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Ilva: la Procura si oppone al dissequestro dei beni

Ilva, foto internet

Prima di Natale i problemi per l’Ilva di Taranto sembravano definitivamente terminati, la legge “Salva-Ilva” sembrava aver riportato un po’ di tranquillità e soprattutto una ripresa dei lavori. La strada non era stata facile, sebbene la legge prevedesse la possibilità per l’acciaieria di continuare l’attività e mettere in commercio i prodotti finiti, i magistrati si erano appellati alla legittimità costituzionale del provvedimento.

A fine anno il ministro dell’ambiente Corrado Clini aveva dichiarato: «Con questo provvedimento viene chiarito che la crescita del nostro Paese e la competitività delle imprese sono trainate dalla riqualificazione ambientale. In sostanza c’è un principio fondamentale, un valore generale strategico per lo sviluppo sostenibile dell’Italia».

Ovviamente le atmosfere si erano calmate notevolmente e quando, a meno di 24 ore dalla pubblicazione della legge 231, gli avvocati della fabbrica del Gruppo Riva avevano depositato nella cancelleria della procura una paginetta a firma del presidente Bruno Ferrante con la quale avevano chiesto che venisse “data immediata esecuzione” al contenuto della legge “anche disponendo la rimozione dei sigilli dei beni” bloccati dalla Guardia di finanza il 26 novembre scorso, operai e vertici pensavano davvero che tutti i problemi fossero risolti. Ieri invece la procura di Taranto ha dato parere negativo alla richiesta e ha rimesso la decisione al giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco.

Il sequestro dei beni provoca naturalmente alla società notevoli problemi, in particolare ai dipendenti, per questo motivo questa mattina si è tenuta un’urgente riunione delle segreterie sindacali di Fiom, Fim e Uilm con i vertici dell’industria per valutare le conseguenze dei provvedimenti di sequestro dei prodotti semilavorati e finiti ammontanti a circa 1 milione e 700mila tonnellate, per un valore stimato in 1 miliardo di euro.

In fabbrica l’idea di arrivare al 12 di gennaio, data fatidica dei pagamenti, con le buste paga sotto ghiaccio ha ovviamente scatenato gli operai, anche perché solo la scorsa settimana l’azienda aveva rassicurato i sindacati sul regolare saldo delle retribuzioni di dicembre, dopo il ritardo sulle tredicesime, pagate il 24 di dicembre invece del 20. “Se lo stipendio diventa a rischio” ha dichiarato il segretario provinciale della Fim Mimmo Panarelli “ i lavoratori non li teniamo più. Hanno tutti bollette e mutui da onorare. Mi auguro che l’azienda nonostante le comprensibili difficoltà tenga fede all’impegno di pagare i salari”.

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