PoliticaPrimo Piano

La parabola di Berlusconi, dall’orgoglio al pregiudizio

Silvio Berlusconi

“Unto dal signore” (affermato durante convention UDC nel Novembre 1994), “Giuro sulla testa dei miei figli che non ne so nulla” (sul processo Mills) , “Scendo in campo”.  Sono solo tre fra le numerose “massime” del frasario  che il Cavaliere Silvio Berlusconi ha reso celebre durante i suoi quasi vent’anni di attività politica. Promesse di un milione di posti di lavoro (ricordate?), conflitti di interessi, l’elezione di Iva Zanicchi, la riforma di Moratti e Gelmini, processi spostati, barzellette, comunismo di magistrati e stampa, conferme e smentite, leggi ad personam, olgettine, Arcore,  Emilio Fede e  Lele Mora. Sembra un flusso di coscienza freudiano ma sono le tappe che hanno reso celebre l’uomo più discusso d’Italia degli ultimi cinquant’anni, nel bene e nel male. Siccome l’italiano medio ha il “difetto” di dimenticare in fretta, facciamo qualche passo indietro. L’abile imprenditore Silvio Berlusconi a capo della Fininvest, presidente del Milan delle meraviglie, iscritto alla Loggia massonica Propaganda Due (P2) del Maestro Venerabile Licio Gelli, nel 1994 si presenta alle elezioni con il suo nuovo e ridondante partito, Forza Italia, che racchiude le maggiori aspettative del centrodestra italiano. L’annuncio lo fa in televisione, principale strumento di bombardamento mediatico e politico (vedi sopra con Iva Zanicchi ed Emilio Fede), cogliendo tutti alla sprovvista.

Tangentopoli e Mani pulite lasciano una pesante eredità a chi è incaricato di guidare il governo dello stato più discusso d’Europa: nasce la Seconda Repubblica sotto il segno di Berlusconi, autentico “deus ex machina” di una nuova visione imprenditoriale della politica. Durante il suo incontrastato dominio perde, o meglio dire non si aggiudica, la tornata elettorale nazionale per due sole volte, nel 1996 e nel 2006, ma il governo di centrosinistra ha avuto non pochi problemi. Curioso che a fare da contraltare nel centrosinistra al dominio mediatico del Cavaliere sia stato, in entrambi i casi, il sapiente professore Romano Prodi, ex democristiano. A tagliare le gambe a Berlusconi è stato paradossalmente Berlusconi stesso che nel 2011 ha dovuto annunciare le sue dimissioni a causa di un emulsionante “harakiri”scandalistico amplificato dalle reti televisive.  “Non ho l’età” sembra cinguettare il Cavaliere, oramai non più aitante come un tempo (chissà Rubi cosa ne pensa) per distogliere l’opinione pubblica dai suoi continui processi-fantasma e dalle sue avventure private. Il “grandefratellismo” sembra colpire maggiormente l’animo italiano, piuttosto che le evasioni fiscali, i falsi in bilancio e le leggi ad personam. Via Berlusconi, ecco Monti, il professore sobrio ma severo, dallo humour anglosassone. L’Europa sorride, l’Italia, se lo fa, per poco. L’appoggio a Monti, per il Cavaliere, è un obbligo quasi morale. Si dedica esclusivamente al Milan. Anzi no, il fenomeno Grillo lo prende forse alla sprovvista (“Grillo mi piace. Dovremmo essere come lui”) e, stranamente, decide di “scendere in campo” per le prossime politiche. No, no, meglio di no: chi vuole più un settantaseienne che faceva le feste ad Arcore? Sarebbe controproducente. Niente elezioni, niente primarie (si, vi annuncio che si faranno le primarie del centrodestra, a dicembre).

E il PDL, intanto, affonda, agonizzante. La Sicilia del 61 a 0 diventa la Sicilia “grillina”, governata da un dichiarato omosessuale, paladino dell’antimafia e/ma del PD alleato dell’UDC (che sicuramente cambierà idea sui Pacs); a Palermo vince Orlando e il Pdl scompare, a Parma Beppe Grillo domina, in Lombardia si affaccia Pisapia, nella Napoli dominata dalla “monnezza” da cui il Cavaliere “brevi manu” si è occupato a liberare, stra-vince De Magistris, vicino all’acerrimo nemico di Silvio,  Antonio Di Pietro (anche lui per adesso ha qualche magagna). Come si comporterà veramente Berlusconi? Si farà da parte? Salverà il Pdl? Insomma, assistiamo alla parabola di un fuoriclasse, di colui il quale è stato abilissimo e geniale a mutare persino il modo di pensare e di vivere della gente. Gente che, nei suoi confronti, è passata dal provare estremo orgoglio, fino ad avere enormi pregiudizi (Jane Austen ringrazia) morali e giuridici.

Le vicende del Cavaliere potrebbero essere narrate in un libro ma il farraginoso e l’acuto “processo”, ehm, criterio di “alfabetizzazione” di massa rimane lo stesso. Un meccanismo che coinvolge le tv private (di sua proprietà), alcuni periodici e case editrici (di sua proprietà), il calcio e il suo invidiabile e sempiterno fascino da “eterno ragazzo” ricco che, proprio perché ricco lo è già, vuole donare a chi è povero. Un incrocio tra Gianni Morandi e Robin Hood dei nostri tempi, insomma.

Simone Giuffrida

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.