Spazio Libero

La mia Sicilia ha fatto crack

Foto da Internet

Sole, mare, cultura, ambiente, risorse naturali, centralità nel Mediterraneo. Sono ingredienti questi che da soli spiegherebbero la ricchezza di un territorio ed invece…crack!

Lo senti nelle ossa, ti ferisce, ti umilia, ti fa sentire inutile alla causa, anzi ti fa sentire la causa di un problema…dall’oggi al domani…sei un problema!

E razionalmente cerchi di capire ma non puoi, perché non c’è nulla di razionale in tutto ciò, solo una sensazione di vuoto che ti fa pensare che il baratro adesso te lo trovi alle spalle e non perché lo hai evitato ma perché ci sei caduto, rovinosamente, in maniera vergognosa, in maniera matta nella maniera che non ti aspettavi perché pensavi… è impossibile che accada.

Non ce la fai a prendertela con i governanti perché solo a pensarli ti viene la nausea, te la prendi con te stesso, con i tuoi concittadini che hanno tradito la loro libertà di voto per ottenere favori, che se ci pensi bene, erano diritti a loro dovuti.

Cosa si è contrapposto ai valori aggiunti come al sole, al mare, alla cultura, all’ambiente, alle risorse naturali e alla centralità nel Mediterraneo? E le risposte adesso ti escono come un fiume in piena: mafia, clientelismo, corruzione, inettitudine, superficialità, incompetenza, egoismo, interessi personali, spregio per la tua terra, per i tuoi concittadini…e non ti fermi più e quando lo fai, solo per prendere fiato, allora capisci che sulla bilancia i pesi erano diversi, troppa disuguaglianza tra il dare e l’avere e ti chiedi allora se la lotta tra il bene ed il male sia finita con la sconfitta per il bene.

Forse il crack non si materializzerà concretamente ma intanto ti senti già un fallito pur avendo vinto le tue mille battaglie personali perché la guerra l’hanno persa gli altri, quelli che avrebbero dovuto essere l’élite, i prescelti, i capaci, quelli di cui ti potevi fidare e che dovevano proteggerti, farti crescere e diventare un uomo degno.

E allora il sole non ti scalda più, ti brucia e ti infastidisce, il mare è una distesa monocolore…senza vita. Guardi i tuoi figli e ti vergogni per ciò che li aspetta, per ciò che gli hai dato e pensi a chi da tempo te lo diceva a muso duro, in maniera spietata e spregevole e ti vien voglia di dire che avevano ragione e ciò è vomitevole.

Ci sarà un momento di riscatto per questa terra, per la mia terra che è sempre stata meta da conquistare per le sue ricchezze e che adesso é una palla al piede di cui liberarsi il prima possibile.

Quanti sacrifici, quanti stenti, quante lacrime…e non sono bastate, non bastano…e chissà per quanto tempo ancora.

“Io non sono un fallito e te lo dimostrerò”: è questo l’urlo che voglio sentire per le strade, nelle campagne, nelle spiagge e risorgeremo con fatica, come sempre é stato e quando ci riusciremo avrei voglia di vedere in ogni città di questa meravigliosa terra uno spazio urbano intitolato “Piazza Pulita”.

Fabio Capuano

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4 commenti

  1. Bel pezzo!
    Ognuno di noi riporta le ferite di una guerra che ha prodotto soltanto perdenti.
    Il tempo scivola tra le generazioni che si susseguono, ma le dinamiche sembrano immutabile…cambiano i contesti, gli scenari, le epoche, ma la Sicilia è sempre inchiodata al tempo del feudalesimo!
    La gente è un vulgo e come tale vuole essere trattata. ognuno pensa per se elemosinando le briciole al signore di turno!
    Il tempo passa anche per me e non voglio essere spettatore di un film già visto!
    Terrò nel cuore il sole e il calore delle genti, ma nutrirò sempre rancore per la loro ostinata ignoranza e “contagiosa” viltà!

  2. io non sono un fallito: falliti sono coloro i quali stanno portando al fallimento la nostra terra bellissima e disgraziata! io ho ereditato tutto ciò! e sto bene con la mia coscienza. semplicemente non sto bene con questo contesto… noi non siamo falliti e lo dimostreremo! hasta siempre!

  3. Ricordando il primo e l’ultimo periodo, come inizia e come finisce la riflessione: il valore e la voglia di riscattarlo.
    Non ho gran fiducia nella “piazza”. Le intitolazioni inducono più all’oblio che alla memoria. Devono essere le persone, gli individui, a sentire l’urgente necessità di non essere assimilati a quel che nega il primo, come l’ultimo periodo.

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