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Inquinamento elettromagnetico, convegno a Catania

foto ufficio stampa

Il caso del Muos di Niscemi tiene alta l’attenzione pubblica sul tema dell’inquinamento elettromagnetico. Da sempre il timore per un’alta esposizione alle onde nocive e per i conseguenti rischi alla salute, oscilla tra casi di allarmismo e legittima difesa. In questo contesto, qual è la situazione nel territorio etneo? «Lo scenario etneo gode di buona salute e i focolai più pericolosi sono sotto controllo», a detta dei principali attori locali del settore intervenuti al convegno promosso dall’Ordine e dalla Fondazione degli Ingegneri di Catania, per approfondire gli aspetti normativi e tecnici del campo dell’elettromagnetismo.

Dopo i saluti dei presidenti di Ordine e Fondazione, rispettivamente Santi Maria Cascone e Aldo Abate, hanno relazionato: il responsabile Unità operativa Monitoraggi ambientali Catania dell’Arpa Sicilia Salvatore Casabianca, i docenti di Fisica presso l’Università etnea nonché all’interno del Laboratorio di misure di campi elettromagnetici Antonio Triglia (responsabile) e Filippo Falciglia, l’esperto Alfredo Cavallaro. Ha coordinato i lavori Mario Finocchiaro, consigliere delegato dell’Ordine alla commissione Energia, Ambiente e Sostenibilità.

«Lo sviluppo di tecnologie più avanzate – ha affermato Cascone – ha consentito di ridurre le emissioni senza compromettere le prestazioni. Il passaggio dalla tv analogica a quella digitale ne è un chiaro esempio. Anche e soprattutto in quest’area di settore la nostra categoria professionale ha il compito sociale di tutelare la salute dell’ambiente e dell’uomo». «Negli ultimi anni si è registrata una maggiore richiesta di aumento della potenza elettromagnetica, comportando reti sempre più allargate, linee di trasmissione più fitte e, nel campo delle telecomunicazioni, una crescita dei ripetitori. Questo intensificarsi rende l’argomento di cogente attualità» ha aggiunto Abate.

Le istanze sempre più frequenti di installare nuove sorgenti, sia da parte degli enti pubblici che delle iniziative private, «si traducono in un carico di lavoro intenso per l’ente preposto alla valutazione preventiva – ha dichiarato Casabianca – l’organo dell’Arpa al momento è di certo sottodimensionato rispetto alla mole di controlli da effettuare. Per questo, anche se il sistema funziona, non bisogna smettere di migliorarlo e potenziarlo. I risultati sono positivi ma la ricerca deve sempre andare avanti». «Esiste una percezione elevata del rischio da parte della popolazione – ha aggiunto Falciglia – dovuta a un’informazione passata che ha sovradimensionato il pericolo. Tale percezione con corrisponde alla realtà, ci confrontiamo quotidianamente con valori di esposizione modesti rispetto a quelli che possono provocare effetti acuti alla salute. La parola chiave è monitorare. Ad esempio, le antennine wi-fi che si trovano anche nelle più piccole abitazioni funzionano a norma e dunque non sono dannose, eppure a volte possono “entrare in crisi”. Tenerle sotto controllo è la migliore cura di prevenzione dall’inquinamento delle onde».

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