora di più la sofferenza e il fiato al collo l’avvertivano gli editori delle cosiddette tv locali. A questo si aggiungeva la mostruosa crisi economica che aveva colpito l’intero paese e anche oltre.

Per contrastare tali calamità la nostra regione siciliana, attraverso i suoi parlamentari e, per essere più precisi, con un ddl proposto da Lino Leanza, faceva pensare ad un interesse  e a tanta sensibilità al comparto da parte della politica. Questo disegno di legge, più volte criticato sia dalle stesse parti politiche ma anche dagli stessi editori che non trovavano riscontro sull’efficacia della legge, ad oggi a nulla è servito e, peraltro, non ha trovato copertura finanziaria.

Nel frattempo le tv regionali più rinomate cominciano a risentire fortemente il doppio colpo della crisi : quella economica ma ancora di più quella della non innovazione che tanto serviva per incoraggiare il pubblico a continuare a rimanere fidelizzati a questo sistema di trasmissione.

È pur vero che molti editori delle più rinomate case editrici siciliane negli anni hanno avuto “il benservito” da enti e istituzioni, alle volte anche soldi a pioggia per campagne pubblicitarie che, agli stessi editori, non costava nulla dal punto di vista della creatività e ancora di più della distribuzione. Vale a dire soldi a sbafo. Senza considerare i contributi del Ministero erogati in milioni di euro a fronte di pochissime produzioni di informazione e destinati a rendere meno pesante il costo del personale.

Ad oggi questi contributi ministeriali, seppur leggermente ridimensionati, continuano a riceverli e gli stessi editori di contro continuano a ridimensionare la loro capacità di produzione televisiva: due tg giornalieri e al massimo un programma sportivo la domenica.

Oggi molti di questi imprenditori cominciano a perdere anche pezzi dei loro storici giornalisti e conduttori ma molti altri hanno addirittura utilizzato il cosiddetto licenziamento di massa o indirizzato i propri dipendenti ad accettare contratti di solidarietà. Tra questi ci ha colpito un post di Alessandro Amato, storico conduttore di programmi sportivi di Tgs, dove annunciava il suo abbandono dopo 25 anni di attività nella sua azienda, sicuramente per motivi economici e non solo.

Ma anche il caso di Trm, la rete televisiva del gruppo Rappa, che da qualche tempo è commissariata, ha fatto parlare di sé per le presunte facilitazioni nell’ottenimento di autorizzazioni e campagne pubblicitarie grazie alle amicizie influenti di parenti e politici. Come tutti sanno il senatore Vizzini, suocero di Vincenzo Rappa, è stato ministro delle comunicazioni… non tutti hanno la fortuna di avere un suocere ministro!

Insomma … anni d’oro anche per la concorrente regionale.

Le cosiddette emittenti piccole locali, che da sempre si arrampicano sugli specchi, potrebbero avere più tenuta alla crisi proprio perché gestite a carattere familiare, vale a dire che la cinghia si tira per tutti, nessuno escluso, ma c’è voglia di sopravvivenza, come più volte raccontatoci dai diversi amministratori dell’emittenza palermitana.

Nel ragusano emergono invece due tv regionali , Video Mediterraneo e Video Regione, gestiti rispettivamente dal costruttore Carpentieri e dall’imprenditore Minardo, che, pur soffrendo la crisi come tutti gli altri, hanno cercato di investire in tecnologie e in ampliamento strutturale e nelle varie province con un esito poco più che sufficiente.

Dal canto nostro pensiamo che il futuro di molte emittenti  potrà avere un esito positivo se si cominciasse a parlare non più di reti televisive ma di associazioni di rete e più precisamente, un po’ come accade nella mentalità degli imprenditori del nord, un’aggregazione di editori in forma associata potrebbe essere una soluzione per contrastare la crisi accorpando strutture, personale, esperienze e forza lavoro, abbassando i costi e aumentando le capacità produttiva. Ma in Sicilia tutto questo è solo utopia. Gelosia e orticello proprio sono alla base di tutto. 

Molti editori, che sono tra l’altro anche operatori di rete, comunque non sanno o fanno finta di non sapere che nella gestione del mux degli otto canali concessi dal Ministero, non possono essere tenuti spenti o replicare il palinsesto dell’ Lcn principale poiché potrebbe essere causa di revoca della gestione degli stessi Lcn e forse anche della revoca della concessione di rete. Ma gli stessi editori, che forse non hanno la cultura d’impresa, non sanno che affittare o far gestire a terzi gli Lcn disponibili potrebbe permettere loro di incassare economie utilizzabili per la gestione spese o per l’innovazione tecnologica, ma la loro paura è di trovarsi nuovi concorrenti forse pure più capaci rispetto al loro modo obsoleto di fare impresa.

Suggerisco a noi tutti di rivedere il modo di operare nell’ambito del fare impresa sapendo che è solo questione di tempo poiché siamo in coda in un tunnel dove non si vede luce solo perché siamo bendati. 

Ecco il post su Facebook di Alessandro Amato

Lascio Tgs.
A metà gennaio ho incontrato per la prima volta il mio datore di lavoro, l’editore. Incontro avvenuto dopo venticinque anni di attività nella sua azienda: ottomila articoli (non è un modo di dire) per il Giornale di Sicilia, oltre mille trasmissioni (non è un modo di dire) a Tgs. Gli ho fatto notare che mi sembrava strano aver atteso così tanto tempo per parlargli. Mi ha risposto che “può capitare” e, in effetti, aveva ragione.
Abbiamo parlato di strategie e di programmi, del presente e del futuro e ho ascoltato una serie di proposte contrattuali e organizzative improponibili. Mi sono reso conto che abbiamo idee opposte, ambizioni opposte, speranze opposte, professionalità opposte. Due modi opposti di concepire impegno, produttività e rapporti tra datore di lavoro e lavoratore.
Potrei raccontare cosa è stato detto e fatto negli ultimi due mesi a Tgs: guadagnerei tanti consensi ma non sarebbe giusto perché, comunque, è stata un’avventura stupenda, in particolare negli ultimi dieci anni con i risultati del programma domenicale che hanno superato abbondantemente anche le mie ambizioni.
Adesso, davanti a me, vedo un solo obiettivo: ripartire da zero e provare a far qualcosa di dignitoso anche lontano da Tgs.

Francesco Panasci

Tags
Moltra altro

Francesco Panasci

Giornalista ed Editore ma anche musicista e produttore.

Articoli Correlati

9 commenti

  1. meglio Sky. La locale non si può vedere perchè non c’è nulla da vedere.
    Altro che finanziamenti per l’informazione.
    TRM sta crescendo ma si vede male. preferisco il mio tablet.

  2. televendite a reti unificate dalle 9.30 alle 12.30 e poi repliche dalle 16 alle 19.30. Una vera goduria di televisione.
    Guardeteli tutte dal canale 10 al cnale 20.
    Cambiate mestiere.

  3. Guardate CTS, la sera fanno le bellissime canzoni napoletane. Un programma bello e istruttivo e soprattutto con presentatori di classe…ihihihihih

    1. Ninuzzo non ti offendere ma a me la musica napoletana non piace. CTS con questa scelta ha proprio dimostrato di essere scarsa e pure tascia

  4. la televisine locale fa tutta schifo. Si vede malissimo a parte qualche eccezione. poi perchè dovrei guiardare la tv locale per vedere i materassi a molle o le pentole a pressione? Ma chi sene frega! Chiudete e andate via non sapete fare il vostro mestiere…

  5. mi spiace per Alessandro è un simpaticissimo conduttore e per me TGS era lui. LE tv come spiega Panasci sono tutte in crisi ma nulla stanno facendo per farsi amare da noi pubblico. Fatti loro che avrà creatività molto probabilmente si salverà

    1. Sig. Alessandro Amato perchè non si propone a condurre canzoni napoletane? Lei famoso com’è porterebbe tanti ascolti in più. E’ un’idea! Valuti Lei

      1. Alessandro Amato che dice che dopo 25 anni non sapeva come era fatto il suo editore mi pare proprio una minchiata e comunque quando ci sono i piccioli di mezzo si rompe qualsiasi rapporto.
        A pila è pila

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.