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Ingroia: “Io in politica? Indiscrezioni giornalistiche”

Antonio Ingroia. Foto Internet

Smentisce le voci di una discesa in politica, liquidandole come “indiscrezioni giornalistiche”: il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, lo ha detto ieri, intervenendo alla presentazione del suo libro “Palermo”, nella libreria Modus Vivendi gremita di pubblico.

Nonostante in tanti, anche attraverso i social network, lo invitino ad entrare in politica, l’intenzione del magistrato è quella di ricoprire l’incarico offertogli nel 2011 dalle Nazioni Unite in Guatemala e lavorare per irrobustire le strutture internazionali dell’antimafia. “Non vado via per le amarezze e per gli attacchi che ho subito, non ultimo quello di magistratura democratica. Chi lo ha fatto adesso dovrà cercare altri bersagli.

Il nemico diventa la magistratura quando si allenta la lotta alla mafia. In questi ultimi anni – continua Ingroia – l’azione della magistratura è stata penalizzata da pesanti campagne di disinformazione e denigrazione soprattutto quando si indagava sui potenti del Paese”.

Il procuratore si è poi soffermato a parlare dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e sul processo che “sarà lungo e difficile”: “Lo considero la summa di oltre vent’anni di inchieste. Siamo orfani della verità, non si è fatto pienamente chiarezza su tutte le morti rimaste impunite, in primo luogo quella di Paolo Borsellino, sul ruolo dei servizi segreti, sul tentativo di depistaggio che ha visto il coinvolgimento del falso pentito Scarantino, sulla mancata perquisizione del covo di Riina subito dopo la sua cattura.

La trattativa – ha affermato il magistrato – non ha riguardato solo la richiesta di un alleggerimento del regime carcerario, come si è voluto far credere. È stato invece l’ultimo tentativo conosciuto per costruire un nuovo patto Stato-mafia”. Ingroia ha infine definito il suo libro come “un bilancio professionale e personale”.

Mario Trapani

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