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Incontro sull’Arancia Rossa di Sicilia per accordo di programma

L’Arancia Rossa è una risorsa strategica dell’economia agricola. Alla globalizzazione dei mercati, la destagionalizzazione della domanda finale e al processo di sostituzione del consumo del frutto fresco con spremute o derivati agrumari (succhi, nettari) si può dare risposta solo attraverso l’organizzazione, l’innovazione e la differenziazione.

L’arancia rossa è il prodotto di identità dell’Etna: ai piedi del vulcano il sapore dolce è dovuto al clima mite di giorno che stimola la sintesi degli zuccheri e al freddo della notte che stimola la sintesi degli antociani (colore rosso). E’ come se la pianta avesse a disposizione un condizionatore di aria a disposizione, regolato caldo durante il giorno e freddo durante la notte.

Serve un momento di condivisione tra tutti (istituzioni, sindaci, agricoltori, organizzazioni, scuole, ospedali, bar, ristoranti e consumatori) per definire un accordo di programma ARANCIA ROSSA 2020.

I punti dell’accordo di programma da definire sono:

– Ampliamento del calendario di offerta-commercializzazione attraverso le varietà frutto dell’intensa attività di ricerca del CRA Agrumicoltura di Acireale con un piano di intervento organico, dal vivaio al produttore, precise indicazioni vocazionali e nella formula del progetto collettivo orientato al mercato;
– Attivazione di un catasto agrumicolo delle produzioni per definire i volumi produttivi, la trasformazione e da cui derivano le azioni di valorizzazione;
– Accordo di filiera produzione-trasformazione ai sensi del Decreto Assessoriale 11 dicembre 2013 (GURS 3 gennaio 2014) per garantire un prezzo costante negli anni;
– Diffusione a tappeto del consumo di arancia rossa in Sicilia attraverso le iniziative di filiera corta che coinvolgano direttamente i produttori e presa consapevolezza del valore salutistico del prodotto ascrivibile alla categoria dei “functional foods”;
– Internazionalizzazione e valorizzazione sui mercati esteri strategici;
– Controlli fitosanitari delle importazioni e blocco totale da Brasile, Argentina e Sudafrica per arginare il rischio black spot e greening.

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