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Iotatola, l’ironia di due ragazze in chiaroscuro

Iotatola (foto da internet)

Rullante, timpano, tamburo e piatti da un parte; chitarra, grancassa e pianoforte dall’altra.

Il progetto IOTATOLA nasce dall’incontro tra le palermitane Serena Ganci, jazzista cresciuta nei club di Parigi, e Simona Norato, rockeuse che ha calcato alcuni tra i più grandi palchi indie d’Italia.

Luogo dell’incontro “Musicultura 2010″, dove le due forti personalità vengono in contatto quasi casualmente: “Serena si era presentata come solista prima di conoscermi e solo in occasione della prima selezione mi chiese di accompagnarla nell’esecuzione di un suo pezzo, ‘Addio’, in veste di musicista affiancata, questo succedeva nel Marzo del 2010. Da quel momento gli step successivi furono fatti nello spirito di una band e non più di un progetto solista. Incontrarsi è stato come specchiarsi riuscendo però a vedere la parte meno manifesta di ciascuna, l’alter ego.” Serena è l’esuberante, Simona è la timida. Ma entrambe condividono il proprio ‘dietro le quinte’. “Da quando abbiamo cominciato a scrivere e suonare insieme succedono cose nuove, promettenti. In un anno abbiamo scritto un disco e lo abbiamo pubblicato, abbiamo persino vinto dei soldi veri. Un’altra grande verità infine è che ci divertiamo moltissimo, entrambe vogliamo sublimare la condizione sognante di chi è rimasto imbrigliato dalla post-adolescenza.”

Ad incuriosire, inoltre, è il nome della band: ‘Iotatòla‘ sarebbe infatti la versione traslitterata di ‘Io da sola’ pronunciata da una bambina di quattro anni. “Lo diceva la figlia di alcuni nostri amici – raccontano – abbiamo sposato quest’espressione come forma di emancipazione femminile. Siamo due donne e siamo una band, facciamo tutto da sole”.

Nel maggio del 2011 esce ‘Divento viola’, primo lavoro della band prodotto dall’etichetta indipendente romana Mafi. Il lavoro desta subito grande interesse e diventa un caso nella scena indie italiana, “ ritmi netti e giocattoli sbattuti sulle pelli della batteria: un incrocio tra Frank Zappa e i White Stripes con un pizzico di Donatella Rettore e parentesi tipiche degli Elio e le Storie Tese”.

A questa sostanza musicale fanno da contrappeso i testi che, “audaci e ironici, raccontano di due ragazze in chiaroscuro, agrodolci nei dettagli e in amore, distratte e simpatiche ma talvolta anche spietate. Dall’emancipazione quotidiana raccontata in “Salvatore”, canzone dedicata ad un vibratore senza pile (ormai vero e proprio must nei locali siciliani), fino alla galoppante disillusione sociale di “Giuramelo Mario” in cui una ragazza racconta al fidanzato della sfiducia nella politica e dell’ormai dipendenza dalle cose.”

Le due ragazze riescono a disegnare e raccontare la generazione dei trentenni disincantati, cinici e delusi con velata ed agrodolce ironia, vero rumore di fondo del loro disco “Divento Viola”. Questo è l’ingrediente che ha consentito loro di vincere l’edizione di Musicultura nel 2010 , manifestazione che fra gli altri ha lanciato gruppi come le Cordepazze e Simone Cristicchi.

Le autrici – recentemente ospiti di Serena Dandini a Parla con me su Rai 3 – sono state anche tra le fondatrici de L’Arsenale, la prima federazione della musica e delle arti, che da marzo sta cercando di “reinventare” la cultura in Sicilia.

Fabio Butera

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