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Inaugurazione dell’anno giudiziario tributario 2019. I punti salienti del Dr. Giuseppe Savoca

(di redazione) Questi sono i punti salienti della corposa relazione del Presidente Commissione Tributaria Regionale  della Sicilia Dr. Giuseppe Savoca:

  1.    Andamento del contenzioso nelle Commissioni Tributarie della Regione

Ogni valutazione sull’andamento della Giustizia Tributaria in Sicilia nell’anno 2018 deve aver riguardo ai dati esposti nel settembre dello stesso anno (22/9/2018) dal quotidiano “La Sicilia”, con un annuncio di certo non inatteso: “Fisco, in Sicilia è record di ricorsi in Commissione Tributaria”.

Riprendendo le elaborazioni statistiche fornite dalla DGT del MEF, il quotidiano indica la sopravvenienza di 15497 ricorsi da gennaio a giugno 2018, che sommati alla straordinaria giacenza di n. 97.098 ricorsi alla fine del 2017, con il computo di n. 23.681 procedimenti definiti nell’anno, determina la pendenza “mostruosa” di n. 88.914 ricorsi, “il doppio della seconda in classifica, la Calabria, che ne conta n. 45389. Record provinciale a Catania, con 39.572 cause pendenti, 15.705 a Siracusa, 11.646 a Palermo e 11.217 a Messina”.

A fronte di tale imponente contenzioso, appesantito da un arretrato creatosi nel tempo, resta da evidenziare che la risposta “gestita” dall’Amministrazione delle Finanze rimarca, sempre di più, una debolezza “strutturale” e una mancanza di “progetto”, meritevole di ponderate riflessioni.

Già con la relazione annuale per l’anno 2017 si era ben rimarcato il drastico ridimensionamento dell’organico fissato dal D.M. 11 aprile 2008, con il quale si era previsto per questa CTR il funzionamento di n. 21 Sezioni, con n. 126 addetti, tra presidenti, vice presidenti e giudici componenti.

Un progressivo, rilevante e continuo flusso di trasferimenti, di assunzioni di funzioni superiori, di cessazioni dal servizio per limiti di età o per altre ragioni, cui si è anche aggiunto un numero crescente di dimissioni che hanno specificamente interessato i magistrati ordinari, ha determinato condizioni di assoluta emergenza alla quale non è stato posto alcun rimedio e che, quale primo risultato, ha avuto quello di rendere necessaria la contrazione del numero delle sezioni attive, con il congelamento progressivo di ben otto sezioni (ultima la sezione 11^ della sede centrale) per mancanza di componenti in numero adeguato ad assicurare la formazione e il funzionamento dei collegi giudicanti.

3.      Dotazioni strutturali e processo telematico

Una complessiva dotazione strutturale per la Giustizia Tributaria che, in via generale e almeno per quanto concerne la Sicilia, non sembra proprio richiamare le recenti valutazioni del Ministro dell’Economia e delle Finanze sulla rilevanza della Giustizia Tributaria, indicata quale “settore nevralgico per il bilancio statale”, che nel 2018 ha avuto in carico la trattazione di controversie per il valore di oltre 30 miliardi di Euro (€ 18,9 per il primo grado ed € 12,5 per il secondo).

Un “basso profilo” nelle dotazioni personali e materiali, con un organico amministrativo sempre più ridotto e per spazi di lavoro largamente insufficienti, marcato dall’assenza di alcun riconoscibile progetto di concreto interesse alla definizione del contenzioso pendente in tempi ragionevoli, con un “giusto processo”.

E in attesa di conoscere il futuro prossimo delle attuali Commissioni Tributarie, restano in campo questioni “strutturali” che confermano, quanto meno, l’adozione di scelte di lungo periodo sganciate da una definita progettualità.

Mi riferisco qui, in particolare, alla scelta di trasferire la sede delle Commissioni Tributarie di Palermo nei locali che il Demanio ha individuato in Via Titina De Filippo.

Se da un lato va indubbiamente apprezzata l’iniziativa del MEF di ridurre i costi di gestione, dall’altro vanno anche condivise le motivate riserve e perplessità esposte, in un coro unanime, dagli Ordini Professionali Forensi, dai Dottori Commercialisti, dalle Associazioni dei Giudici Tributari e dagli operatori del settore, per il trasferimento degli Uffici dal centro città in una zona periferica, poco servita dai mezzi pubblici e difficilmente raggiungibile, soprattutto da quanti non risiedono a Palermo.

La posizione assunta dall’Amministrazione, nella specie la Direzione Affari Generali (DAG), segnala una consapevole e voluta “distanza” con le esigenze specifiche della Giustizia Tributaria, tutte ben rappresentate dalla delibera citata del CPGT e conferma le difficoltà, anche strutturali, dell’Amministrazione delle Finanze, parte nel giudizio tributario, a farsi carico dei valori propri della Giurisdizione, assicurando una piena funzionalità del “servizio” e la sua dignitosa collocazione sul territorio.

Senza indugiare in argomento, e alimentare inutili polemiche sulla disponibilità effettiva del MEF all’ascolto di interlocutori protagonisti del Processo Tributario, sembra doveroso un segno di responsabile solidarietà con la manifestazione di civile protesta organizzata a Palermo nei giorni 29,30 e 31 gennaio di quest’anno, dalla Unione delle Camere degli Avvocati Tributaristi, dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, dal Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e dall’Associazione Magistrati Tributari.

Al riguardo, credo sia anche utile segnalare che il giorno precedente, con i promotori della manifestazione è stata avviata una interlocuzione istituzionale con l’Assessore all’Economia e Vice Presidente della Regione Sicilia, e che l’interesse manifestato in detta occasione per la soluzione del problema, consente di tenere aperta una linea di gratitudine e di fiducia.

La “distanza” degli Uffici centrali del MEF, nella specie la Direzione della Giustizia Tributaria, dalle specifiche problematiche connesse al funzionamento delle Commissioni Tributarie, resta confermata e amplificata dall’indirizzo di gestione che ha fortemente condizionato il percorso del c.d. “processo tributario telematico”, arrivato al traguardo che ne sancisce l’obbligatorietà a decorrere dal 1 luglio 2019 (D.L. 23.10.2018 n. 119), con l’intento primario, dichiarato e certamente apprezzabile, di ridurre i costi di gestione, in un contesto di palese crisi strutturale e ordinamentale delle Commissioni Tributarie e in esito ad una brusca accelerazione dei tempi, che ha registrato la completa esclusione del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria da ogni valutazione al riguardo…la fissazione del termine in questione, che per la Direzione della Giustizia Tributaria rappresenta un deciso e fermo passo avanti nella giusta direzione, quantomeno per il metodo può ben rivelarsi nelle condizioni strutturali attuali un “azzardo”, un passo avanti nel vuoto, utile solo ad accelerare, dalla parte del MEF, la “semplificazione di sistema”, che andrebbe, per contro, riequilibrato dalla parte del “giusto processo”.

4.          Prospettive

Avviandomi alle conclusioni per questa 16^ cerimonia di inaugurazione dell’Anno Giudiziario Tributario, sembra doveroso, come da tradizione, accennare alle prospettive che si pongono per la Giustizia Tributaria, brevemente inclusa nel “contratto per il governo del cambiamento” con la proposta di “riforma del processo tributario con l’istituzione di giudici di ruolo specializzati, nell’ottica di garantire una maggiore imparzialità e terzietà del giudizio”.

Un impegno di programma, forse anche generico per l’esigenza di una doverosa riflessione sull’approdo ordinamentale della riforma, ma certamente specifico nell’indicazione dei protagonisti del processo tributario, “giudici di ruolo specializzati”,  e sulle finalità da perseguire.

Un impegno del tutto coerente con la sicura prevalenza delle indicazioni provenienti dall’Accademia, dagli Ordini Professionali e dalle Associazioni di categoria, da troppi anni impegnate per la riforma dell’assetto attuale, con la richiesta di modifica della giurisdizione tributaria da onoraria in professionale, con l’immissione in servizio di giudici a tempo pieno, togati e laici, da reclutare mediante concorso e senza distinzioni per le rispettive provenienze.

Un quadro di riferimento politico che, di certo, trova riscontro nelle proposte di riforma depositate in Parlamento in questa legislatura dal Sen. Luigi Vitali, di “Forza Italia”, dall’On.le Giulio Centemero, della “Lega” e dalla On.le Vita Martinciglio del “Movimento 5 Stelle”, e, da ultimo, nel progetto di riforma recentemente redatto e diffuso dall’Unione delle Camere degli Avvocati Tributaristi (UNCAT).

Senza indugiare in commenti sulle proposte, tutte per larga parte apprezzabili e per molti profili compatibili, compresa la previsione di giudici tributari onorari accanto ai giudici professionali a tempo pieno, va ben evidenziata l’indicazione unanime di mantenere la giurisdizione tributaria quale giurisdizione speciale e di affidare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’organizzazione e la gestione degli Organi giudiziari, reclutati di ruolo, almeno in larga parte.

Quanto alle “prospettive” per l’anno tributario 2019, resta quindi da interrogarsi sulle ragioni che nel tempo hanno imposto ai Governi che si sono succeduti un “basso profilo” per la collocazione ordinamentale e le dotazioni strutturali della Giustizia Tributaria, l’unica giurisdizione chiamata al diretto controllo dell’esercizio del potere impositivo dello Stato.

Se la Politica vorrà davvero dare corso ad un indirizzo di “discontinuità”, doverosamente rispettoso delle preziose professionalità acquisite, evitando accuratamente di considerare la “questione” come un “problema occupazionale”, con la necessaria “ponderazione” sulle opzioni possibili, dovrà comunque ricondurre la scelta alla reale e semplice alternativa tra “giustizia professionale specializzata” e giustizia onoraria, e decidere se affidare a giudici “a tempo pieno” ovvero a giudici “a tempo perso…” la tutela dell’interesse dei cittadini ad un “giusto processo”, con l’avvio di un percorso di reale cambiamento nella Giustizia Tributaria, atteso da troppo tempo.

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