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La rivoluzione civile del partigiano Ingroia

Ingroia, foto internet

Da ragazzo sognava di fare il regista, crescendo è divenuto illustre magistrato antimafia, ha scritto libri, ottenuto il tesserino da pubblicista grazie alla collaborazione con una nota rivista e adesso, dopo un esilio in Guatemala durato lo spazio di un mattino, getta l’ancora nel mare agitato della politica alla vigilia delle elezioni più incerte che il panorama nazionale abbia mai offerto nel corso di sessant’anni di Repubblica.

Parliamo di Antonio Ingroia, il pm autodefinitosi “partigiano della Costituzione” che qualche giorno fa ha  ufficialmente lanciato la sua candidatura in Parlamento e adesso sta cominciando a lottare per la composizione delle liste del suo movimento “Rivoluzione civile” e la definizione del suo programma di governo e il lancio della sua campagna elettorale.

In realtà quella di Ingroia è una candidatura che non sorprende nessuno e che è partita molto tempo prima che venga ufficializzata. La sua attività da magistrato, concentrata negli ultimi tempi esclusivamente a riannodare le file della famigerata trattativa fra Stato e Mafia, è stata oltremodo farcita da interventi più o meno intempestivi in sede politica.

Si è fatto notare più volte (talmente tante che ne abbiamo perso il conto) in una serie di comizi tenuti nel corso di manifestazioni politiche e di congressi di partiti, dove ha tenuto discorsi che poco hanno avuto a che fare con la neutra attività di un uomo delle istituzioni, indossando anzi i panni di un giustiziere che bacchettava a destra e quasi mai a manca.

Così non appare un puro caso che la sua lista arancione sia appetita soprattutto da esponenti della morente Idv (Orlando e Giambrone in testa) e dalla boccheggiante Sel (che porterebbe in dote in Sicilia l’ex candidata presidente Giovanna Marano).  Ingroia ha voluto puntualizzare che le sue scelte saranno indirizzate ai programmi dei singoli candidati piuttosto che alle loro provenienze politiche, privilegiando anzi i nomi di chi non ha nessuna militanza e proviene direttamente dalla società civile.

Ma al di là dei proclami, quanto conterebbe adesso Ingroia nel panorama politico nazionale? Berlusconi (bontà sua) dichiara di non temerlo, mentre il Pd per il momento ha scelto il silenzio, così come i centristi.  Intanto i sondaggi danno il suo partito fra il 4 e il 5 per cento,  con una percentuale di voti che dovrebbe consentirgli di entrare alla Camera (non al Senato dove occorre almeno l’8) dalla porta di servizio.

Basterà per scatenare la rivoluzione?

Luca Mangogna

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