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Itinerari di Sicilia: Marsala, le Saline, lo Stagnone, il vino e la Sibilla

Itinerari di Sicilia

Marsala, le Saline, lo Stagnone, il vino e la Sibilla

Marsala,Resti Nave Punica,Museo Archeologico Baglio Anselmi

(Valentina Cammarata) Un po’ dolce e un po’ salata, curioso connubio di elementi di culto sacri e profani, Marsala ti strega con le sue fascinose contraddizioni. Cantine traboccanti di vino dolce sorgono su un territorio  naturalmente ricco di sale. “Splendidas civitas lilibetana” (Cicerone) e Città del vino dal 1987, sorge sulle rovine delle antiche città puniche di Lilibeo e di Mozia. Siamo su Capo Boeo (TP), punta occidentale della Sicilia, territorio vasto e densamente abitato su cui insistono due grandi litorali marini geograficamente opposti: il Tirreno a nord e il Mediterraneo a sud. 

Una storia, quella di Marsala, fatta di alternanze non sempre felici: dai fasti fenici, romani, arabi e spagnoli ai secoli bui delle vandalizzazioni e delle tirannie inaugurate dall’invasione di Dionisio I, culminate poi nell’incuria di Giustiniano che la volle parte dell’Impero Bizantino, fino all’incursione di Vandali e Pirati.

 Ne è passata di storia per il mare, il porto e per le strade lastricate di “Maissala”- così come nota nel dialetto locale – eppure secoli di vicissitudini non hanno turbato il fascino della cittadina trapanese, né  la naturale inclinazione dei lilibetani all’accoglienza.  Marsala ci piace e piace ai turisti. Piacciono i suoi vigneti e le sue cantine, piacciono i miti di San Giovanni Battista e della Sibilla, piace lo Stagnone – oggi riserva naturale -, piace l’isola di Mozia, piacciono le saline, così come piace il cospicuo lascito archeologico distribuito tra suolo e musei (zona archeologica di Capo Boeo, l’Insula Romana, il Museo archeologico Baglio Anselmi, il Museo degli arazzi fiamminghi, il Museo risorgimentale garibaldino    Giacomo Giustolisi). Dalle Guerre Puniche (241 a.C.) combattute nelle sue acque, allo sbarco di Garibaldi e Dei Mille del 1860,  giunge fino a noi un territorio estremamente ricco, un entroterra fertile, e l’eco di un passato che si offre quale veicolo di tesori antichi che di Marsala hanno forgiato l’attuale splendore. Connotazione questa, supportata dall’effettivo luccichio delle sue saline, di fatto molto più di una formazione geologica piuttosto un microcosmo e Luogo del Cuore FAI – 2015, raro esempio di ambiente produttivo plasmato sì dall’uomo ma nel pieno rispetto della natura.

Le Saline Ettore e Infersa, che al tramonto offrono alla vista uno spettacolo di luci e riflessi unico, si trovano all’interno della Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone. Fino a diecimila tonnellate di sale marino per ogni ciclo di produzione della durata di circa 4 mesi per anno che culmina quando, in luglio, la crosta esterna raggiunge in media gli 8 centimetri di spessore. Siamo sul litorale che collega Trapani con Marsala, un tempo nota come “via del sale”, oggi percorso produttivo, turistico e museale reso particolarmente dinamico dalle numerose possibilità di svago e di soggiorno offerte ai visitatori. Il Mulino d’Infersa, gioiello di archeologia industriale del XVI secolo, ancora  perfettamente funzionante, con i suoi 150 giri al minuto, i suoi ingranaggi quasi interamente in legno e il percorso multimediale realizzato all’ interno, da solo vale l’esperienza delle saline. A bilanciare questo eccesso di sapidità la produzione del primo vino DOC della storia vinicola siciliana: il Marsala, notoriamente dolce, orgoglio e simbolo del territorio in cui ha luogo l’intero ciclo di produzione e vinificazione a cominciare dalla  coltivazione dei  vitigni,  fino a tutte le operazioni di lavorazione necessarie ad ottenerlo. Che sia “vergine” o “conciato” il Marsala di Sicilia, che tutto il mondo del vino ci invidia, è un liquore a fortissima vocazione territoriale le cui proprietà organolettiche, olfattive e degustative costituiscono il punto di arrivo di una lunga storia che ha origine nella seconda metà del ‘700 con John Woodhouse, commerciante inglese, e culmina ai giorni nostri con le cantine Florio e Cinzano, un disciplinare di produzione e un Consorzio per la tutela del vino Marsala DOC, riconosciuto dal Ministero delle Politiche agricole nel 2003.

Anche il culto di San Giovanni Battista e il mito della Sibilla sembrano  suggellare l’anima amabilmente doppia di Marsala. Qui il palese contrasto tra sacro e profano viene miracolosamente risolto da un massimo comune divisore: la profezia come atto (in onore di Apollo nel caso della Sibilla e di Cristo nel caso del Battista). E in entrambi i casi la funzione dell’acqua, in quanto elemento rituale codificato, assume un significato metaforico che offre chiarezza e conoscenza. Sul piano temporale siamo nell’ambito della ricorrenza del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista e della sua vigilia, dedicata invece alla Sibilla, figura mitologica femminile della cultura popolare pagana. Il luogo sede della   discorde condotta dei fedeli, oggetto delle precedenti considerazioni, è la Chiesa di San Giovanni Battista, Chiesa Madre della città, abitualmente chiusa, che ospita al suo interno, a -5 metri di profondità, la Grotta della Sibilla. E così accade che il 24 giugno, a Marsala, si festeggia la natività del santo con una serie di messe a cadenza oraria, la processione, lo spettacolo pirotecnico e i fedeli accorrono in massa alla Chiesa Madre riaperta per l’occasione, per assistere a particolari riti di arte divinatoria. Tradizione, infatti, vuole che chi beva l’acqua che sgorga dalle spalle del santo collocata all’interno della cripta possa acquistare il dono della profezia. Singolare, tuttavia, che la vigilia della ricorrenza le donne del paese si riversino copiose nel medesimo luogo per consultare la Sibilla-oracolo che, secondo la tradizione popolare, vivrebbe proprio in quelle  acque sotto forma di pitonessa, per porle delle domande.

Tutto sommato la meravigliosa Marsala, con il suo peculiare mix di elementi almeno formalmente antitetici ci ricorda un antico proverbio tibetano che recita così:

“Una persona saggia mette un pizzico di zucchero in tutto quello che dice agli altri e ascolta con un grano di sale tutto quello che gli altri dicono.”

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