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Itinerari di Sicilia: L’Etna DOC, dalle pendici alla vetta tra un sorso di Etna Rosso e un dolce al pistacchio di Bronte

Itinerari di Sicilia

L’Etna DOC, dalle pendici alla vetta tra un sorso di Etna Rosso e un dolce al pistacchio di Bronte

(Littorina Fiat della Circumetnea, ultima ferrovia a scartamento ridotto ancora attiva in Sicilia)

(di Valentina Cammarata) Pindaro la definiva la “colonna del cielo”. Sorprendente e imprevedibile come la natura dei siciliani, montagna di fuoco in mezzo ai fiumi Simeto e Alcantara, l’Etna domina la Sicilia orientale da oltre 500 mila anni. 

Simbolo dell’isola per antonomasia è il vulcano più alto d’Europa e il secondo al mondo per attività. La sua presenza incombente da sempre grandeggia, affascina e insieme spaventa. Le improvvise escandescenze, le violente eruzioni, le imprevedibili esplosioni di uno o più crateri – recentissima quella del 17 marzo 2017 u.s. – da tempo immemore modificano il paesaggio, gli ambienti naturali e la vita stessa dei vicini abitanti. Le ricorrenti attività piroclastiche ed effusive talvolta drammatiche devono aver ingenerato negli uomini di un tempo la convinzione che fosse dimora ora di divinità, ora di creature mitologiche tra cui Giganti e Ciclopi, dall’unico occhio circolare, di cui Polifemo è l’emblema nell’immaginario collettivo. L’Etna, per gli antichi, costituiva il segno rappresentativo del soprannaturale. Questa dimensione ai confini tra realtà e immaginario si ritrova nelle espressioni di molti scrittori, Esiodo, Ovidio, Maupassant, tra i più noti. Ciò spiega la presenza di luoghi di culto sulle pendici e sulle alture e le numerose leggende greche e romane attraverso cui, per secoli, si è tentato di spiegare il comportamento del vulcano.
Tentato, per l’appunto, perché l’Etna è natura sempre viva, è meraviglia e contrasto, è creazione e distruzione, è delicato equilibrio tra forza e trasformazione.
Risalire fino al cratere: è questa la vetta insuperabile di ogni viaggio in Sicilia! Il profilo del vulcano è visibile a grandi distanze. Si erge solitario sulle rive dello Ionio e si staglia nel cielo fino a 3 350 metri di altitudine. Le falde rese fertili dalle ceneri vulcaniche ricche in minerali brulicano di paesini e borghi contadini, lì dove un tempo fuoriuscivano flussi lavici distruttivi la vegetazione è rinata triplicando il suo rigoglio.
Alle pendici della colossale montagna un’intero ecosistema svela se stesso in una tavolozza di colori irripetibile con variazioni cromatiche che vanno dal giallo acceso delle fioriture ad alta quota, al verde dei boschi, al blu del mare, all’arancione degli agrumeti, fino al bianco delle gelate invernali. Pochi chilometri separano la costa ionica dai boschi di faggio, e poi su fino al deserto lavico.
 Altrettanto varia l’offerta escursionistica appagante in ogni stagione con accattivanti percorsi fruibili in funivia, in jeep oppure a piedi, meglio se accompagnati da guide alpine autorizzate (Gruppo Guide Alpine Etna) che scortano i visitatori in sicurezza fino ai crateri sommitali. La vetta è raggiungibile da più versanti, quello sud è il meno impegnativo soprattutto in presenza di condizioni climatiche non del tutto favorevoli. Solidi scarponcini, occhiali da sole e indumenti anti vento già costituiscono un buon corredo di base per avventurarsi. L’Etna-nord, invece, con una seggiovia e tre ski-lift è ideale per gli amanti delle altitudini e degli sport invernali, tanto più che lo stato non del tutto perfetto delle infrastrutture viene compensato dalla vista mozzafiato del vulcano fumante sullo sfondo del mare. Quale che sia il versante prescelto vale la pena di risalire il “Mongibello” per ammirarne le fumarole sempre attive e il paesaggio lunare disseminato di lapilli.
Gli appassionati delle rotaie possono godere di un panorama entusiasmante attraverso i finestrini delle storiche carrozze diesel della  Circumetnea, viaggiando comodamente in poltroncina attraverso frutteti, uliveti, piantagioni di fichi d’india e ampie distese di lava solidificata.
Il viaggio in carrozza tocca appena i 60 km/h, il ché rende l’attraversamento estremamente rallentato e attraente. Le “littorine Fiat”, motrici d’epoca restaurate dal caratteristico colore rosso fuoco, partono da Catania Borgo e passando per Adrano raggiungono i 1 000 metri di altitudine, su fino alla “nera” Randazzo,  interessante centro etno-antropologico estremamente vicino a uno dei crateri, anche nota come “Piccola Borgogna d’Italia” per i suoi vigneti e gli eccellenti vini Doc, orgoglio dei viticoltori locali. Ed ecco che qui ci muoviamo nell’ambito di nettari di grande pregio e struttura come l’Etna Rosso DOC e di antichi vitigni autoctoni tornati in auge come il Nerello Mascalese e il Neretto Cappuccio tra i rossi, o i bianchi Minella e Carricante, punta di diamante delle uve a bacca bianca della Sicilia, estremamente legato al territorio d’origine a dispetto dei numerosi tentativi di diffusione fuori dai confini etnei. I vini ottenuti da questa varietà spiccano per personalità, sensazioni minerali e particolare longevità. Le uve di questo territorio sono in simbiosi con il vulcano, non potrebbero vivere senza il gigante che regala loro nutrimento e riparo dalla calura estiva. 
(Gole dell’Alcantara)

Randazzo, risparmiata più volte dalla furia eruttiva, merita più di una sosta: è d’obbligo quella in cantina, senza tuttavia tralasciare il centro storico, l’imponente collezione di pupi siciliani, gli squisiti dolci ai pinoli, alle nocciole e ai pistacchi della Pasticceria Santo Musumeci, autentica istituzione della tradizione dolciaria locale. Tour organizzati possono prevedere anche una sosta speciale alle Gole dell’Alcantara, nate dall’incontro tra un flusso lavico preistorico e le acque dell’omonimo fiume che sgorga dai Nebrodi o al Castello Benedettino di Bronte.

Dal 2013 inserito nella Word Heritage List dell’UNESCO, l’Etna è formalmente patrimonio dell’umanità.
Con una superficie di 60 000 ettari di variazioni orografiche e sentieri suddivisi tra una ventina di comuni si estende l’omonimo Parco dell’Etna, istituito nel 1987 per impedire la cementificazione selvaggia, è riuscito nell’intento di preservare l’ecosistema che incastona il vulcano e si propone tra gli itinerari naturalistici tra i più suggestivi del Mediterraneo. Maletto, Bronte, Adrano, Biancavilla, Paternò, Misterbianco, Giarre, Linguaglossa e Gurrida, sono solo alcune delle possibili mete da valorizzare in termini di scelta e di approfondimento dell’offerta turistica alle pendici del vulcano.
Anche il ventaglio enogastronomico è stupefacente, tale è la qualità delle materie prime dalle specifiche proprietà organolettiche, qui prodotte. In primo piano il vino, il miele, le mele, l’olio, le castagne, il pistacchio, i funghi, le mandorle, le nocciole e gli ortaggi.
Il miele di Zafferana considerato l’oro dell’Etna, con oltre settecento apicoltori, vanta la produzione del 15% circa del miele nazionale. Il pistacchio di Bronte DOP, diffuso e rinomato anche oltralpe cresce solo sui terreni scoscesi di questo territorio e solo qui assume un colore verde smeraldo e un profumo intenso. 
(Pistacchio di Bronte)
Le copiose sagre, fiere e feste religiose che animano il territorio etneo valgono la riscoperta di sapori e antichi mestieri.
Tra le manifestazioni di rilievo più imminenti la Sagra dell’Iris e dell’Arancino che prenderà vita dal 28 ottobre al 1 novembre p.v. a Tremestieri Etnea,  sarà il centro di una festa del territorio, che darà spazio non soltanto alle specialità culinarie tipiche ma anche a tutte le realtà produttive e artigianali d’eccellenza del piccolo comune ai piedi dell’Etna. Immancabile all’interno dell’evento, l’allestimento del consueto “Mercatino dei morti” e di spettacoli destinati all’intrattenimento.

 Per concludere affidiamo a Pindaro il compito di scolpire nella nostra mente la vivida immagine del vulcano in tutta la sua  meravigliosa potenza:

 « … l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore».

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