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Itinerari di Sicilia, Lampedusa: a settembre si può!

Itinerari di Sicilia

Lampedusa, a settembre si può!

Lampedusa – Riserva Naturale Orientata Isola dei Conigli – Mediterraneo


(di Valentina Cammarata) Settembre, partire quando tutti rientrano, mettere in valigia gli ultimi scampoli d’estate e indossare sulla pelle i profumi del viaggio. In questo periodo dell’anno le Pelagie hanno ancora molto da offrire ai visitatori e non soltanto in termini di relax. Le atmosfere tranquille e rilassate che si respirano sull’arcipelago potrebbero ingannare sul grado di vivacità che  isole come Lampedusa possono offrire quanto a vita notturna.

Chissà se era settembre quando Rosina e Clelia vi naufragarono! Leggenda narra che le due  donne di origini  palermitane, scampate a un naufragio, vi trovarono riparo e due eremiti: Guido e Sinibaldo e che dalla loro discendenza ebbe origine la popolazione locale. Verità o mito, l’isola è il centro abitato più meridionale d’Italia. La stagione ideale per visitare Lampedusa si snoda lungo l’arco temporale che va da maggio a settembre quando i tramonti si tingono di una sfumatura di porporina, i tetti a volta dei dammusi appaiono di un rosso mattone intenso e il mare si fa nostalgico e meno chiassoso. Un’uscita in barca con pranzo e musica a bordo resta d’obbligo in alta così come in bassa stagione.

Lampedusa – Dammusi – Abitazioni Rurali


Lo spettacolo messo in atto da parte di famiglie di tursiopi e delfini comuni che si rincorrono a prua è un lieto fuori programma che va comunque messo in conto, quando si va per mare a Lampedusa. Le imbarcazioni locali sono attrezzate per restare fuori a lungo e i lampedusani, un po’ lupi di mare un po’ uomini prestati al commercio, per qualche mese all’anno indossano con naturalezza i panni di guide entusiaste traboccanti di racconti carichi di fascinazione, irrinunciabili per godere appieno della magia dell’isola. Perché Lampedusa ti da il suo imprinting dal primo vagito, dal giorno zero.

 

Tartaruga marina Caretta Caretta – schiusa delle uova dei piccoli di Caretta Caretta –


Sarà per le sue coste marcate da punte e cale di grande impatto, per il mare ricco di vita, per l’humus fertile a dispetto del clima torrido, per i dammusi, i falchi, le tartarughe Caretta Caretta, per i conigli dell’omonima Isola o per  tutte le altre specie viventi che la popolano, sarà per il suono del mare e del vento che qui intonano melodie sempre diverse, o per la sua sabbia fine, gli scogli particolarmente aspri, per i profumi che s’innalzano dai fuochi delle case… tutto a Lampedusa parla senza tracotanza al cuore dei suoi abitanti e dei suoi visitatori. I negozi di artigianato locale si rincorrono variopinti  lungo tutta via Roma mentre locali e pub macchiettano il centro e le calette più rinomate offrendo possibilità di svago fino a notte inoltrata.

Tartaruga marina Caretta Caretta – specie protetta – a rischio estinzione – Legambiente


E’ il pesce il protagonista incontrastato della cucina locale. Complice il mar Mediterraneo, le reti dei pescatori locali trabordano di sardine, branzini, orate, dentici, scampi e calamari. Tonno e sgombro sott’olio sono tipici della zona, anche la bottarga e i frutti di mare sono degni di nota. Tra i fiori all’occhiello della gastronomia locale il cous cous di cernia e verdure,  delizioso e sontuoso esempio di fusione tra tradizione culinaria siciliana e cucina tunisina, che obbliga alla prenotazione. Al “Cavalluccio Marino” – hotel ristorante presso Cala Croce – la chef Giovanna Billeci lo propone esclusivamente di martedì. Un giorno a settimana per un piatto che da solo vale un viaggio.

I capperi dell’isola sono carnosi e succulenti, farne scorta prima del rientro resta un suggerimento tra i più validi, da sempre. La storia di Lampedusa pullula di miti e leggende. Storicamente oggetto di contese a causa della posizione strategica che occupa nel Mar Mediterraneo, Fenici, Greci, Romani e Arabi vi sostarono, sfruttandola ora come approdo, ora come centro di lavorazione del pesce e di produzione del garum, e durante la Seconda Guerra Mondiale ebbe un ruolo attivo come avamposto fortificato in quella che fu, purtroppo, zona di massimo transito dei convogli. Suggerire un percorso piuttosto che un’altro sarebbe come tradire l’ospitalità del territorio, l’isola è un mosaico di tessere: sempre diversa e tuttavia sempre uguale a se stessa.

Bisogna sperimentarla, saggiarla, respirarla tutta quanta. A partire dal pittoresco porticciolo all’interno del centro abitato fino alla spettacolare Riserva Naturale dell’Isola dei Conigli, Lampedusa lascia una traccia immortale, perenne nell’anima del visitatore. Lambita da un mare cristallino, che definire da cartolina non è abbastanza, la Riserva che comprende l’omonima Spiaggia dei Conigli oltre che l’isolotto – di appena 4,4 ettari – si distingue per la notevole biodiversità in termini specie vegetali e animali  del tutto simili a quelle della costa africana – cui Lampedusa almeno geograficamente appartiene –  e  per altre più esclusive. E’ il caso della tartaruga marina Caretta Caretta, specie protetta perché fortemente minacciata di estinzione in tutto il Bacino del Mediterraneo  che qui depone le sue uova e le ricopre con cura per mantenere costante la temperatura d’incubazione. Uno spettacolo che insieme a quello della schiusa può ripetersi più volte nella stessa stagione, ad intervalli di 10-20 giorni circa.

E’ Legambiente che si occupa di presidiare la riserva dal 1995 e di salvaguardare  la nidificazione delle tartarughe, con risultati modesti ma preziosi in termini di tutela.

Lampedusa, se Leonardo Da Vinci l’avesse visitata avrebbe potuto dedicarle una delle sue più celebri affermazioni e cioè che: “la Natura è piena d’infinite ragioni”.

 

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