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La ‘transumanza’ parte da Danisinni: due giovani artisti raccontano tramite muralismo e video la Sicilia ‘dei vuoti e dell’assenza’.

Sette le tappe previste

Transumanze_Danisinni_Alberto Ruce e Carla Costanza, Valentina Console

(di redazione) La ‘transumanza’ parte da Danisinni: l’opera murale di Alberto Ruce inaugura il viaggio pittorico-documentaristico di due giovani artisti attraverso una Sicilia ‘dei vuoti e dell’assenza’. Il Museo Sociale Danisinni inaugura così la prima residenza d’artista

Alberto Ruce a Danisinni

La poetica dell’abbandono nel progetto ‘Transumanze’ di Alberto Ruce e Carla Costanza: da Danisinni attraverso sei cittadine siciliane per raccontare, tramite muralismo e video, la micro-migrazione e l’abbandono dei luoghi e delle antiche usanze popolari siciliane. Il Museo Sociale Danisinni inaugura così la prima residenza d’artista nel quartiere palermitano già meta di writer e artisti internazionali, che nel corso di due anni hanno dato vita a una galleria d’arte a cielo aperto per combattere degrado urbano ed emergenza sociale

Mercoledì 20 marzo da Palermo si avvia ‘Transumanze’, progetto pittorico-documentaristico di Alberto Ruce e Carla Costanza, artisti siciliani che lavorano tra l’Italia e la Francia. Partendo dall’antico rione palermitano di Danisinni, dove rimarranno per quattro giorni, si muoveranno poi alla volta di altre sei località siciliane per raccontare, tramite muralismo e video, l’abbandono dei luoghi, la perdita di usanze popolari, e il complesso rapporto fra uomo e natura. Il Museo Sociale Danisinni, partner del progetto, inaugura con ‘Transumanze’ la prima residenza d’artista del neonato polo diffuso per l’arte contemporanea.

Transumanze_Danisinni_Alberto Ruce e Carla Costanza

Saranno due le fasi di lavoro: la prima consiste in una documentazione video fatta di interviste e riprese a cura della videomaker Carla Costanza che seguirà anche le fasi di realizzazione dell’opera murale; la seconda, prevede nella realizzazione del bozzetto scelto, tra una selezione inviata nei mesi scorsi al Museo Sociale Danisinni, il fermo immagine di una scena rurale che racconta di un tempo in cui la transumanza degli animali coincideva con quella umana. Terminata l’opera i due artisti si sposteranno subito nella tappa successiva (in ordine): Poggioreale (PA), Grotte (AG), Delia (CL), Caltagirone, Catania e S. Marco D’Alunzio (ME). Si ringrazia Cavallaro Arte, sponsor di cultura che ha ancora una volta supportato il progetto artistico avviato a Danisinni a sostegno di giovani artisti. Con questo evento si inaugura, inoltre, la collaborazione con PUSH. per la progettazione di un percorso di residenze d’artista in città, che permettano la costruzione di scambi e contaminazioni con artisti nazionali e internazionali.

Alberto Ruce a Danisinni

L’opera ‘velata’ di Alberto Ruce e la poetica dell’abbandono. Nato a Catania nel 1988, vive e lavora a Marsiglia, predilige pareti segnate dal tempo, scorci dimenticati, residui, da cui emergono i suoi soggetti. La pittura si insinua tra le crepe e le scrostature; la ruggine, le muffe, i calcinacci, diventano sfumature, rilievi, feritoie da cui si libera un’immagine evanescente. Ruce è un artista dal tratto virtuoso, pennellate brevi, tono su tono, si sovrappongono e danno vita a immagini che giocano con la trasparenza e invitano lo sguardo all’attenzione, a una lentezza esplorativa che permetta la comprensione totale dell’opera. L’uso metaforico del contrasto restituisce a pieno il senso della precarietà, della memoria, la flebile denuncia di un abbandono a cui la vista si è abituata: «La mia ricerca pittorica – spiega l’artista – è basata sul vuoto e sull’assenza. Il rapporto che si crea tra l’immagine rappresentata e il luogo viene reso più forte dall’accentuata trasparenza che applico all’immagine, in modo da rendere il soggetto pittorico come fuso al supporto, come se facesse parte della storia di quel muro e di quel luogo». Carla Costanza, videomaker e graphic designer, nata a Catania vive e lavora a Marsiglia, cura la documentazione video e audio del progetto, a cui seguirà un lavoro finale di montaggio per la realizzazione di un documentario: ««Vorrei riuscire a percepire il suono dell’assenza, dell’abbandono e filmarlo – racconta Costanza -. Gli occhi di chi abita quei posti e gli scenari solitari parleranno e saranno i protagonisti. Ritorno in Sicilia, la mia terra, per poco: anche io faccio parte di questa stessa transumanza».

Sette tappe siciliane, realtà piccole e quasi dimenticate, come Danisinni che sarà il primo spazio di racconto. La scelta del piccolo rione palermitano avviene grazie al contatto con Mauro Filippi (PUSH.) tra i professionisti che hanno collaborato al progetto ‘Rambla Papireto’, così la scoperta di un rione assai particolare per la sua storia passata e recente, tela urbana perfetta per la restituzione di una scena rurale. Il progetto dei due artisti sarà un attraversamento lento ed esplorativo, un ricucire memoria attraverso tracce, racconti, luoghi che sono stati via via abbandonati e che verranno portati in vita dalla pittura quanto dal video: «Come il bestiame transumato lascia le zone collinari per trovare il cibo, così le persone migrano – spiegano gli artisti –, da un posto a un altro, da luoghi dove le opportunità ormai scarseggiano a posti in cui trovare nuove risorse. Contestualmente, la transumanza è anche un’antica tecnica di allevamento, complessa e per questo sempre meno intrapresa. Abbandonata sempre più come tantissime usanze che stanno andando a perdersi, dalla lavorazione casereccia degli alimenti alla creazione artigianale. Mondi interi che stanno svanendo insieme al ricordo di piccoli gesti e al loro significato simbolico».

Alberto Ruce a Danisinni

Con ‘transumanze’ si dà il via alla prima residenza d’artista del museo sociale Danisinni. Nell’ottobre 2018, dall’esperienza di Rambla Papireto (progetto dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, promosso dal Comune di Palermo, in collaborazione con la congregazione e la parrocchia Santa Agnese), nasce il Museo Sociale Danisinni con la volontà di portare avanti i progetti di arte urbana e rigenerazione culturale avviati nel corso degli ultimi quattro anni nello storico rione palermitano, in cui deprivazione materiale ed esclusione sociale sono stati a lungo gli unici linguaggi di una comunità caduta in un pericoloso autoisolamento. Un polo diffuso per l’arte contemporanea, con particolare attenzione alla street art, all’asemic writing, agli interventi artistici negli spazi pubblici, e alla promozione dei nuovi linguaggi dell’arte. Ancor prima della sua nascita il Museo contava una collezione di oltre un centinaio di opere donate da artisti nazionali e internazionali, esposte nella mostra ‘Scritture d’artista per Danisinni’ a Palazzo Sant’Elia, Palermo, all’interno del festival ‘Settimana delle Culture’. La collezione, che continua a crescere, sarà portata in giro attraverso mostre itineranti, e visionabile nel catalogo online che sarà presentato nelle prossime settimane all’interno del nuovo sito (www.museosocialedanisinni.it). Tra le attività avviate nei mesi scorsi dal Museo la mostra ‘Misteri’ dell’artista Nicola Console, in collaborazione con la galleria milanese Montrasio Arte; il progetto DanisinniLab, teatro di relazione e di comunità diretto da Gigi Borruso, in collaborazione con il Teatro Biondo di Palermo. Sulle pagine facebook Museo Sociale Danisinni e DanisinniLab è possibile seguire le attività artistiche avviate nel quartiere.

Bozzetto per Danisinni_muro entrata

«L’esperienza della residenza d’artista era stata avviata con successo durante il progetto ‘Rambla Papireto’ – spiega Valentina Console, presidente del Museo Sociale Danisinni e co-ideatrice del progetto dell’Accademia di Belle Arti di Palermo –. In collaborazione con la Parrocchia Santa Agnese, la Congregazione, e il convento dei Cappuccini abbiamo ospitato alcuni artisti che hanno regalato opere bellissime a Danisinni e alla città: i murales di Gui Zagonel, artista brasiliano, e di Guido Palmadessa, argentino; il collettivo parigino X-Rivista, nell’ambito degli eventi collaterali di Manifesta 12. Il Museo Sociale Danisinni nasce dall’esperienza di Rambla Papireto, con l’obiettivo di portare avanti un’operazione culturale e sociale che ha avuto il merito di accendere i riflettori su un quartiere a lungo dimenticato».

Il progetto, finanziato dal Comune di Palermo, che avrebbe dovuto concludersi dopo tre mesi, ha dato vita a un presidio artistico permanente che dura da quasi quattro anni, grazie a operazioni culturali diversificate che hanno animato il territorio e coinvolto istituzioni come il Teatro Massimo, Piano City, l’Università La Sapienza, il Teatro Biondo, l’Università di Palermo; realtà come AirB&B; artisti internazionali e studiosi. Oggi Danisinni è un luogo che rinasce sotto la spinta dell’arte, un lavoro culturale che si intreccia a quello sociale ed educativo avviato da anni dalle associazioni che operano sul territorio e dalla comunità religiosa di Danisinni.

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