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Imu più leggera per la Chiesa. Scoppia la polemica

Vaticano. Foto Internet

Lo scorso febbraio il presidente Monti, dopo numerose polemiche e pressioni, aveva annunciato che anche gli enti no profit con finalità commerciali, tra cui quelli ecclesiastici, avrebbero dovuto pagare l’Imu.

Dubbi e tentennamenti hanno frenato in questi mesi la riforma che imporrebbe alla Chiesa di non godere di questo privilegio fiscale e uniformarsi alle direttive europee che vietano tali pratiche definite come aiuti di Stato e che danneggiano il sistema concorrenziale.
La verve del premier si sarebbe raffreddata e pochi giorni fa, dopo mesi di silenzio, è giunta una proposta che limita i danni per il Vaticano con un’Imu “alleggerita”.

Nello specifico, sarà applicata l’esenzione d’imposta su quelle attività che non prevedono la distribuzione degli utili e con l’obbligo di reinvestirli per finalità sociali. Le scuole saranno “graziate” se introdurranno una retta simbolica, se paritarie e non discrimineranno.

I critici sostengono che tali “limitazioni” siano piuttosto aleatorie e facilmente aggirabili, indice da una stretta connivenza tra politica nostrana e Santa Sede che impedisce di proporre azioni che le danneggi reciprocamente. D’altronde sono ormai note le battaglie sui costi della Chiesa portate avanti da alcuni anni da esponenti della politica come Mario Staderini e Maurizio Turco dei radicali e dall’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti). Le numerose inchieste hanno portato a conoscenza di cifre da capogiro che ruotano intorno ai benefici e alle ricchezze di cui gode il Vaticano.

Oltre un quinto del patrimonio immobiliare italiano apparterrebbe alla Santa Sede (il condizionale è d’obbligo vista la vastità dei beni e la difficoltà di accedere a documenti e informazioni per cui si tratta sempre di stime “caute”). Secondo l’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) l’Imu non versata dagli enti ecclesiastici provocherebbe un ammanco nelle case dello Stato pari a 500 milioni di euro. Inoltre, l’Uaar ha calcolato in 6 miliardi di euro i benefici di cui gode la Chiesa ogni anno, includendo nel conto anche il miliardo e più incassato dall’Otto per mille di cui solo circa il 20% è destinato ad opere di carità.

Le repliche agli attacchi contro la Chiesa non si sono fatti attendere e a difendere il Vaticano da questo valzer di cifre è intervenuto Marco Tarquini direttore di Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani. “La Chiesa le tasse le paga già – dichiara ai microfoni di VideoRepubblica Tarquini – e abbiamo pubblicato i relativi bollettini. I 500 milioni di Imu da versare secondo l’Anci sono una bufala: il secondo e il terzo contribuente di Roma sono enti cattolici”.

Marco Cirincione

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