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La sentenza è stata emanata: il Sindaco Orlando esercitò un “diritto di critica politica” verso Sicindustria

(di redazione) Il Sindaco Leoluca Orlando non avrebbe diffamato Confindustria Sicilia, piuttosto esercitò un “diritto di critica politica” e la “funzione di denuncia di competenza di un organismo politico importante quale può essere il sindaco di Palermo”.

È questa la sentenza del giudice della prima sezione civile del Tribunale, la Dottoressa Sebastiana Ciardo depositata oggi, con la quale ha respinto la richiesta di risarcimento danni presentata dall’Associazione degli industriali che avevano chiesto un milione di euro per un presunto danno d’immagine, procurato dalle parole del Sindaco.

La Giudice ha inoltre condannato Sicindustria al pagamento delle spese per oltre 20.000 euro.

Al sindaco che nel processo è stato difeso dagli avvocati Massimiliano Mangano e Vincenzo Geremia, veniva contestato il presunto contenuto diffamatorio di diverse dichiarazioni rese alla stampa nel corso di interviste e conferenze, con le quali lo stesso criticava il ruolo svolto dall’associazione degli industriali nel periodo dei governi regionali, guidati dagli onorevoli Raffaele Lombardo e Rosario Crocetta. In particolare erano stati oggetto di attacchi alcuni esponenti di vertice dell’Associazione fra cui Antonello Montante, Ivan Lo Bello, Giuseppe Catanzaro e Roberto Helg.

Per il Giudice monocratico, dal quadro delle dichiarazioni di Orlando “emerge un preciso attacco, dai toni anche coloriti, espresso nel corso degli ultimi anni nei confronti della gestione assunta da Confindustria ad opera di alcuni uomini che, pur avendo intrapreso precise linee di politica industriale all’ insegna della legalità, sono stati poi raggiunti da inchieste giudiziarie particolarmente gravi.”
“In tutti gli articoli di stampa, scrive ancora, tuttavia, mai le dichiarazioni rese da Orlando trascendono in attacchi del tutto gratuiti, ingiuriosi ed infondati giacché, molte delle denunce lanciate attraverso la stampa hanno trovato riscontro in fatti di reato accertati dall’autorità giudiziaria e denunciati anche da taluni esponenti della stessa Confindustria.”

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