Spazio Libero

Imperativo: svegliare la Sicilia che vive nel sonno

Foto www.palermotoday.it

Questa è la storia di 3 persone, o per meglio dire di 3 profeti, e di una terra bellissima chiamata ‘Casa’, o come la chiamano altri, ‘Sicilia’.

Uno era un imprenditore appassionato di calcio, un altro uno sceicco, ed il terzo un comico, “nuotatore” abile al punto di attraversare l’impervio Stretto che ci separa dal continente.

A loro modo i tre cercano di conquistare questa terra, e a loro modo ci sono riusciti, o quantomeno ci stanno provanando:

  • Il primo, dopo aver acquistato la squadra di calcio della città più grande, riuscì a portarla al successo, al punto di ricevere in dono l’autorizzazione per costruire un mega centro commerciale, luogo di culto dei tanti bisognosi di shopping, e chissà, se il Dio “pallone” lo permetterà, riceverà in dono la licenza per costruire la nuova “parrocchia” dove disputare le partite, e dove i tanti “fedeli” abbonati andranno tutte le domeniche.
  • Il secondo, uno sceicco filantropo proveniente da un paese lontano, dove ancora si praticano le discriminazioni e si calpestano i diritti (per non offendere gli antenati che credevano molto nella sottomissione del prossimo) arrivò nella splendida Conca d’Oro, e con il suo prezioso carico di soldi benedetti dal Dio petrolio, cercò un professore, colui che come narrano le storie portò la “primavera” in una città dove tutto l’anno è estate, per permettere la costruzione di una moschea, visto che tale città non è propensa ad ospitare un mix di culture che da millenni convivono e si susseguono.
  • Infine ecco il terzo, personaggio forse buffo, forse arrogante, ma di una cosa certo: la folla che lo seguiva. Dei tre lui era il più pericoloso, non tanto per il suo coraggio nell’attaccare tutti, non tanto per i suoi continui “amen” (o forse erano “vaffa”) con cui iniziava e conludeva un discorso, quanto al fatto che credendosi importante al punto di imitare un tale Gesù, addirittura provando anche a camminare sulle acque del freddo stretto, pronunciava sempre la parola Cambiamento. Peccato che il cambiamento inteso da lui ed i suoi seguaci riguardi il cambio di volti da eleggere nel famoso “castello normanno”, cosa nobile dal punto di vista democratico, ma inutile a lungo termine. Perché inutile ? Per 2 motivi: inanzittutto perché, come dimostra la storia, quel famoso palazzo normanno si impossessa dei suoi “commensali”, anche dei più preparati e dei più nobili di animo, perché come dice qualcuno: “Come si mangia lì, da nessuna parte”, Ma sopratutto perché il cambiamento non lo si fa cambiando soltanto le persone che governano, che come direbbe mio nonno, sono tutti uguali, il cambiamento è un processo molto più complesso, lo si inizia a scuola con una cosa chiamata ‘Cultura’, e lo si continua nella vita con una cosa chiamata ‘Cittadinanza’.

Ecco, fin quando non capiremo che la penna e il quaderno sono importanti quanto la tessera elettorale, potranno venire tanti “profeti”, ma la nostra terra difficilmente cambierà.

Siamo un popolo che, come descriveva il “gattopardo”, vuole vivere nel sonno, ma a questo punto forse occorre svegliarsi una buona volta, perché se è vero che l’orgoglio ci contraddistingue, forse è arrivata l’ora di rialzarci da soli senza il sostegno di comici imprenditori, sceicchi e professori!

Angelo Sirchia

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