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Imu in Sicilia: non solo illegittima, ma anche tra le più salate

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Qualsiasi cosa succeda il 21 dicembre, ormai ai cittadini dello Stato italiano non importa più. Qui, l’apocalisse è arrivata in anticipo di quattro giorni rispetto alla data “decisa”: il 17 dicembre, giorno del pagamento del saldo IMU per l’anno 2012. Forse qualcuno incomincia ad attendere con speranza la presunta fine del mondo quale liberazione dai continui salassi a cui è sottoposto. Se in Italia, l’imposta sugli immobili, rimane un balzello, comunque legittimato dalla legge, in Sicilia, invece, tale legittimazione non esiste, divenendo, quindi, un vero e proprio furto – l’ennesimo – dello Stato italiano ai danni del popolo siciliano.

La riscossione dell’IMU nella Regione Siciliana viola lo Statuto autonomistico nell’articolo 36 in cui risulta che spetta alla Regione stabilire quali tributi far pagare ai siciliani; tributi che rimarrebbero in Sicilia, riservando allo Stato “solo” le imposte di produzione e le entrate dei tabacchi e del lotto. Viola, inoltre, l’ articolo 14 riguardo la legislazione esclusiva della Regione in tema di urbanistica, e l’articolo 15 in cui è sancito che alla Regione spetta la legislazione esclusiva e l’esecuzione diretta e in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

Volendo potremmo includere anche la violazione dell’art. 21 in cui è specificato che il Presidente della Regione “col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione” e nel Decreto Legislativo n. 23 del 14 marzo 2011, (Disposizioni in materia di federalismo Fiscale Municipale) non risulta la firma del Ministro/Presidente della Regione Siciliana né pare abbia anche solo partecipato ad alcun Consiglio dei Ministri.

La Corte Costituzionale, con una sentenza n. 64 del 7 marzo 2012, in riferimento al ricorso presentato dalla Regione Siciliana, che inspiegabilmente impugnava solo alcuni articoli e non l’intero decreto che istituisce l’IMU, confermando l’illegittimità della riscossione, afferma, però, che “Il decreto si applica nei confronti delle regioni a statuto speciale solo nel rispetto dei rispettivi Statuti. Ne consegue l’inapplicabilità alla Regione ricorrente dei censurati commi dell’articolo 2, in quanto non rispettosi dello Statuto d’autonomia”, prendendo come riferimento il decreto legislativo sul federalismo fiscale – legge di delegazione 5 maggio 2009, n. 42 – che ne definisce anche i limiti di applicazione, ma che, a mio modesto parere, risulterebbe a sua volta illegittimo in Sicilia.

Il Governo disinteressandosi della legge e delle sentenze della Consulta impone ai siciliani questo ulteriore fardello e i Comuni, da parte loro, complici per ignoranza o per necessità di rimpinguare le proprie casse con parte dell’introito dell’IMU hanno girato il coltello nella piaga applicando l’aliquota massima consentita, ad esempio Agrigento e Messina, oppure facendo qualche riduzione sulla prima casa per poi compensare con un aumento dell’aliquota sulla seconda come avvenuto nel resto dei capoluoghi siciliani.

 Marcello Russo

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