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La Sicilia vicina alla Grecia? Baccei: “Riforme e razionalizzazione della spesa”

E’ una regione esamine quella descritta dall’assessore Baccei nel Dpef. Nel biennio 2012-2013 il Pil è crollato a -7,4%.  

“Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Si sarà detto questo Alessandro Baccei, il terzo assessore all’Economia delle giunte Crocetta dopo Bianchi e Agnello, mettendo mano al Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria) già redatto dal suo predecessore ed al quale ha potuto aggiungere solo qualche piccola modifica rispetto al testo iniziale.

Un cambio di versione che il titolare dell’Economia chiama “linee guida, che possono orientare la linea del nuovo Governo nel prossimo triennio ed oltre”. Non facendo mistero della preoccupante situazione congiunturale del Paese e “ancor di più della Sicilia”, Baccei prova a mettere le pezze su una voragine, con alcune proposte che dovrebbero servire, si legge nelle 97 pagine del documento, all’individuazione di risorse extraregionali, ad attuare riforme ed interventi di razionalizzazione della spesa e di aumento delle entrate per impedire che le risorse impiegate allo sviluppo vengano impiegate (come è avvenuto finora) per la spesa corrente”.

Quali siano i provvedimenti volti a tagliare i costi, li spiega direttamente Baccei: “ristrutturazione della macchina burocratica  regionale e degli enti in termini di rideterminazione delle posizioni apicali e ridefinizione degli incentivi; revisione e razionalizzazione degli spazi occupati dagli stessi; revisione del numero e delle mission degli enti e delle società strategiche; riqualificazione del spesa per precariato e forestali; centralizzazione degli acquisti”.

Tutte cure già annunciate nei giorni scorsi. Serviranno, o meglio riusciranno a fare ripartire lo sviluppo dell’Isola che oggi, più che nell’antichità, sembra vicina alla Grecia? Intanto, l’assessore mandato da Renzi, parla anche di una serie “di richieste che potrebbero essere negoziate con Roma e che porterebbero ad un aumento delle entrate, anche a fronte del trasferimento di maggiori funzioni dal centro alla Regione”.

Ma per far questo, è necessario che la Regionerispetti il diktat di Roma. Non a caso, nel testo Baccei specifica che “L’attuazione delle riforme e degli interventi previsti, il rispetto degli obiettivi assegnati dallo Stato sono la precondizione per chiedere il rispetto della Costituzione e dello Statuto dell’Autonomia siciliana (che- puntualizza- è bene ricordare ha rango costituzionale) e per potersi sedere in maniera credibile ai tavoli con il Governo centrale”.

Baccei parla ancora di credibilità, ma a questo punto ci chiediamo qui prodest la manovra del presidente della Regione che, con un accordo sottoscritto da lui stesso e dal ministro dell’Economia Padoan, ha rinunciato a tutti i contenziosi con Roma? L’unica cosa certa è che il Dpef traccia un’immagine della situazione economica dell’Isola  per la quale c’è poco da stare sereni: “la prospettiva di fuoriuscita dalla recessione delineata nelle analisi nazionali e internazionali è meno applicabile alla Sicilia”.

Per l’Isola, insomma, gli antidoti per la ripresa previsti per gli altri paesi rischiano di risultare inutili. Servono, insomma perla Regione dei provvedimenti d’impatto. E che impatto. Considerato che “la gestione emergenziale delle problematiche – scrive Baccei – ha prevalso sulle logiche di programmazione delle azioni, concorrendo di fatto, ad un peggioramento del quadro economico complessivo: la spesa produttiva arretra anno dopo anno”.

Anzi, in qualche caso persino gli interventi apparentemente virtuosi hanno finito per metterela Regione ulteriormente in difficoltà: “I continui tagli orizzontali alla spesa corrente – dice l’assessore – hanno, di fatto, annullato le spese per il raggiungimento di fini istituzionali, contribuendo a svuotare l’attività lavorativa degli uffici: se da un lato la contrazione delle spese di funzionamento ha prodotto risparmi, dall’altro il ritardo nei pagamenti ha determinato l’aumento dei contenziosi”.

A preoccupare maggiormente sono il calo del Pil e la contrazione dei consumi. Tra il 2012 e il 2013, la ricchezza della Regione è vertiginosamente colata a picco. Con dati non solo peggiori rispetto alla media nazionale, ma anche a quelle delle altre Regioni del Sud. E di fatti, nel 2012-2013 il Pil è stato del – 7,4%, mente nelle Regioni del Mezzogiorno si calcola un calo medio del 6,8% e nel resto dell’Italia il dato è del 4,3%. E insieme alla ricchezza crollano anche i consumi e la spesa.

In Sicilia la spesa media mensile al netto dell’inflazione ha subito un calo, fra il 2007 e il 2013, del 20% circa, contro il 15% registrato a livello nazionale. I siciliani hanno speso di meno per i beni per la casa (-43,1%), nell’abbigliamento (-50%) e nelle risorse destinate all’istruzione (-36,7%) e al tempo libero (48,2%). Ma non solo. Il costante impoverimento della Sicilia è evidente dal fatto che i cittadini dell’Isola hanno risparmiato persino per nutrirsi (-14,9%) e per curarsi (-31,1%).

Abbiamo chiesto ad un rappresentante di un’associazione di categoria, se la situazione descritta da Baccei è nuova oppure è già nota.

La risposta è stata, “sono gli stessi numeri di 15 anni fa”. In pratica, in tre lustri non solo non è cambiato nulla, ma la situazione pare si sia ulteriormente aggravata. E non ci salva neanche il turismo, il teorico nostro asso nella manica. “La Sicilia-si legge nel documento- è la nona Regione in Italia per numero di presenze (registra circa un quinto delle presenze registrate nel Veneto), mentre è terz’ultima come “tasso di turisticità”, cioè il rapporto tra presenze negli hotel e popolazione residente. Pure il turismo piange.

Marina Pupella

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