Cultura

La ‘strage del pane’ a La Feltrinelli

Presentazione del libro(foto di Concetta Ventimiglia)

Sessantotto anni fa, il 19 ottobre del 1944, in via Maqueda, di fronte a Palazzo Comitini, allora sede della Prefettura, 24 vite interrotte a colpi di arma da fuoco dall’esercito e 158 feriti, la maggior parte giovani, che manifestavano pacificamente contro il carovita.

“Giuseppe Balistreri (16 anni), Vincenzo Buccio (22), Vincenzo Cacciatore (38), Domenico Cordone (16), Rosario Corsaro (30), Michele Damiano (12), Natale D’Atria (28), Andrea Di Gregorio (16), Giuseppe Ferrante (12), Vincenzo Galatà (19), Carmelo Gandolfo (25), Francesco Giannotta (229, Salvatore Grifati (9), Carmelo Gandolfo (25), Francesco Giannotta (22), Salvatore Grifati (9), Eugenio Lanzarone (20), Gioacchino La Spia (17), Rosario Lo Verde (17), Giuseppe Maligno (22), Erasmo Midolo (19), Andrea Oliveri (16), Salvatore Orlando (17), Cristina Parrinello (61), Anna Pecoraro (37), Giacomo Venturelli (70), Aldo Volpes (23)”.

E’ iniziata così ieri, con l’elencazione delle vittime da parte degli studenti del Benedetto Croce, la commemorazione della strage del pane, svoltasi alla libreria Feltrinelli, subito dopo un momento di riflessione sul loro giovanissimo compagno, morto l’altro ieri per arresto cardiaco; erano presenti gli autori del Quaderno “La strage del pane di via Maqueda”, Francesca Lo Nigro e CarmeloBotta, insegnanti rispettivamente alla scuola media Bonfiglio e al liceo scientifico Benedetto Croce, insieme a Michelangelo Ingrassia e al Grande Ufficiale, sopravvissuto alla strage, Gaetano Balistreri.

Abbiamo dato al libro un taglio scolastico – dice Carmelo Botta – per divulgare tra i giovani un evento completamente assente dai libri e dalla memoria, ventiquattro morti quasi giustificati solo perché si era a ridosso della guerra. L’opera parte dall’arrivo dell’esercito americano, si parla della caduta del fascismo per contestualizzare i fatti. Poi si parla della strage e di come venne superficialmente trattata dal tribunale militare di Taranto nel ’47. Solamente dopo la commemorazione dei 50 anni la notizia cominciò a diffondersi, grazie a Lino Buscemi, avvocato che ricostruì gli avvenimenti e a Giorgio Frasca Polara, giornalista che intervistò un soldato sardo, Giovanni Pala, che prese parte alla strage pur rifiutandosi di sparare o lanciare bombe”.

Nel ultimo paragrafo del libro, letto e interpretato dagli studenti, si nota che non si vuole assolutamente smitizzare la dimenticanza della strage, e mostra che Il fatto ha ispirato eventi teatrali, letteratura e musica: Franco Carollo in “Una giornata d’acqua una sposa”, racconta quella strage dal punto di vista di una donna che convola a nozze, Giacomo Cimino in “Sarà femmina”, e Giovanni Di Giandomenico mette in atto un pezzo per pianoforte con il soprano Francesco Adamo, dando parola a tre immaginarie vittime di quel giorno che immaginano il loro futuro se non fossero stati ammazzati per del pane.

Cetti Ventimiglia

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