Cronaca

Inaugurata la cappella della Rotonda al carcere Ucciardone

Un luogo sacro dove poter pregare, riflettere e riservarsi un momento di raccoglimento con Dio, per chi vive ogni giorno la dura realtà carceraria. È stata inaugurata stamattina, all’interno dell’istituto penitenziario Ucciardone,  la cappella della Rotonda ristrutturata e restaurata dopo anni di abbandono. I lavori, realizzati dall’Opificio delle arti del maestro vetraio Calogero Zuppardo, sono stati voluti da frate Carmelo Saia, cappellano del carcere, in collaborazione con la Caritas e la Diocesi di Palermo, che hanno contribuito e sostenuto il rifacimento dell’altare, del tabernacolo e della vetrata.

Posizionata nell’area centrale dell’istituto, la Rotonda appunto, la cappella era abbandonata e inutilizzata da anni. “Quando quattro anni fa arrivai per la prima volta in qualità di cappellano di questo istituto penitenziario – racconta frate Carmelo Saia –, vidi questa cappella completamente inutilizzata e abbandonata. Capì da quel segno che occorreva fare un duro lavoro di riavvicinamento al Signore in chi ogni giorno viveva, agenti e detenuti, la difficile e sofferente realtà del carcere. Arrivai e dissi subito che io ero il cappellano di tutti: personale, poliziotti penitenziari e carcerati. Senza distinzione alcuna. Occorreva ripartire proprio da quella cappella, centrale rispetto alle altre sette distribuite la sezioni e posizionata nell’area della Rotonda, dove ci sono gli uffici e il personale. Iniziai, facendo ripulire la stanza e acquistando un piccolissimo tabernacolo, dove è custodito il Santissimo, e lo feci fissare sul davanzale della finestra, non a caso dove entra la luce esterna, come simbolo della luce del Signore che entra in un luogo buio, escluso dal resto della società come quello carcerario”. Così, la cappella tornò a rivivere. Poi, grazie al sostegno della Caritas e della Diocesi, la scorsa primavera iniziò la sua ristrutturazione, con il rifacimento del tabernacolo e della vetrata che l’accoglie. All’opera, realizzata dal maestro Calogero e architetto Vincenzo Zuppardo, hanno partecipato anche un gruppo di detenuti inseriti nel percorso di riabilitazione, che li vede impegnati in diversi lavori all’interno dell’istituto (dalla falegnameria, alla cucina, dalla tinteggiatura alla pulizia). È loro operato, per esempio, la costruzione della pedana in legno attorno all’altare, l’installazione delle parti marmoree o la tinteggiatura delle pareti.

La cappella, inoltre, trovandosi nell’area centrale della struttura penitenziaria è vicina agli uffici dei dipendenti e degli agenti, ma anche visibile da chi, detenuto, fa il suo ingresso in carcere. “Un primo segno – precisa frate Carmelo – che Dio c’è sempre ed è vicino anche nel sofferente periodo della detenzione”. Ed è sofferente, duro e difficile il mondo carcerario, sconosciuto e distante dal resto della società, non solo per chi deve scontare la sua pena, ma anche per chi all’interno vi lavora, come gli agenti penitenziari. “Questa cappella è per noi un luogo importante dove poter rivolgerci  a Dio e pregare quando ne abbiamo più bisogno – dichiara il direttore dell’istituto Rita Barbera -. Il nostro è un lavoro complesso, carico di emozioni e che spesso ci coinvolge direttamente, implica noi stessi. Non è facile tenere a bada le emozioni. Non è facile lavorare all’interno di un carcere. Sapere che il Signore è vicino a noi, vedere la sua presenza attraverso questa cappella ci dà segno tangibile della sua vicinanza”. Non a caso, nell’inaugurazione avvenuta ieri, 23 dicembre, giorno dell’anniversario dell’omicidio dell’agente della polizia penitenziaria Giuseppe Montalto (ucciso nel 1995), che prestava servizio proprio all’Ucciardone e che è stato ricordato durante la funzione religiosa.

A inaugurare la cappella la celebrazione eucaristica presieduta dal direttore della Caritas diocesana di Palermo, padre Sergio Mattaliano: “Non ci poteva essere momento migliore come quello del Natale che è ormai alle   porte – afferma don Mattaliano -.   La cappella centrale sarà uno spazio del carcere importante, di cui  ne potranno fruire non solo i detenuti ma anche i dipendenti. Gesù nasce soprattutto   nei luoghi di sofferenza come questo in cui ci sono persone in questo momento  private della libertà e degli affetti più cari. La cappella sarà il luogo dove chi vorrà potrà trovare il momento più opportuno per raccogliersi in preghiera e ritrovare pace   e speranza. Questo sarà solo l’inizio di un’attenzione che Caritas porterà avanti nell’area carceraria, attraverso dei progetti che sono già in cantiere e che saranno realizzati quanto prima”.

“La nostra attenzione verso il mondo carcerario è l’attenzione della Chiesa verso chi ha peccato e, con impegno e volontà, vuole ricominciare una vita nuova – spiega Anna Cullotta, responsabile dell’area Promozione Umana di Caritas Palermo -. Da anni ci occupiamo di stare al fianco di chi ha sbagliato e vuole però riparare ai propri errori. Per loro cerchiamo di offrire un’alternativa possibile di rieducazione e di reinserimento sociale, sia all’interno del carcere che all’esterno, attraverso il loro impegno nel volontariato o delle borse lavoro. Grande supporto è dato anche alle loro famiglie e ai figli, lavorando verso un percorso di ricongiungimento familiare”.

A tal proposito, sabato 27 dicembre la Caritas regalerà alle famiglie dei detenuti e ai loro bambini dei presepi natalizi, realizzati dalle famiglie cristiane di Betlemme, minoranza religiosa che padre Sergio Mattaliano ha voluto sostenere acquistandone i manufatti.

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