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Ilva nella bufera tra proteste, chiusura e maltempo

Ilva (foto internet)

L’Ilva di Taranto è sempre stata una grande risorsa per l’Italia, un’industria che probabilmente avrebbe potuto risanare la crisi economica se quest’estate non si fosse disposto il sequestro dello stabilimento siderurgico. Si è dato avvio a una vera e propria inchiesta che ha dimostrato che per anni l’Ilva ha lavorato ignorando  le immissioni inquinanti e le malattie che stavano causando.

Lo stabilimento in questi mesi ha vissuto momenti davvero difficili e a pagare il prezzo sono stati i lavoratori. Giorno dopo giorno le notizie si sono susseguite, proteste, scioperi, appelli, indagini, intercettazioni per arrivare ieri a otto arresti tra cui dirigenti e politici, sequestri della merce, guai giudiziari per il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, e il governatore della Puglia, Vendola.

Ieri i responsabili dell’azienda, dopo il polverone alzatosi, hanno deciso di chiudere la maggior parte della fabbrica, lasciando a casa da un giorno all’altro circa 5mila dipendenti. Sono rimasti a lavorare in pochi, lo staff e i dipendenti delle officine. Ovviamente la reazione degli operai non si è fatta attendere e ci sono stati scioperi e occupazione anche nelle altre sedi dell’Ilva, come ad esempio quella di Genova. Gli operai di Taranto sono stati lasciati a casa con l’ordinanza di effettuare le ferie, in quanto l’azienda ha fatto sapere di non essere in grado di fornire ammortizzatori sociali o altre misure di sostegno.

Il ministro Clini ha commentato l’accaduto dichiarando che è stato da irresponsabili chiudere lo stabilimento e ha aggiunto: “Lasciare senza reddito 20mila famiglie vuol dire assumersi responsabilità sul piano sociale che non sono stimabili. Qualche spiritoso dice che faccio il ministro dell’industria, ma noi abbiamo una visione integrata dei problemi”. “E’ veramente sorprendente – ha dichiarato – che non si considerino gli effetti economici dell’eventuale chiusura non solo in termini di costi, ma in termini di depauperamento dell’industria nazionale”.

Per tutta risposta quest’oggi sono entrati nell’Ilva di Taranto i dipendenti degli impianti dell’area a caldo, dal 26 luglio scorso sotto sequestro, mentre i dipendenti dell’area a freddo sono a casa. Sembra che la situazione si sia calmata, in giornata non ci sono stati presidi.

Quella dell’Ilva non è più solo una crisi pugliese o industriale, ma una vera e propria emergenza nazionale. Il premier Mario Monti in un colloquio al Quirinale ha spiegato a Giorgio Napolitano la situazione e ha preparato un decreto da presentare giovedì a parti sociali e istituzioni locali, prima dell’esame venerdì in Camera dei ministri. Nel frattempo i sindacati preparano una protesta a Roma e si attende un decreto legge che sancisca la continuità produttiva dell’Ilva Taranto.

Oggi anche il maltempo ci ha messo lo zampino e una tromba d’aria si è abbattuta sull’industria e nella zona portuale provocando alcuni feriti. Il sindaco di Taranto in queste ore ha dichiarato: “Il 118 ha riferito di tre vittime, ma al momento non abbiamo nessuna certezza”, l’unica notizia sicura sembra essere quella di un lavoratore disperso.

                                                                                                                                                                                                                                Valentina Molinero

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