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La guerra di Hiroo Onoda

Apprendiamo, dalle parole dell’Assessore Scilabra, dell’esistenza di una guerra. Anzi, apprendiamo che la guerra c’è stata ed è finita senza che una delle parti si accorgesse di averla persa, tant’è che continua a combattere, evidentemente contro i mulini a vento di Don Chisciotte.

Ma le cose stanno realmente così? Vediamo di capire. Le Associazioni degli Enti di Formazione Professionale hanno scritto all’Assessore Scilabra ricordando che il 7 giugno scade il finanziamento della seconda annualità dell’Avviso 20/2011, o Piano Giovani che dir si voglia e che, in mancanza di commesse, saranno costretti ad attivare le procedure di licenziamento dei lavoratori. Dal momento che gli Enti non hanno altri introiti oltre quelli derivanti dal finanziamento pubblico, né possono averne, visto che le norme sull’accreditamento prevedono espressamente che l’attività preminente degli Enti sia la formazione, non sembra che la loro posizione sia poi così strumentale o campata per aria. E’ normale che, se viene a mancare il finanziamento, non si possono pagare gli stipendi. Ed è normale che nessun presidente di Ente possa assumersi l’onere di pagare di tasca propria, quindi, secondo noi, non è per nulla strana la richiesta di commesse che gli Enti rivolgono alla Regione.

Quello che, a nostro avviso, non torna molto, è la risposta dell’Assessore. A parte il paragone con Hiroo Onoda (che, per chi non lo sapesse, fu un soldato giapponese rimasto isolato in un’isola del Pacifico, che continuò a combattere da solo fino al 1974, visto che non aveva avuto notizia della resa del Giappone nel 1945), l’Assessore fa alcune affermazioni sulle quali è il caso di soffermarsi un istante: “il tempo è cambiato, non è più il tempo dei ricatti, non si pensi di utilizzare l’arma del licenziamento preventivo, il Governo ha idee chiarissime sulla Formazione Professionale”.

Ora, le idee del Governo saranno pure chiarissime, ma a noi sorge il piccolo dubbio che queste idee non vadano molto d’accordo con le Leggi attualmente vigenti, secondo le quali ogni anno l’Assessore, sentita la Commissione Regionale per l’Impiego, deve emanare il Piano dell’Offerta Formativa, garantendo, con esso, lo svolgimento delle attività formative e la retribuzione degli Operatori in forza agli Enti, a norma del Contratto Collettivo di Lavoro di categoria. Ma l’Assessore continua, spiegando che “l’interlocuzione fra Enti e Assessorato deve basarsi su un posizionamento gerarchico molto chiaro”, cioè l’Assessorato può disattendere le Leggi 24/76, 25/93 etc., mentre gli Enti non possono chiedere che queste Leggi vengano applicate e devono accollarsi oneri che il legislatore pone a carico dell’Amministrazione appaltante.

Gli Enti devono rispettare il Contratto di Lavoro, ma l’Amministrazione può erogare i finanziamenti con 10 mesi di ritardo rispetto all’obbligo di pagare gli stipendi mese per mese. L’Amministrazione può perdere tempi biblici prima di autorizzare l’avvio delle attività formative, ma gli Enti dovrebbero rispettare il Contratto di Lavoro facendo lavorare il personale per 22 ore frontali quando invece, per terminare le attività entro i tempi coperti dal finanziamento, sono costretti a concentrare l’erogazione degli interventi in pochissimi mesi. L’Assessorato, visti gli enormi ritardi con cui ha permesso l’avvio delle attività, può fissare come termine di fine della attività il 31 luglio 2014, mentre il finanziamento arriva a coprire le spese fino al 7 di giugno. Gli Enti, visto il “posizionamento gerarchico” della Scilabra, devono solo subire! Per i lavoratori, invece, il discorso è ben diverso. L’assessore Scilabra ama i lavoratori, tanto che, per lei, essi saranno “gli attori della prossima programmazione formativa”!

Peccato, però, che mentre l’Assessore esterna questi pensieri così rassicuranti, i lavoratori sono ridotti in povertà. Molti di loro non riescono a pagare affitti e tasse e stanno cominciando a fioccare sfratti e pignoramenti che li stanno portando all’esasperazione. Purtroppo, la consapevolezza di essere nel cuore dell’Assessore non può essere portata al Monte dei Pegni e scambiata con del vile denaro. E, se i lavoratori volessero esporre all’Assessore questo piccolo e insignificante problema esistenziale, per chiedere delle risposte tangibili che vadano oltre un approccio esternativo che ricorda molto i “Vinceremo” dipinti sui muri delle case di mussoliniana memoria, possono stare tranquilli: per prevenire le loro “incursioni”, le porte dell’Assessorato sono rigorosamente chiuse, come da circolare della Dottoressa Corsello.

Antonio Il Conte

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