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La Doppia Conformità, alloggi ERP e l’incongruità generata dalla norma Proposta di riforma normativa

 

(di redazione) L’Organizzazione Sindacale degli inquilini ANIA rappresentata dal Vice Segretario Nazionale Vicario Dr. Andrea Monteleone e dal Segretario Provinciale di Reggio Calabria Vincenzo Leotta hanno partecipato presso il Consiglio Regionale della Calabria ad un incontro con i rappresentanti dell’UPPI Geom. Vincenzo Alessio Battaglia e il Vice Presidente Nazionale Avv. Giovanni Violi, della FEDERPROPRIETA’ Avv. Domenico De Caridi, di CASA MIA con il Presidente Nazionale Cetty Moscatt, del CONIA con Giuseppe Basile e del Collegio dei Geometri con Giuseppe Baronetto, per affrontare il problema della Doppia Conformità che di fatto blocca la cessione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica ai suoi assegnatari.

L’eccesso di norme che regolamentano la Conformità Urbanistica degli immobili pubblici, nel tempo ha bloccato la loro cessione a favore degli stessi assegnatari che, dopo anche 20 e più anni, finalmente hanno l’opportunità di riscattarne la proprietà.

L’Art. 36 del DPR n. 380 del 2001 permette il rilascio del certificato di conformità urbanistica di una unità immobiliare ERP ma per analogia anche di una unità immobiliare di edilizia privata, solo se l’intervento edile realizzato nell’unità in questione sia conforme alle normative presenti all’epoca della sua realizzazione ed anche all’epoca della presentazione della richiesta di rilascio della certificazione. 

Così facendo di fatto per poter rendere vendibile un alloggio bisogna rilasciare una Doppia Certificazione di Conformità che ottiene la sua valenza dall’adeguamento a due normative urbanistiche esistenti in tempi e con regolamenti diversi.

Questa norma esplica una incongruità giuridica che rende di fatto impossibile la commercializzazione di tutti quegli alloggi che ad esempio nel tempo, abbiano subito un intervento edile come ad esempio la chiusura, anche con strutture precarie, di un balcone o di un piccolo terrazzo di collegamento.

L’attuale impostazione dell’Art. 36 blocca quindi il già asfittico mercato immobiliare non permettendo una rigenerazione urbana di interi quartieri.

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