Politica

La rivoluzione gentile di Crocetta

Rosario Crocetta e il suo simbolo (foto di Adriano Frinchi)

È un signorile primo piano nella prestigiosa via Principe di Belmonte la sede del comitato elettorale “Crocetta Presidente”, pareti appena tinteggiate e qualcosa ancora da sistemare. “Siamo qui da soli 4 giorni” avverte Alessandro Balsamo uno degli assistenti di Crocetta, ma le foto dell’europarlamentare sono già tutte al loro posto. Solo in una parete campeggia un tabellone con la foto di Piero Grasso e una sua citazione: “qui avete un candidato, che è Rosario Crocetta. Quindi se se c’è già lui, io che vado a fare?”.

L’ex sindaco di Gela si fa attendere un bel po’ dai giornalisti e quando arriva è già un fiume in piena. La prima bordata è per il suo concorrente Claudio Fava che nei giorni scorsi l’aveva accusato di essere il candidato di Raffaele Lombardo: “Fava è un poverino, non ha argomenti. La sua è una ossessione ideologica peraltro fantasiosa”. Poi, Crocetta si cimenta in un taglio del nastro della sala stampa e guadagna rapidamente la scena per presentare il sui simbolo: un megafono con la scritta “Crocetta Presidente”.

Il colore dominante del simbolo è l’azzurro che si abbina perfettamente con la giacca del candidato, ma è un colore un po’ insolito per un candidato di sinistra. A tal proposito Felice Cavallaro del Corriere della Sera fa anche notare a Crocetta che il megafono del logo è diretto verso destra, l’europarlamentare però lo stoppa e dice “è una casualità”, poi con un sorriso malizioso aggiunge “ma è vero che piaccio anche ai moderati”.

Crocetta non rinnega il suo essere di sinistra ma annuncia grandi simpatie anche nel mondo cattolico: fa il nome di Giuseppe Fioroni e annuncia anche l’appoggio del movimento di Magdi Allam, il giornalista di origini egiziane suo collega al parlamento europeo, e di altri movimenti civici. Ma i buoni rapporti con le forze politiche finiscono qua. Crocetta non risparmia bordate a nessuno ma il suo bersaglio preferito resta il Pd, reo di far di tutto per fermare la sua corsa.

Crocetta inizia il suo attacco ai democratici in maniera soft e prende spunto dalla presunta proposta di candidatura a Pippo Baudo: “se la segreteria del PD cerca un artista, glielo consiglio io: Shel Shapiro, ex cantante dei Rokes. Canta ‘bisogna saper perdere’! Così, quando il segretario Lupo, perderà le elezioni, potrà dire che abbiamo vinto perché lo sapevamo già prima che perdevamo”.

L’ex sindaco di Gela poi scandisce “non sono il candidato di Lombardo. Il problema del consociativismo appartiene ad altri, anche nel mio partito” e poi rivela la presunta strategia del segretario regionale dei democratici: “l’obiettivo di Giuseppe Lupo è far cadere tutte le candidature per poi candidarsi lui”. Ecco perché Crocetta invoca a gran voce le primarie contro i tentativi “golpisti” del Pd, ma sulle primarie è chiaro: “non farò la fine di Ferrandelli, io sono più simile ad Orlando”.
L’argomento coalizione non è meno spinoso, e dopo aver annunciato la presenza di due liste civiche a sostegno della sua candidatura Crocetta apre le porte ad Idv e Sel ma anche al Movimento 5 stelle, ricordando che Beppe Grillo lo elogiò pubblicamente nella piazza principale della sua Gela. Rosario Crocetta è ancora più prudente quando gli viene chiesto dell’Udc di Gianpiero D’Alia: “l’Udc può essere un interlocutore, ma dicano loro se io posso esserlo”, e qui Crocetta non ha nascosto un certo fastidio per le dichiarazioni dei giorni scorsi di Casini sulle coppie omosessuali e lo ha definito un atteggiamento “contro il Vangelo”.

Schivate quasi tutte le domande politiche, Crocetta prova a elencare qualche punto del suo programma dalle agevolazioni agli imprenditori che denunciano le estorsioni al rilancio e alla cura dei beni culturali passando dal rapporto privilegiato con l’Europa. Ma al primo posto per Crocetta c’è il lavoro e annuncia un grande piano sul lavoro con particolare attenzione per le nuove imprese per cui ci sarebbe pronta una start up di 25.000 euro per i giovani imprenditori. A chi gli chiede cosa farebbe appena entrato a Palazzo d’Orleans Crocetta dice: “cambierei tutto lo staff, farei ruotare tutti i dipendenti”. Una rivoluzione quella di Crocetta e la rivoluzione è proprio il leitmotiv crocettiano che il candidato ripete come un mantra: “io voglio fare la rivoluzione”.

La rivoluzione di Crocetta è una rivoluzione gentile, quasi come i colori pastello della giacca e della cravatta e del celebre papillon della sua icona straniera: il primo ministro belga Elio Di Rupo. Il Premier belga è infatti figlio di poveri immigrati abruzzesi e omosessuale dichiarato. Crocetta l’ha conosciuto personalmente e ne è rimasto affascinato tanto da dire senza mezzi: “la Sicilia sarà come il Belgio”.

Peccato che il Belgio in quest’ultimo anno non se passi così bene e che Elio Di Rupo sia riuscito a formare un governo solo dopo 535 giorni di estenuanti trattative. Insomma, non proprio un bell’auspicio.

Adriano Frinchi

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