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Crisi in Sicilia. Bankitalia: 38 mila posti di lavoro in meno

Disoccupazione. Foto Internet

“È evidente che l’andamento della Regione Sicilia non può essere in  controtendenza con la situazione nazionale.  La situazione è particolarmente amplificata qui, considerate le caratteristiche di fondo dell’economia. Il peggioramento purtroppo ha riguardato tutti i settori produttivi, una situazione analoga registrata anche dalle altre regioni del Mezzogiorno“. Queste le parole di Giuseppe Arrica, direttore di Bankitalia Palermo, che seguono gli sconfortanti numeri dell’economia siciliana, registrati nel primo semestre del 2012 e rilevati nell’analisi di Bankitalia.

Primo dato a certificare il peso della crisi economica in Sicilia è quello  sul mercato del lavoro. Rispetto all’anno passato, nel 2012 c’è stata una diminuzione di occupati pari al 2,6% che equivale un numero di 38 mila persone che sono fuoriusciti dal mondo del lavoro. Il tasso di occupazione per la popolazione compresa tra i 15 ed i 64 anni non supera il 41,6 per cento, ben 15 punti in meno rispetto la media nazionale.  Il calo maggiore di occupati si è avuto in maniera più pesante nei settori dell’edilizia e dell’industria con un meno 7,9 per cento.

Evidente l’aumento per il tasso di disoccupazione, in ascesa del 4,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, raggiungendo il 19,4 per cento, peggior dato dal 2003 a oggi, mentre è salito a 91 mila il numero di chi cerca un lavoro.  Di conseguenza è anche aumentato il ricorso alla cassa integrazione guadagni, con un picco percentuale del 58,4 per cento, rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.

Negativo il trend anche per il settore delle costruzioni che ha fatto registrare un calo del 10 per cento di occupati, mentre le ore lavorate denunciate alle casse edili sono calate del 14 per cento. Inevitabile legare questo andamento negativo alla crisi che avvolge il mercato immobiliare residenziale.  Secondo quanto reso noto nei dati dell’Agenzia del Territorio nel primo semestre del 2012 il numero di compravendite è calato del 25,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011. Scesi anche, per la prima volta negli ultimi 10 anni,  i prezzi di vendita della case nell’Isola, con una percentuale quantificabile nel 4 per cento in termini reali. Identico andazzo per il commercio: nei primi nove mesi dell’anno il fatturato delle aziende rilevate da Bankitalia è risultato in calo per quasi il 60 per cento di loro.

Male anche il turismo,  in completa stagnazione.  A fronte di una percentuale dello 0,2 per cento che quantifica l’aumento degli arrivi, pareggiata in egual misura dalla diminuzione di presenze, sono calate del 2,8 per cento le presenze di connazionali, alle quali fa da contraltare un aumento del 3,1 per cento degli arrivi di stranieri, una tendenza estremamente negativa se rapportata all’anno precedente dove era registrato un aumento del 14 per cento.

Risulta essere in calo inoltre la domanda di prestiti, data dalla rigidità delle banche. I prestiti sono diminuiti dell’1,2 per cento, in controtendenza rispetto al 2011 quando erano cresciuti del 3 per cento. Ridotto il credito alle famiglie (0,7 per cento rispetto al + 2,7 per cento del 2011). Il volume dei mutui per le abitazioni è cresciuto dell’1,2 per cento, ancora in calo rispetto il 4,6 per cento dell’anno precedente, mentre il credito al consumo ha subìto una riduzione del 3,3 per cento. Ridotti del 2,5 per cento anche i crediti erogati alle imprese, mentre per le imprese di costruzioni il calo è stato del 6,8 per cento. Salito al 2,8 per cento il tasso di decadimento della qualità del credito. Cresciuta dell’1,2 per cento la raccolta bancaria su base annua e dell’1,8 per cento i depositi delle famiglie, particolarmente quelli a lunga scadenza. Netta diminuzione, del 3,9 per cento, della raccolta presso le imprese.

Unico settore che registra un andamento positivo è quello delle esportazioni che nei primi sei mesi dell’anno sono aumentate complessivamente del 21,2 per cento. La maggior parte del merito va comunque dato all’esportazione di prodotti petroliferi che rappresentano circa il 75,2 per cento dei prodotti siciliani venduti all’estero.

Esclusi questi prodotti le esportazioni sono comunque cresciute dello 0,8 per cento, un dato perfettamente in linea con quelli del resto del Sud Italia (+0,9).  In particolare si distinguono nel settore gli export di apparecchiature elettroniche (32 per cento) e degli articoli farmaceutici (51,4).  Estremamente negativi invece i dati dei prodotti agricoli e chimici venduti sul mercato estero, che registrano un calo rispettivamente del 20,7  e del 15,2 per cento.

 Luca Mangogna

 

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