Download http://bigtheme.net/joomla Free Templates Joomla! 3
Home / Cultura / L’Avvocato del Martedì_ ASSENZA DA LAVORO PER MALATTIA: E’ POSSIBILE IL LICENZIAMENTO?

L’Avvocato del Martedì_ ASSENZA DA LAVORO PER MALATTIA: E’ POSSIBILE IL LICENZIAMENTO?

Avv. Francesca Paola Quartararo
                 Avv. Francesca Paola Quartararo

Eccoci, al nostro appuntamento settimanale con L’AVVOCATO DEL MARTEDI’.

In caso di malattia, il lavoratore ha il diritto di astenersi dal posto di lavoro e può godere di un trattamento economico adeguato, stabilito dalla legge e dai contratti collettivi, cosi come disposto dall’art. 2110 c.c.

Cosa spetta al lavoratore assente per malattia?

Al lavoratore assente per malattia, infatti, spetta o la retribuzione a carico del datore di lavoro, se la legge o la contrattazione collettiva lo prevede, e/o un’indennità di malattia a carico dell’Inps.

Quali sono i motivi dell’assenza per malattia?

I motivi che giustificano l’assenza dal posto di lavoro sono:

  1. Ogni alterazione dello stato di salute che comporti riduzione della capacità lavorativa di un soggetto;
  2. L’impossibilità di essere presente sul luogo di lavoro, per la necessità di seguire terapie specifiche;
  3. I casi in cui la prestazione lavorativa può compromettere la guarigione del soggetto, cioè il periodo di convalescenza.

Come deve comportarsi il lavoratore  a seguito della malattia?

La prima cosa da fare quando ci si ammala è avvertire il datore di lavoro; il tempo per farlo è regolato in base al contratto di lavoro applicato dall’azienda per la quale si lavora. Successivamente è necessaria la presentazione del “certificato medico per malattia” va richiesto al medico curante entro le 48 ore dal  verificarsi della patologia che ha portato all’assenza del lavoratore. Sarà il medico a trasmetterlo in via telematica all’Inps, cosicché l’ente rilascerà la ricevuta con il numero di protocollo che, se previsto dal contratto, va comunicato al datore di lavoro.

Orari di reperibilità del lavoratore malato?

Le fasce orarie di reperibilità sono diverse in relazione a settore pubblico o privato. Nel settore privato il medico dell’Inps si reca a casa del paziente tra le ore 10:00 – 12:00 del mattino e dalle 17:00 – 19:00 nelle ore pomeridiane. Invece, per i lavoratori del settore pubblico le visite sono previste dalle ore 9:00 – 13:00 del mattino e dalle 15:00 – 18:00 nelle ore pomeridiane.

Cosa succede se il lavoratore malato non si fa trovare in casa?

Il lavoratore ha 15 giorni di tempo per giustificare l’assenza alla visita fiscale. In caso di assenza ingiustificata al controllo domiciliare, la sanzione comporta la perdita del 100% della retribuzione per i primi 10 giorni di malattia. In casi di assenza anche alla seconda convocazione presso la ASL si perde il 50% dei restanti giorni di malattia. Alla terza assenza, invece, si perde tutta la retribuzione dovuta per il periodo di malattia.

Si può licenziare per malattia?

Il dipendente malato non può essere licenziato. Lo stabilisce la legge, che prevede solo due casi nei quali è possibile attuare il licenziamento in caso di malattia:

  1. Quando l’assenza supera la durata prevista dal contratto collettivo;
  2. Quando l’assenza sia inferiore alla durata prevista dal contratto collettivo, ed essa comporti un grave pregiudizio per l’organizzazione dell’azienda.

Il codice civile prevede che l’azienda debba conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia, nei limiti del “periodo di comporto”, che viene stabilito dalla legge, dai contatti collettivi o, in mancanza, dagli usi. Pur tuttavia, è possibile licenziare il dipendente malato, anche durante il periodo in cui è a casa, per altre ragioni non legate alla malattia come ad esempio una crisi aziendale o la ristrutturazione interna (licenziamento per giustificato motivo oggettivo) o ancora, una colpa grave da questi commessa (licenziamento disciplinare).

Quanto dura il periodo di “comparto”?

La durata del periodo tutelato varia in base al contratto collettivo stipulato. Solamente il comporto degli impiegati viene regolamento dalla legge:

  1. può durare al massimo 3 mesi nel caso in cui l’azienda di servizio non va oltre i 10 mesi;
  2. può durare 6 mesi se i 10 mesi vengono superati.

Con riguardo alla categoria degli operai, la durata del periodo di comporto risulta demandata totalmente alla contrattazione collettiva.

Facciamo qualche esempio:

  • Contratto collettivo nazione di lavoro della scuola:
  1. Personale con contratto a tempo determinato: 9 mesi, 30 giorni per chi è assunto per supplenza limitate;
  2. Personale con contratto a tempo indeterminato: 18 mesi nel corso del triennio, oltre 18 ulteriori, però non retribuiti.
  • Contratto collettivo nazionale di lavoro del settore edilizio:
  1. Impiegati: per anzianità di servizio fino a 2 anni sono previsti 6 mesi; 9 mesi previsti se l’anzianità di servizio va dai 3 ai 6anni, infine 12 mesi se si superano i 6 anni.
  2. Operai: sono previsti 9 mesi nell’arco di un periodo di 20 mesi.
  • Contratto collettivo nazionale di lavoro del commercio:
  1. Dipendenti che non sono in prova: sono stabiliti 180 giorni, tenendo conto che per i lavoratori a termine non potrà essere superata la data in cui il contratto scade;
  2. Dipendenti part-time: sono stabilite ulteriori previsioni che variano in base alla specifica tipologia contrattuale collettiva.

Se hai qualche dubbio e/o domande in merito alla questione, Scrivi il tuo caso: l’Avvocato Francesca Paola Quartararo sarà pronta a rispondere a qualunque perplessità o dubbio nella sezione contatti del sito web: www.avvocatoquartararo.eu

 

About Francesca Paola Quartararo

Avvocato Francesca Paola Quartararo

Check Also

MONREALE: CELEBRAZIONE DELLA “VIRGO FIDELIS” PATRONA DELL’ARMA DEI CARABINIERI, DEL 76° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI CULQUALBER E DELLA “GIORNATA DELL’ORFANO”.

MONREALE: CELEBRAZIONE DELLA “VIRGO FIDELIS” PATRONA DELL’ARMA DEI CARABINIERI, DEL 76° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI …

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: